(foto Pixabay)
Il tema di questa settimana può risultare estremamente scivoloso, e potrà essere difficile restare in equilibrio. Chi legge valuterà se alla fine ci saremo riusciti.
Un amico prete mi raccontava di una persona che si è rivolta a lui con un timore spirituale profondo. Di tanto in tanto, infatti, si diletta a “leggere le carte” per amiche, come pretesto per ascoltarle e consolarle, ma recentemente c’è chi le ha detto che questo può legarla al demoniaco, tanto da diventarne schiava. Rimando alla fine la risposta dell’amico prete, prima volgiamo lo sguardo ai testi biblici. I quali, in prima battuta, sembrano molto chiari nel condannare negromanti e indovini, perché chi fa queste cose «è in abominio al Signore», tanto che i re buoni come Giosia li estirparono dal paese, come peraltro aveva fatto anche Saul che poi, pure, li cercherà per consultarli, provocando così l’ira di Dio.
Possiamo però allargare lo sguardo a tanti personaggi e al comportamento di Gesù, non solo sulle forme di divinazione del futuro.
Il vangelo di Matteo, per esempio, quando elenca la genealogia di Gesù inserisce, abbastanza a sorpresa, il nome di quattro donne prima di Maria: Tamar, Raab, Rut e “la moglie di Uria”.
Tamar, per concedere al proprio marito defunto la discendenza prevista da Dio, si finge prostituta e concepisce un figlio con il suocero, comportamento che la legge definiva abominevole e degno di morte. Raab è prostituta di professione e tradisce la propria città di Gerico per passare dalla parte degli Ebrei. Rut è sicuramente una figura che viene presentata in modo molto più positivo, con la sua decisione di seguire, da vedova, la suocera vedova e di vivere con lei e per lei. Quando però ritornano nelle campagne di Giuda e, per fortuna o provvidenza, Rut si trova a spigolare, ossia a raccogliere le spighe cadute ai mietitori, nel campo di un uomo che potrebbe riscattarla, sposarla e dare una discendenza anche al marito morto, il suggerimento della suocera e il comportamento di Rut sono per lo meno discutibili. Decidono infatti di aspettare l’ultimo giorno della mietitura, quando “il cuore dei mietitori si rallegrerà” (ossia, si ubriacheranno fino a non capire chi sono), dopo di che Noemi suggerisce alla nuora di coricarsi vicino a Booz, “dalla parte dei piedi”. A noi questo non dice molto, anzi non ci capiamo niente, finché non scopriamo che per la lingua ebraica era un eufemismo per indicare i genitali. Ossia, il suggerimento è di coricarsi davanti a Booz che, risvegliandosi al mattino e trovandosi una donna davanti, non avrebbe saputo che cosa era successo la sera prima, quando era ubriaco. Insomma, progettano di inguaiare Booz con l’inganno. In quanto alla “moglie di Uria”, è la storia nota di Betsabea e del suo furto da parte di Davide, che manda a morte con frode il marito legittimo, straniero che combatteva per lui.
Insomma, tutte storie a volte dall’intento buono (altre no), ma sempre ai margini o oltre di ciò che stava bene o che era prescritto dalla legge.
D’altronde, nel Primo Testamento ci viene presentato un Dio che continua a minacciare punizioni e abbandoni a un popolo che però non lascia mai: «Ma come potrei abbandonarti, Israele? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Os 11,8): dovrei punirti, ma ti amo troppo!
Anche Gesù accetta commistioni con pubblicani e prostitute, tollera di essere toccato in pubblico da donne, parla con pagane, non respinge chi viene a trovarlo di nascosto di notte, loda chi, pur volendolo mettere in difficoltà, mostra di mettersi sinceramente a discutere con lui. È un Gesù che mostra il volto di un Dio che vuole incontrare l’umanità, la ama, non la respinge anche quando formalmente non è ineccepibile. È il volto dell’amore di un Padre che gradirebbe forse dei figli disciplinati, ma soprattutto li vuole felici e autentici e in relazione d’amore con lui.
Per tornare all’amico prete, ha risposto che se la persona che si è rivolta a lui si dedicava sia pure alla cartomanzia con lo scopo di fare del bene alle sue amiche, per ascoltarle e sostenerle, faceva l’opera di Dio. E che non c’è potere spirituale che possa soggiogarci se non lo vogliamo noi: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rom 8,38-39).
editoriale
(foto Pixabay)
Il tema di questa settimana può risultare estremamente scivoloso, e potrà essere difficile restare in equilibrio. Chi legge valuterà se alla fine ci saremo riusciti.
Un amico prete mi raccontava di una persona che si è rivolta a lui con un timore spirituale profondo. Di tanto in tanto, infatti, si diletta a “leggere le carte” per amiche, come pretesto per ascoltarle e consolarle, ma recentemente c’è chi le ha detto che questo può legarla al demoniaco, tanto da diventarne schiava. Rimando alla fine la risposta dell’amico prete, prima volgiamo lo sguardo ai testi biblici. I quali, in prima battuta, sembrano molto chiari nel condannare negromanti e indovini, perché chi fa queste cose «è in abominio al Signore», tanto che i re buoni come Giosia li estirparono dal paese, come peraltro aveva fatto anche Saul che poi, pure, li cercherà per consultarli, provocando così l’ira di Dio.
Possiamo però allargare lo sguardo a tanti personaggi e al comportamento di Gesù, non solo sulle forme di divinazione del futuro.
Il vangelo di Matteo, per esempio, quando elenca la genealogia di Gesù inserisce, abbastanza a sorpresa, il nome di quattro donne prima di Maria: Tamar, Raab, Rut e “la moglie di Uria”.
Tamar, per concedere al proprio marito defunto la discendenza prevista da Dio, si finge prostituta e concepisce un figlio con il suocero, comportamento che la legge definiva abominevole e degno di morte. Raab è prostituta di professione e tradisce la propria città di Gerico per passare dalla parte degli Ebrei. Rut è sicuramente una figura che viene presentata in modo molto più positivo, con la sua decisione di seguire, da vedova, la suocera vedova e di vivere con lei e per lei. Quando però ritornano nelle campagne di Giuda e, per fortuna o provvidenza, Rut si trova a spigolare, ossia a raccogliere le spighe cadute ai mietitori, nel campo di un uomo che potrebbe riscattarla, sposarla e dare una discendenza anche al marito morto, il suggerimento della suocera e il comportamento di Rut sono per lo meno discutibili. Decidono infatti di aspettare l’ultimo giorno della mietitura, quando “il cuore dei mietitori si rallegrerà” (ossia, si ubriacheranno fino a non capire chi sono), dopo di che Noemi suggerisce alla nuora di coricarsi vicino a Booz, “dalla parte dei piedi”. A noi questo non dice molto, anzi non ci capiamo niente, finché non scopriamo che per la lingua ebraica era un eufemismo per indicare i genitali. Ossia, il suggerimento è di coricarsi davanti a Booz che, risvegliandosi al mattino e trovandosi una donna davanti, non avrebbe saputo che cosa era successo la sera prima, quando era ubriaco. Insomma, progettano di inguaiare Booz con l’inganno. In quanto alla “moglie di Uria”, è la storia nota di Betsabea e del suo furto da parte di Davide, che manda a morte con frode il marito legittimo, straniero che combatteva per lui.
Insomma, tutte storie a volte dall’intento buono (altre no), ma sempre ai margini o oltre di ciò che stava bene o che era prescritto dalla legge.
D’altronde, nel Primo Testamento ci viene presentato un Dio che continua a minacciare punizioni e abbandoni a un popolo che però non lascia mai: «Ma come potrei abbandonarti, Israele? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Os 11,8): dovrei punirti, ma ti amo troppo!
Anche Gesù accetta commistioni con pubblicani e prostitute, tollera di essere toccato in pubblico da donne, parla con pagane, non respinge chi viene a trovarlo di nascosto di notte, loda chi, pur volendolo mettere in difficoltà, mostra di mettersi sinceramente a discutere con lui. È un Gesù che mostra il volto di un Dio che vuole incontrare l’umanità, la ama, non la respinge anche quando formalmente non è ineccepibile. È il volto dell’amore di un Padre che gradirebbe forse dei figli disciplinati, ma soprattutto li vuole felici e autentici e in relazione d’amore con lui.
Per tornare all’amico prete, ha risposto che se la persona che si è rivolta a lui si dedicava sia pure alla cartomanzia con lo scopo di fare del bene alle sue amiche, per ascoltarle e sostenerle, faceva l’opera di Dio. E che non c’è potere spirituale che possa soggiogarci se non lo vogliamo noi: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rom 8,38-39).
“Leggere le carte”, negromanti e fattucchiere: cosa ne dicono la Bibbia e il Vangelo
08 dicembre 2024
Cuneo
(foto Pixabay)
Il tema di questa settimana può risultare estremamente scivoloso, e potrà essere difficile restare in equilibrio. Chi legge valuterà se alla fine ci saremo riusciti.
Un amico prete mi raccontava di una persona che si è rivolta a lui con un timore spirituale profondo. Di tanto in tanto, infatti, si diletta a “leggere le carte” per amiche, come pretesto per ascoltarle e consolarle, ma recentemente c’è chi le ha detto che questo può legarla al demoniaco, tanto da diventarne schiava. Rimando alla fine la risposta dell’amico prete, prima volgiamo lo sguardo ai testi biblici. I quali, in prima battuta, sembrano molto chiari nel condannare negromanti e indovini, perché chi fa queste cose «è in abominio al Signore», tanto che i re buoni come Giosia li estirparono dal paese, come peraltro aveva fatto anche Saul che poi, pure, li cercherà per consultarli, provocando così l’ira di Dio.
Possiamo però allargare lo sguardo a tanti personaggi e al comportamento di Gesù, non solo sulle forme di divinazione del futuro.
Il vangelo di Matteo, per esempio, quando elenca la genealogia di Gesù inserisce, abbastanza a sorpresa, il nome di quattro donne prima di Maria: Tamar, Raab, Rut e “la moglie di Uria”.
Tamar, per concedere al proprio marito defunto la discendenza prevista da Dio, si finge prostituta e concepisce un figlio con il suocero, comportamento che la legge definiva abominevole e degno di morte. Raab è prostituta di professione e tradisce la propria città di Gerico per passare dalla parte degli Ebrei. Rut è sicuramente una figura che viene presentata in modo molto più positivo, con la sua decisione di seguire, da vedova, la suocera vedova e di vivere con lei e per lei. Quando però ritornano nelle campagne di Giuda e, per fortuna o provvidenza, Rut si trova a spigolare, ossia a raccogliere le spighe cadute ai mietitori, nel campo di un uomo che potrebbe riscattarla, sposarla e dare una discendenza anche al marito morto, il suggerimento della suocera e il comportamento di Rut sono per lo meno discutibili. Decidono infatti di aspettare l’ultimo giorno della mietitura, quando “il cuore dei mietitori si rallegrerà” (ossia, si ubriacheranno fino a non capire chi sono), dopo di che Noemi suggerisce alla nuora di coricarsi vicino a Booz, “dalla parte dei piedi”. A noi questo non dice molto, anzi non ci capiamo niente, finché non scopriamo che per la lingua ebraica era un eufemismo per indicare i genitali. Ossia, il suggerimento è di coricarsi davanti a Booz che, risvegliandosi al mattino e trovandosi una donna davanti, non avrebbe saputo che cosa era successo la sera prima, quando era ubriaco. Insomma, progettano di inguaiare Booz con l’inganno. In quanto alla “moglie di Uria”, è la storia nota di Betsabea e del suo furto da parte di Davide, che manda a morte con frode il marito legittimo, straniero che combatteva per lui.
Insomma, tutte storie a volte dall’intento buono (altre no), ma sempre ai margini o oltre di ciò che stava bene o che era prescritto dalla legge.
D’altronde, nel Primo Testamento ci viene presentato un Dio che continua a minacciare punizioni e abbandoni a un popolo che però non lascia mai: «Ma come potrei abbandonarti, Israele? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Os 11,8): dovrei punirti, ma ti amo troppo!
Anche Gesù accetta commistioni con pubblicani e prostitute, tollera di essere toccato in pubblico da donne, parla con pagane, non respinge chi viene a trovarlo di nascosto di notte, loda chi, pur volendolo mettere in difficoltà, mostra di mettersi sinceramente a discutere con lui. È un Gesù che mostra il volto di un Dio che vuole incontrare l’umanità, la ama, non la respinge anche quando formalmente non è ineccepibile. È il volto dell’amore di un Padre che gradirebbe forse dei figli disciplinati, ma soprattutto li vuole felici e autentici e in relazione d’amore con lui.
Per tornare all’amico prete, ha risposto che se la persona che si è rivolta a lui si dedicava sia pure alla cartomanzia con lo scopo di fare del bene alle sue amiche, per ascoltarle e sostenerle, faceva l’opera di Dio. E che non c’è potere spirituale che possa soggiogarci se non lo vogliamo noi: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rom 8,38-39).