Daniel Pennac, scrittore francese di fama internazionale e insegnante (ormai in pensione), ama ricordare il suo passato di studente in difficoltà a causa di una disortografia importante che all’epoca non si era in grado di diagnosticare come disturbo dell’apprendimento.
Aveva 9 anni, frequentava una scuola della provincia francese, era inverno e faceva freddo. Il maestro a inizio mattinata distribuiva i dettati, svolti il giorno prima, in ordine di voto decrescente. Ma non solo: chi aveva fatto il minor numero di errori avrebbe potuto sedersi in prima fila, vale a dire vicino alla stufa, e così via, sempre più lontano, fino a Daniel, a cui il maestro consegnava il compito dicendo “Pennac: -17, come la temperatura che c’è fuori!”.
Lo scrittore racconta l’aneddoto e subito dopo mostra una sequenza del film di Federico Fellini “Amarcord”, focalizzata su una serie di ricordi di scuola del regista e una serie di insegnanti.
Pennac riprende il discorso: "Abbiamo visto in azione l’insegnante valutatore, l’insegnante seduttore, il delirante, il bruto: quelli che noi non dobbiamo essere. Sono ex bravi alunni passati dall’altra parte della cattedra che si accontentano di ripetere quello che hanno imparato, verificare e dare un voto, come il mio vecchio insegnante che vedeva in me solo l’allievo e non il bambino che ero. Più tardi incontrai un insegnante che vide in me, al di là degli errori ortografici che continuavo a fare, un adolescente ricco di immaginazione: mi assegnò il compito di scrivere un romanzo; avrei dovuto consegnargli un capitolo a settimana; non avrebbe valutato gli errori di ortografia. Mi salvò".
Il fallimento scolastico accade quando non “vediamo” i bambini e gli adolescenti nei nostri allievi, insiste Pennac nel corso della lezione tenuta al Convegno Erickson di Novembre a Rimini dal titolo “Didattiche. Avere cura. Orientare. Liberare”: una due giorni dedicata a riflettere, su basi pedagogiche e neuroscientifiche, sul ruolo dell’insegnante come “professionista dell’apprendimento”.
editoriale
Daniel Pennac, scrittore francese di fama internazionale e insegnante (ormai in pensione), ama ricordare il suo passato di studente in difficoltà a causa di una disortografia importante che all’epoca non si era in grado di diagnosticare come disturbo dell’apprendimento.
Aveva 9 anni, frequentava una scuola della provincia francese, era inverno e faceva freddo. Il maestro a inizio mattinata distribuiva i dettati, svolti il giorno prima, in ordine di voto decrescente. Ma non solo: chi aveva fatto il minor numero di errori avrebbe potuto sedersi in prima fila, vale a dire vicino alla stufa, e così via, sempre più lontano, fino a Daniel, a cui il maestro consegnava il compito dicendo “Pennac: -17, come la temperatura che c’è fuori!”.
Lo scrittore racconta l’aneddoto e subito dopo mostra una sequenza del film di Federico Fellini “Amarcord”, focalizzata su una serie di ricordi di scuola del regista e una serie di insegnanti.
Pennac riprende il discorso: "Abbiamo visto in azione l’insegnante valutatore, l’insegnante seduttore, il delirante, il bruto: quelli che noi non dobbiamo essere. Sono ex bravi alunni passati dall’altra parte della cattedra che si accontentano di ripetere quello che hanno imparato, verificare e dare un voto, come il mio vecchio insegnante che vedeva in me solo l’allievo e non il bambino che ero. Più tardi incontrai un insegnante che vide in me, al di là degli errori ortografici che continuavo a fare, un adolescente ricco di immaginazione: mi assegnò il compito di scrivere un romanzo; avrei dovuto consegnargli un capitolo a settimana; non avrebbe valutato gli errori di ortografia. Mi salvò".
Il fallimento scolastico accade quando non “vediamo” i bambini e gli adolescenti nei nostri allievi, insiste Pennac nel corso della lezione tenuta al Convegno Erickson di Novembre a Rimini dal titolo “Didattiche. Avere cura. Orientare. Liberare”: una due giorni dedicata a riflettere, su basi pedagogiche e neuroscientifiche, sul ruolo dell’insegnante come “professionista dell’apprendimento”.
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07 dicembre 2024
Cuneo
Daniel Pennac, scrittore francese di fama internazionale e insegnante (ormai in pensione), ama ricordare il suo passato di studente in difficoltà a causa di una disortografia importante che all’epoca non si era in grado di diagnosticare come disturbo dell’apprendimento.
Aveva 9 anni, frequentava una scuola della provincia francese, era inverno e faceva freddo. Il maestro a inizio mattinata distribuiva i dettati, svolti il giorno prima, in ordine di voto decrescente. Ma non solo: chi aveva fatto il minor numero di errori avrebbe potuto sedersi in prima fila, vale a dire vicino alla stufa, e così via, sempre più lontano, fino a Daniel, a cui il maestro consegnava il compito dicendo “Pennac: -17, come la temperatura che c’è fuori!”.
Lo scrittore racconta l’aneddoto e subito dopo mostra una sequenza del film di Federico Fellini “Amarcord”, focalizzata su una serie di ricordi di scuola del regista e una serie di insegnanti.
Pennac riprende il discorso: "Abbiamo visto in azione l’insegnante valutatore, l’insegnante seduttore, il delirante, il bruto: quelli che noi non dobbiamo essere. Sono ex bravi alunni passati dall’altra parte della cattedra che si accontentano di ripetere quello che hanno imparato, verificare e dare un voto, come il mio vecchio insegnante che vedeva in me solo l’allievo e non il bambino che ero. Più tardi incontrai un insegnante che vide in me, al di là degli errori ortografici che continuavo a fare, un adolescente ricco di immaginazione: mi assegnò il compito di scrivere un romanzo; avrei dovuto consegnargli un capitolo a settimana; non avrebbe valutato gli errori di ortografia. Mi salvò".
Il fallimento scolastico accade quando non “vediamo” i bambini e gli adolescenti nei nostri allievi, insiste Pennac nel corso della lezione tenuta al Convegno Erickson di Novembre a Rimini dal titolo “Didattiche. Avere cura. Orientare. Liberare”: una due giorni dedicata a riflettere, su basi pedagogiche e neuroscientifiche, sul ruolo dell’insegnante come “professionista dell’apprendimento”.