editoriale

Sempre meno bambini e sempre più poveri

24 novembre 2024

Cuneo

Famiglia con bambino (foto Pixabay) (foto Pixabay) I bambini sono le persone più esposte alla povertà secondo le ultime ricerche. Lo conferma l’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia di Save the Children, giunto alla XV edizione. A fronte di record negativi di natalità (meno di 380.000 nuovi nati nel 2023), l’indigenza continua a colpire i più piccoli. In Italia, circa il 13,4% dei bimbi di età compresa tra 0 e tre anni vive in povertà assoluta e circa 200.000 bambini di età compresa tra 0 e 5 anni devono affrontare la povertà alimentare, dato che vivono in famiglie che non riescono a garantire almeno un pasto proteico ogni due giorni. Quasi il 10% dei bambini nella medesima fascia di età si trova in condizioni di “povertà energetica”, cioè, ha vissuto in una casa che, in inverno, non era riscaldata in modo adeguato. In parole povere, i bambini sono sempre meno e sempre più poveri. In termini generali, i minori in stato di povertà assoluta nel nostro Paese sono 1 milione 295.000, pari al 13,8% sul totale della popolazione minorenne. Nelle altre generazioni, le persone che si trovano in condizioni di povertà assoluta sono il 6,2% tra gli anziani over 65 anni, il 9,4% di ha un’età compresa tra i 35 e i 64 anni e l’11,8% nella fascia tra i 18 e i 34 anni. La povertà assoluta, intesa come quella condizione nella quale una persona o un nucleo familiare non è in grado sostenere le spese minime per condurre una vita accettabile, incide sulle varie generazioni in modo crescente al decrescere dell’età. Si tratta di una fotografia piuttosto chiara del progressivo arretramento, da un lato, di tutti i meccanismi a presidio della tutela dell’occupazione dei giovani e dei redditi delle famiglie e, dall’altro, delle misure di contenimento dei costi che giovani e famiglie devono sostenere. Sempre Save the Children riferisce che, da un’analisi del Centro Studi di Confindustria, risulta che, dal 2019 al 2023, la spesa per latte e “pappe” per bambini è cresciuta del 19,1% e che, tra il 2014 e il 2024, i costi pre-nascita (ad esempio, visite mediche, ecografie, abbigliamento per le future mamme) sono aumentati del 37%. Il tema della tutela della vita nascente è sempre di grande attualità e non ha mancato di accendere gli animi anche nelle recenti elezioni americane. Comunque la si pensi al riguardo, pare indubbio che il sistema economico sia palesemente inadeguato (per non dire ostile) rispetto alle esigenze minime sia dei nuovi nati, sia delle giovani famiglie. Eppure, non è stato sempre così e, oggi, non è ovunque così. Oltre le Alpi, le neo-mamme e i neo-papà possono contare su ben altri aiuti da parte degli enti pubblici. Da troppo tempo, l’Italia è, infatti, agli ultimi posti nelle graduatorie europee di spesa pubblica per le famiglie. Uno studio del novembre 2022 dell’Università Cattolica (dati relativi al 2020) collocava il nostro Paese, a pari merito con l’Irlanda, al penultimo posto in Europa per spesa pubblica per famiglia e figli, con un valore compreso tra l’1,2% e l’1,3% del PIL. Peggio di noi ha fatto solo Malta (con lo 0.9%) mentre i paesi virtuosi (Lussemburgo, Polonia, Germania e Danimarca) hanno fatto registrare una spesa corrispondente tra il 3,6 e il 3,8%, con una media europea intorno al 2,5%. In tempi in cui quello della famiglia sta diventando un tema sempre più elettorale, parrebbe un doveroso gesto di coerenza adeguare le scelte di bilancio alla passione con la quale ne è stata preannunciata la difesa. A bene vedere, infatti, la famiglia, andrebbe, in primo luogo, rispettata ed è inaccettabile che, nell’ottava economia al mondo, la dignità di centinaia di migliaia di bambini sia offesa dalla mancanza di una alimentazione adeguata o dall’impossibilità di vivere in ambienti riscaldati. Anche sotto questo profilo, andrebbe, inoltre, valutata la ben poco rassicurante prospettiva di una spesa militare al 2% del PIL, vale a dire quasi il doppio di quella per minori e famiglie. Sembra emergere una evidente incoerenza tra i proclami di difesa della vita (e ben vengano le misure davvero orientate in tal senso) e l’impegno di spesa per gli armamenti, sovvenzionato (anche) dirottando risorse preziose che ben più proficuamente e saggiamente potrebbero essere utilizzate per sostenere concretamente la natalità e le politiche in favore di chi è più vulnerabile. In fin dei conti, si tratta, come sempre, di decidere da che parte stare e che futuro desideriamo per noi stessi e per chi verrà dopo di noi.
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