cuneo

Il 4 luglio 1939, con la guerra alle porte, a Cuneo apre il cantiere di costruzione del nuovo Liceo

26 dicembre 2024

Cuneo

Il Duce pone la prima pietra Nel 1937, mentre Vittorio Emanuele III era Imperatore d’Etiopia, l’ingegnere capo di Cuneo, Cesare Vinaj, preparava un progetto per il terreno di proprietà del Comune fra corso Vittorio, via Quintino Sella e via Monte Zovetto: edificio nuovo di zecca che prevedeva, al piano terra: palestra, biblioteca, sala professori e d’aspetto; nell’ammezzato: due alloggi per bidelli, magazzini per materiale didattico, raccolte e preparazioni varie di mineralogia e zoologia; un primo piano destinato al Ginnasio (nove aule più locali per presidenza e segreteria, archivio e sala professori)e il secondo al Liceo (3 aule). Aule alte 4,5 m., larghe sui 7 e lunghe 7-8 metri: molto spaziose, pensate per 35 alunni. Nel 1937 la popolazione scolastica cuneese era di circa 300 alunni fra ginnasio e liceo: bastava. Era prevista luce naturale e aerazione, con una certa larghezza nei materiali di esecuzione e finitura (marmo, larice americano, riscaldamento centrale, un ampio ingresso). Lo stile era quello dell’epoca ma sicuramente l’ingegner Vinay non si risparmiò. Ma doveva passare al vaglio di un’infinità di enti e il 30 dicembre del 1937 il Ministero dei Lavori Pubblici scriveva che il progetto doveva essere “radicalmente riveduto” e lo approvava a condizione che si portassero tutte le aule nelle maniche laterali e si lasciassero in corso Vittorio Emanuele presidenza e aule professori al primo piano, e laboratori al secondo. Perché? Nessuno può dirlo. Forse a Roma volevano marcare il loro passaggio. Si abolissero anche le scale che portavano agli alloggi dei bidelli e si progettasse un ingresso su tre “fornici”, prevedendo al piano terra un congruo numero di docce. Certo Vinay accusò il colpo. Il suo capolavoro doveva essere variato sostanzialmente. Sappiamo da lui stesso cosa successe perché sei mesi dopo, il 16 luglio del 1938, accusato dal Podestà di muoversi lentamente, scrisse un’accorata difesa: dopo lunghi e laboriosi calcoli (80 pagine di protocollo) aveva realizzato che l’adozione delle modifiche strutturali richieste non era conveniente né in ordine tecnico né economico. Era tentato di ripresentare il progetto con poche varianti ma c’era il rischio che venisse di nuovo bocciato.  Prendeva quindi la decisione di recarsi a Roma per conferire con l’ingegnere responsabile della sua bocciatura, il 25 aprile del 1938. Ce lo immaginiamo partire sul treno notturno da Torino carico di rotoli e disegni, con l’impermeabile buono. Al suo ritorno decise di evitare discussioni e di darla vinta al Ministero. Passarono altri 75 giorni durante i quali riempì altre 26 pagine di nuovi studi e calcoli, 12 tavole con nuovi disegni (bellissimi, ci sono in archivio), stima lavori e 6 capitolati, “il tutto in quadruplice copia, sbrigando contemporaneamente altri lavori, sormontando difficoltà e circostanze varie e imprevedibili tra le quali non è certo secondaria l’impossibilità del sottoscritto di disporre a piacimento della propria vista, a causa di una profonda stanchezza visiva e disturbi conseguenti al periodo di intenso lavoro diurno e notturno. Tale impossibilità, che avrebbe richiesto un periodo di riposo fu invece curata, certo non razionalmente ed efficacemente, con nuovo lavoro.” Non voleva certo sentirsi dire che era stato lento. Entro il 20 del mese avrebbe comunque finito tutto. Esagerava l’ingegnere Vinay? Chiaramente lo storico non lo sa, ma così, a istinto, gli crediamo. Lui su quei fogli ci perdeva la vista e quelli a Roma glieli volevano cambiare solo per puntiglio. E non era ancora finita, perché il tempo passava e già il 16 novembre 1938 si dovevano rivedere le somme stanziate, dai due milioni e mezzo a tre e mezzo, per aumento dei costi dei materiali e quindi il Genio Civile e il Comune chiedevano di sostituire marmi e materiali pregiati con altri artificiali e comuni, come piastrelle di cemento a due e più colori per le aule; per le capriate, invece di larice d’America, larice del Tirolo (autarchico); per i serramenti “castagno locale” e, per le bussole, invece di legno di mogano, legno di noce. Si tagliavano anche le poltroncine viennesi dall’Aula Magna, pur di scendere a 3. 219 597 lire. Di nuovo Vinay si indignava: dopo tanto patire, fare gli avari per 300 mila lire di differenza? Il 13 marzo 1939 sosteneva che le modifiche “tolgono all’aspetto sia interno che esterno del fabbricato quel decoro necessario in un edificio destinato agli studi ed indispensabile data la località e la grandiosità che deve assumere un fabbricato a portici”. Ovviamente cederà anche questa volta e il Podestà (è cambiato, si chiama Michele Olivero) il 16 marzo 1939 (la guerra si avvicina ma nessuno sembra rendersene conto) delibera di richiedere una regolare gara per l’appalto dei lavori murari. Non meno di dieci ditte dovevano prenderne parte e in busta chiusa (che rimane chiusa tutt’ora a dimostrare la correttezza dei nostri avi) le proposte di ribasso del Comune. L’annuncio venne pubblicato sui giornali nazionali e sulla Gazzetta Ufficiale. Troviamo fra le carte solo 5 offerte di ditte e quindi il 6 aprile l’asta non si fece. Il prezzo era troppo basso per quella costruzione? Si ripetè l'8 maggio 1939 e questa volta l’invito fu mandato ad almeno dieci ditte conosciute, non solo di Cuneo ma anche di altre città, ma la maggior parte di esse oppose un cortese diniego. Si andò allora verso un affidamento diretto a un’impresa locale e il 26 giugno 1939 il geometra Girardi Francesco, titolare della Società Industrie Edili Anonima, con sede a Cuneo, firmò il contratto, accettando un ribasso di 0,1 %. Finalmente si partiva. Due mesi prima dell’inizio della Seconda Guerra mondiale. Molte cose furono subito difficili: nella nostra provincia di frontiera venivano ordinati in tutta fretta lavori militari, con richieste di materiale e aumento dei prezzi.  Requisizioni di mezzi, quadrupedi, carburanti, tariffe ferroviarie, speciali provvigioni agli operai: già il 3 giugno del 1939 si chiedevano con urgenza, per il cemento armato, 100 tonnellate di “ferro omogeneo od acciaioso in tondini”. I lavori, iniziati il 4 luglio 1939 vennero sospesi in dicembre per gelo e ripresi il 12  marzo 1940. Ma nel frattempo le organizzazioni sindacali avevano già avuto un aumento del 10 % e il costo dei materiali saliva. Quindi la società costruttrice richiese una maggiorazione del 30 % su materiali e mano d’opera, e del 18% sui capitolati. Vinay tornò in pista: era troppo, esageravano e, dopo tabelle e tabelle, si decise per una media ponderata del 28 % in totale e chiudiamola lì. Insomma, già il 23 agosto 1940 il costo era salito a 3 milioni e 800 mila lire, invece degli iniziali 2.500.000. Pur senza le poltroncine viennesi. L’edificio doveva essere ultimato entro due anni. Si pose la pietra col nome “Duce”, che il 20 maggio venne a Cuneo e guardando verso la Francia fece capire che volevamo passare a una fiera riconquista di Nizza. Sappiamo come andò a finire. L’Italia stava per entrare in guerra ma, miracolosamente, il Liceo si fece lo stesso. Il Duce a Cuneo   (I disegni del Liceo sono proprietà dell’Archivio storico del comune di Cuneo)
Cuneo Fascista Liceo Classico e Scientifico "Pellico-Peano" Cesare Vinaj