“Un suolo sano costituisce la base essenziale dell’economia, della società e dell’ambiente, in quanto produce alimenti, accresce la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favorisce il nostro benessere. Riesce inoltre a immagazzinare carbonio, ha una maggiore capacità di assorbire, conservare e filtrare l’acqua e fornisce servizi vitali come alimenti sicuri e nutrienti e biomassa per i settori non alimentari della bioeconomia”: queste parole della Commissione Europea descrivono bene l’importanza del suolo, risorsa non rinnovabile la cui mancata protezione, secondo una ricerca del Parlamento europeo, genera costi che superano i 50 miliardi di euro all’anno nell’Unione Europea. Le funzioni ecologiche che un suolo adeguatamente protetto e valorizzato è in grado di assicurare rappresentano, dunque, anche un valore economico e sociale attraverso la fornitura di servizi che vengono definiti “ecosistemici” e che possono essere: di approvvigionamento (come prodotti alimentari e materie prime); di regolazione e mantenimento (regolazione del clima, conservazione e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi) e culturali e ricreativi.
In Italia, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) è operativo dal 2017 e ogni anno pubblica un rapporto intitolato “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Lo studio analizza l’evoluzione del territorio e del consumo di suolo nelle aree urbane, agricole e naturali, offrendo importanti analisi sull’impatto della crescita della copertura artificiale del suolo, con particolare attenzione alle funzioni naturali perdute o minacciate.
L’edizione 2024 conferma che, purtroppo, il consumo di suolo ha continuato a crescere in modo significativo nel 2023. La trasformazione del territorio agricolo e naturale in aree artificiali rimane superiore ai due metri quadrati al secondo e ha coinvolto oltre 72 chilometri quadrati in un solo anno. Nel 2023, le nuove coperture artificiali hanno riguardato, infatti, in media, circa 20 ettari al giorno, pari a una perdita di suolo al ritmo di 2,3 metri quadrati ogni secondo, solo in piccola parte compensata dal ripristino, nel 2023, di aree naturali pari a poco più di 8 chilometri quadrati. L’impatto economico del consumo di suolo in Italia produce perdite annuali estremamente significative. La stima dei costi totali della perdita di servizi ecosistemici varia da un minimo di 8,22 a un massimo di 10,06 miliardi di euro, persi causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2023. Il valore più alto di perdita è associato al servizio di regolazione del regime idrologico. Per ciò che riguarda il solo 2023, complessivamente, si stima una perdita del flusso di servizi ecosistemici che varia da un minimo di 410 a un massimo di 501 milioni di euro l’anno.
In questo quadro la Provincia di Cuneo è stata quella che, in Piemonte, ha fatto registrare, nel 2023, il maggior consumo di suolo per abitante (633 metri quadrati), seguita da Vercelli (627) e Alessandria (625). L’unica altra provincia piemontese che supera i 500 metri quadrati consumati per abitante è Asti (529) mentre le altre sono distanti, con Torino (266 metri quadrati consumati per abitante) a chiudere la classifica e una media regionale di 402 metri quadrati per abitante. Per quanto il dato del consumo pro capite non sia necessariamente indicativo, perché deve essere letto anche alla luce della densità della popolazione e dell’estensione del territorio provinciale, si deve constatare che i 633 metri quadrati per abitante collocano la Provincia di Cuneo al nono posto in Italia, superata solamente da Oristano (713) Piacenza (700) Rovigo (673), Nuoro (665), Grosseto (663), Udine (655), Potenza (653) Isernia (646). Va precisato che il territorio del Comune di Cuneo non ha inciso in modo significativo sul dato, come, invece, è avvenuto per altre zone.
Tra le molte considerazioni che si possono fare, quella più banale sembra essere che, quando si parla di risorse naturali non riproducibili e così preziose, l’investimento più proficuo è quello del rispetto e della conservazione. Per ragioni non sempre comprensibili, l’idea di sviluppo è spesso associata al costruire qualcosa di nuovo, dimenticando, così, la valorizzazione dell’esistente.
editoriale
“Un suolo sano costituisce la base essenziale dell’economia, della società e dell’ambiente, in quanto produce alimenti, accresce la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favorisce il nostro benessere. Riesce inoltre a immagazzinare carbonio, ha una maggiore capacità di assorbire, conservare e filtrare l’acqua e fornisce servizi vitali come alimenti sicuri e nutrienti e biomassa per i settori non alimentari della bioeconomia”: queste parole della Commissione Europea descrivono bene l’importanza del suolo, risorsa non rinnovabile la cui mancata protezione, secondo una ricerca del Parlamento europeo, genera costi che superano i 50 miliardi di euro all’anno nell’Unione Europea. Le funzioni ecologiche che un suolo adeguatamente protetto e valorizzato è in grado di assicurare rappresentano, dunque, anche un valore economico e sociale attraverso la fornitura di servizi che vengono definiti “ecosistemici” e che possono essere: di approvvigionamento (come prodotti alimentari e materie prime); di regolazione e mantenimento (regolazione del clima, conservazione e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi) e culturali e ricreativi.
In Italia, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) è operativo dal 2017 e ogni anno pubblica un rapporto intitolato “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Lo studio analizza l’evoluzione del territorio e del consumo di suolo nelle aree urbane, agricole e naturali, offrendo importanti analisi sull’impatto della crescita della copertura artificiale del suolo, con particolare attenzione alle funzioni naturali perdute o minacciate.
L’edizione 2024 conferma che, purtroppo, il consumo di suolo ha continuato a crescere in modo significativo nel 2023. La trasformazione del territorio agricolo e naturale in aree artificiali rimane superiore ai due metri quadrati al secondo e ha coinvolto oltre 72 chilometri quadrati in un solo anno. Nel 2023, le nuove coperture artificiali hanno riguardato, infatti, in media, circa 20 ettari al giorno, pari a una perdita di suolo al ritmo di 2,3 metri quadrati ogni secondo, solo in piccola parte compensata dal ripristino, nel 2023, di aree naturali pari a poco più di 8 chilometri quadrati. L’impatto economico del consumo di suolo in Italia produce perdite annuali estremamente significative. La stima dei costi totali della perdita di servizi ecosistemici varia da un minimo di 8,22 a un massimo di 10,06 miliardi di euro, persi causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2023. Il valore più alto di perdita è associato al servizio di regolazione del regime idrologico. Per ciò che riguarda il solo 2023, complessivamente, si stima una perdita del flusso di servizi ecosistemici che varia da un minimo di 410 a un massimo di 501 milioni di euro l’anno.
In questo quadro la Provincia di Cuneo è stata quella che, in Piemonte, ha fatto registrare, nel 2023, il maggior consumo di suolo per abitante (633 metri quadrati), seguita da Vercelli (627) e Alessandria (625). L’unica altra provincia piemontese che supera i 500 metri quadrati consumati per abitante è Asti (529) mentre le altre sono distanti, con Torino (266 metri quadrati consumati per abitante) a chiudere la classifica e una media regionale di 402 metri quadrati per abitante. Per quanto il dato del consumo pro capite non sia necessariamente indicativo, perché deve essere letto anche alla luce della densità della popolazione e dell’estensione del territorio provinciale, si deve constatare che i 633 metri quadrati per abitante collocano la Provincia di Cuneo al nono posto in Italia, superata solamente da Oristano (713) Piacenza (700) Rovigo (673), Nuoro (665), Grosseto (663), Udine (655), Potenza (653) Isernia (646). Va precisato che il territorio del Comune di Cuneo non ha inciso in modo significativo sul dato, come, invece, è avvenuto per altre zone.
Tra le molte considerazioni che si possono fare, quella più banale sembra essere che, quando si parla di risorse naturali non riproducibili e così preziose, l’investimento più proficuo è quello del rispetto e della conservazione. Per ragioni non sempre comprensibili, l’idea di sviluppo è spesso associata al costruire qualcosa di nuovo, dimenticando, così, la valorizzazione dell’esistente.
Continua a crescere il consumo del suolo in Italia: nella Granda nel 2023 consumati 633 mq per abitante
14 dicembre 2024
Cuneo
“Un suolo sano costituisce la base essenziale dell’economia, della società e dell’ambiente, in quanto produce alimenti, accresce la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favorisce il nostro benessere. Riesce inoltre a immagazzinare carbonio, ha una maggiore capacità di assorbire, conservare e filtrare l’acqua e fornisce servizi vitali come alimenti sicuri e nutrienti e biomassa per i settori non alimentari della bioeconomia”: queste parole della Commissione Europea descrivono bene l’importanza del suolo, risorsa non rinnovabile la cui mancata protezione, secondo una ricerca del Parlamento europeo, genera costi che superano i 50 miliardi di euro all’anno nell’Unione Europea. Le funzioni ecologiche che un suolo adeguatamente protetto e valorizzato è in grado di assicurare rappresentano, dunque, anche un valore economico e sociale attraverso la fornitura di servizi che vengono definiti “ecosistemici” e che possono essere: di approvvigionamento (come prodotti alimentari e materie prime); di regolazione e mantenimento (regolazione del clima, conservazione e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi) e culturali e ricreativi.
In Italia, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) è operativo dal 2017 e ogni anno pubblica un rapporto intitolato “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Lo studio analizza l’evoluzione del territorio e del consumo di suolo nelle aree urbane, agricole e naturali, offrendo importanti analisi sull’impatto della crescita della copertura artificiale del suolo, con particolare attenzione alle funzioni naturali perdute o minacciate.
L’edizione 2024 conferma che, purtroppo, il consumo di suolo ha continuato a crescere in modo significativo nel 2023. La trasformazione del territorio agricolo e naturale in aree artificiali rimane superiore ai due metri quadrati al secondo e ha coinvolto oltre 72 chilometri quadrati in un solo anno. Nel 2023, le nuove coperture artificiali hanno riguardato, infatti, in media, circa 20 ettari al giorno, pari a una perdita di suolo al ritmo di 2,3 metri quadrati ogni secondo, solo in piccola parte compensata dal ripristino, nel 2023, di aree naturali pari a poco più di 8 chilometri quadrati. L’impatto economico del consumo di suolo in Italia produce perdite annuali estremamente significative. La stima dei costi totali della perdita di servizi ecosistemici varia da un minimo di 8,22 a un massimo di 10,06 miliardi di euro, persi causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2023. Il valore più alto di perdita è associato al servizio di regolazione del regime idrologico. Per ciò che riguarda il solo 2023, complessivamente, si stima una perdita del flusso di servizi ecosistemici che varia da un minimo di 410 a un massimo di 501 milioni di euro l’anno.
In questo quadro la Provincia di Cuneo è stata quella che, in Piemonte, ha fatto registrare, nel 2023, il maggior consumo di suolo per abitante (633 metri quadrati), seguita da Vercelli (627) e Alessandria (625). L’unica altra provincia piemontese che supera i 500 metri quadrati consumati per abitante è Asti (529) mentre le altre sono distanti, con Torino (266 metri quadrati consumati per abitante) a chiudere la classifica e una media regionale di 402 metri quadrati per abitante. Per quanto il dato del consumo pro capite non sia necessariamente indicativo, perché deve essere letto anche alla luce della densità della popolazione e dell’estensione del territorio provinciale, si deve constatare che i 633 metri quadrati per abitante collocano la Provincia di Cuneo al nono posto in Italia, superata solamente da Oristano (713) Piacenza (700) Rovigo (673), Nuoro (665), Grosseto (663), Udine (655), Potenza (653) Isernia (646). Va precisato che il territorio del Comune di Cuneo non ha inciso in modo significativo sul dato, come, invece, è avvenuto per altre zone.
Tra le molte considerazioni che si possono fare, quella più banale sembra essere che, quando si parla di risorse naturali non riproducibili e così preziose, l’investimento più proficuo è quello del rispetto e della conservazione. Per ragioni non sempre comprensibili, l’idea di sviluppo è spesso associata al costruire qualcosa di nuovo, dimenticando, così, la valorizzazione dell’esistente.