Mezzo pieno. Il bicchiere. A ringraziare di vederlo così è stato Mario Calabresi, sabato 7 dicembre a Cuneo, al teatro Monviso, in occasione della presentazione del suo libro “Il tempo del bosco”. Il bicchiere mezzo vuoto è il passato: quello che è già stato bevuto, quello che non ci hanno versato; sa di mancanza e di rimpianto. Il mezzo pieno è quello che c’è ora, tutto da apprezzare, in gratitudine e pienezza.
Ma cosa significa accorgersi del bicchiere mezzo pieno?
Vuol dire saper orientare la nostra attenzione, evitando che l’attenzione stessa si rompa: per esempio quando teniamo il telefono sul tavolo, il telefono si frega la nostra attenzione. Vuol dire saper scegliere, rinunciando all’abbuffata, all’accumulo, al “no limits”, in nome di quello che riconosciamo “di qualità”; non il ristorante con decine di portate, ma la trattoria con quattro specialità fatte bene, non l’offerta senza fine degli ipermercati o delle piattaforme come Netflix, non lo stordimento da sovrabbondanza, ma la ricerca di informazioni utili a fare una scelta su misura per noi: il tipo di film che ci piace, selezionato grazie al rapporto di fiducia con un amico, l’acquisto di quello che mi serve veramente, senza il canto delle sirene delle offerte irresistibili.
Vuol dire apprezzare il vuoto: il bicchiere è mezzo pieno perché l’altra metà è mezza vuota e questo ci ricorda quanto le pause servano. Eliminare ogni tempo vuoto, ogni attesa, ogni respiro non è la nostra partita, ma quella delle macchine che non dormono mai. Il nostro cervello invece ha bisogno di tempo lento, come quello del sonno, in cui da un lato il cervello si alleggerisce, dall’altro impara meglio quello che è rilevante e corregge gli errori. Il nostro benessere ha bisogno di essere quotidianamente sollevato dalla sovrastimolazione cui siamo esposti.
Il bicchiere mezzo pieno è saper vedere che per una cosa che manca, altre sono lì pronte a sorprenderci, accoglierci, nutrirci, benedirci, se solo ci permettiamo, di tanto in tanto, di rallentare per fluire col tempo lento degli alberi centenari, col ritmo del bosco.
editoriale
Mezzo pieno. Il bicchiere. A ringraziare di vederlo così è stato Mario Calabresi, sabato 7 dicembre a Cuneo, al teatro Monviso, in occasione della presentazione del suo libro “Il tempo del bosco”. Il bicchiere mezzo vuoto è il passato: quello che è già stato bevuto, quello che non ci hanno versato; sa di mancanza e di rimpianto. Il mezzo pieno è quello che c’è ora, tutto da apprezzare, in gratitudine e pienezza.
Ma cosa significa accorgersi del bicchiere mezzo pieno?
Vuol dire saper orientare la nostra attenzione, evitando che l’attenzione stessa si rompa: per esempio quando teniamo il telefono sul tavolo, il telefono si frega la nostra attenzione. Vuol dire saper scegliere, rinunciando all’abbuffata, all’accumulo, al “no limits”, in nome di quello che riconosciamo “di qualità”; non il ristorante con decine di portate, ma la trattoria con quattro specialità fatte bene, non l’offerta senza fine degli ipermercati o delle piattaforme come Netflix, non lo stordimento da sovrabbondanza, ma la ricerca di informazioni utili a fare una scelta su misura per noi: il tipo di film che ci piace, selezionato grazie al rapporto di fiducia con un amico, l’acquisto di quello che mi serve veramente, senza il canto delle sirene delle offerte irresistibili.
Vuol dire apprezzare il vuoto: il bicchiere è mezzo pieno perché l’altra metà è mezza vuota e questo ci ricorda quanto le pause servano. Eliminare ogni tempo vuoto, ogni attesa, ogni respiro non è la nostra partita, ma quella delle macchine che non dormono mai. Il nostro cervello invece ha bisogno di tempo lento, come quello del sonno, in cui da un lato il cervello si alleggerisce, dall’altro impara meglio quello che è rilevante e corregge gli errori. Il nostro benessere ha bisogno di essere quotidianamente sollevato dalla sovrastimolazione cui siamo esposti.
Il bicchiere mezzo pieno è saper vedere che per una cosa che manca, altre sono lì pronte a sorprenderci, accoglierci, nutrirci, benedirci, se solo ci permettiamo, di tanto in tanto, di rallentare per fluire col tempo lento degli alberi centenari, col ritmo del bosco.
Mezzo pieno
14 dicembre 2024
Cuneo
Mezzo pieno. Il bicchiere. A ringraziare di vederlo così è stato Mario Calabresi, sabato 7 dicembre a Cuneo, al teatro Monviso, in occasione della presentazione del suo libro “Il tempo del bosco”. Il bicchiere mezzo vuoto è il passato: quello che è già stato bevuto, quello che non ci hanno versato; sa di mancanza e di rimpianto. Il mezzo pieno è quello che c’è ora, tutto da apprezzare, in gratitudine e pienezza.
Ma cosa significa accorgersi del bicchiere mezzo pieno?
Vuol dire saper orientare la nostra attenzione, evitando che l’attenzione stessa si rompa: per esempio quando teniamo il telefono sul tavolo, il telefono si frega la nostra attenzione. Vuol dire saper scegliere, rinunciando all’abbuffata, all’accumulo, al “no limits”, in nome di quello che riconosciamo “di qualità”; non il ristorante con decine di portate, ma la trattoria con quattro specialità fatte bene, non l’offerta senza fine degli ipermercati o delle piattaforme come Netflix, non lo stordimento da sovrabbondanza, ma la ricerca di informazioni utili a fare una scelta su misura per noi: il tipo di film che ci piace, selezionato grazie al rapporto di fiducia con un amico, l’acquisto di quello che mi serve veramente, senza il canto delle sirene delle offerte irresistibili.
Vuol dire apprezzare il vuoto: il bicchiere è mezzo pieno perché l’altra metà è mezza vuota e questo ci ricorda quanto le pause servano. Eliminare ogni tempo vuoto, ogni attesa, ogni respiro non è la nostra partita, ma quella delle macchine che non dormono mai. Il nostro cervello invece ha bisogno di tempo lento, come quello del sonno, in cui da un lato il cervello si alleggerisce, dall’altro impara meglio quello che è rilevante e corregge gli errori. Il nostro benessere ha bisogno di essere quotidianamente sollevato dalla sovrastimolazione cui siamo esposti.
Il bicchiere mezzo pieno è saper vedere che per una cosa che manca, altre sono lì pronte a sorprenderci, accoglierci, nutrirci, benedirci, se solo ci permettiamo, di tanto in tanto, di rallentare per fluire col tempo lento degli alberi centenari, col ritmo del bosco.