editoriale

I demoni da scacciare sono quelli della divisione tra gli uomini

15 dicembre 2024

Cuneo

Gesù con i discepoli (foto Pixabay) (foto Pixabay) Mi raccontava un’insegnante di italiano di una scuola superiore che nella discussione sull’accoglienza di migranti un buon numero di studenti aveva rimarcato il fatto di sentirsi italiani e cristiani e che questo non doveva essere perso: il cristianesimo usato come grimaldello contro gli altri. Con un’intuizione notevole (e magari un po’ fortunata) quell’insegnante aveva chiesto agli studenti in questione di recitare il Padre Nostro… forse per far notare ciò che dicono quelle parole, ma fu aiutata dal fatto che gli studenti non erano stati in grado di ricordarlo. “Vi dite cristiani, e non sapete neppure la preghiera di Gesù?”. In realtà, però,stabilire chi sia cristiano è impresa sempre un po’ difficile. Che cosa fa di noi dei cristiani? Ammesso che questa appartenenza possa essere utilizzata come strumento di identità, come vogliono fare anche alcune forze politiche, in che cosa potremmo riconoscere la caratteristica del cristiano? Esiste in realtà nel Nuovo Testamento un passo che afferma proprio esplicitamente che «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli», e il “questo” di riconoscimento è «se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). C’è però un altro Vangelo che arriva a conclusioni forse simili o addirittura più ampie attraverso un percorso più lungo. In Mc 3,14-15 si dice che Gesù «ne fece dodici». Dodici come le tribù, cioè come i patriarchi del Primo Testamento, alle spalle delle tribù. Ossia, coerentemente con l’immagine del Primo Testamento, pensando a tutto un popolo di uomini e donne (quando si parlava di “Beniamino” si intendevano tutti i membri della tribù, di qualunque sesso o età). Insomma, i dodici apostoli sembrerebbero immagine dei cristiani tutti. E infatti Marco spiega perché li ha “fatti”: «perché stessero con lui», che sembra semplicemente il cuore della vita cristiana di tutti, «e anche per inviarli» a fare due cose: «ad annunciare», che non sembra nulla di particolarmente difficile (non si dice che si debba riuscire, avere successo, ma solo predicare) «e ad avere il potere di scacciare i demoni», il che, invece, ci sembra metterci immediatamente nel campo dell’impossibile. Ma è davvero così? Torniamo un poco indietro nel Vangelo. Finora che cosa ha fatto Gesù? Dapprima, mentre insegnava, ha scacciato un demonio da un posseduto (1,21-27), e lo stupore che suscita lo capiamo. Ma noi non siamo in grado di fare qualcosa del genere! Che cosa significava avere un demonio ed esserne liberato? Gli “indemoniati” noi oggi li chiameremmo “pazzi scatenati”, e continuano a farci paura al punto che li escludiamo dalla nostra frequentazione. La conseguenza della guarigione di un indemoniato è che, come dice altrove Marco, si comporta da uomo, «seduto, vestito e sano di mente» (Mc 5,15). Ricomincia a comportarsi da essere umano e a stare con gli esseri umani. Subito dopo, nel Vangelo di Marco, Gesù guarisce la suocera di Pietro (1,30-31), che incomincia a servirli. Ossia, riprende quel ruolo sociale che era l’unico concessole nella sua società. La suocera di Pietro, guarita, ricomincia ad essere una persona che può entrare in relazione con gli altri là dove la sua società glielo permette, ossia in casa propria accogliendo ospiti. Poi incontra un lebbroso, che veniva escluso dalla comunione degli umani da una legge religiosa (1,40-45). Quando poi gli portano un paralitico scoperchiando il tetto e calandolo davanti a lui in una casa (2,4), Gesù dapprima non lo guarisce. Perché? Con tutta la fatica che hanno fatto! Verrebbe da dire che in quel caso la sua malattia non lo escludeva dalla comunione con gli altri, tanto è vero che quattro amici si spaccano la schiena e inventano una soluzione originale per garantirgli l’incontro con Gesù. Parrebbe insomma che Gesù intervenga a sanare quelle malattie che impediscono agli esseri umani di entrare in relazione con altri esseri umani. Verrebbe da dire che i demoni da scacciare siano proprio quelli della divisione tra gli uomini. E su questi, dice la chiamata dei dodici, i cristiani hanno il potere di intervenire. Anzi, probabilmente dovrebbe proprio essere questa cura per la crescita delle relazioni umane a distinguere i cristiani, i discepoli del Gesù che scacciava i demoni. 
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