editoriale

Dall’ “America First” del primo presidente George Washington alla reinterpretazione di Donald Trump

24 novembre 2024

Cuneo

Washington giura al primo mandato Il dipinto d'epoca che ritrae George Washington che giura per il suo primo mandato Avrà ritenuto Donald Trump, con il suo slogan elettorale di “America First”, di ricalcare il discorso di commiato del primo Presidente americano George  Washington? La presunzione di Trump è enorme, ma non supera la sua indifferenza per i fatti storici. Siamo nel settembre del 1797, rifiutato il terzo mandato, prima di ritirarsi alla tanto desiderata vita privata, tra le raccomandazioni rivolte ai rappresentanti del popolo americano, George Washington ebbe a dire “Per noi la grande regola di condotta nei confronti degli Stati stranieri consiste nell’estendere i nostri rapporti commerciali mantenendo il minore numero possibile di contatti politici… L’Europa ha una serie di interessi primari che con noi non hanno alcuna relazione, se non di carattere molto lontano”. Erano raccomandazioni rivolte ad una nazione fragile, composta da pochi  milioni di abitanti, in tredici stati aggrappati alle coste dell’Atlantico: con gli inglesi a nord dei Grandi Laghi, gli spagnoli a sud in California, Texas, Florida…, ad ovest  le bellicose popolazioni native in spazi infiniti. In Europa era scoppiata la tempesta della Rivoluzione francese, trasformatasi dal 1792 in una guerra tra Francia e una coalizione di stati, tra i quali la Gran Bretagna. Come non intervenire a favore della Francia libertaria e repubblicana, già sostenitrice della Rivoluzione americana? Come entrare in guerra con la Gran Bretagna, pur sempre la patria d’origine, che rammentava ruvidamente questo legame stringendo in un blocco navale anche le navi americane? Il proclama di neutralità emesso da George Washington il 22 aprile 1793, fu segno di saggezza del Presidente, ma anche d’impotenza della nazione. Niente a che vedere con l’ipotetico isolazionismo dei giorni nostri da parte di un’America che rappresenta la maggior forza tecnologica, economica e militare, al centro di una rete di rapporti globali. Un isolazionismo da sé stessa. L’espressione “America agli americani” venne pronunciata il 2 dicembre 1823, in un messaggio al Congresso del 5° Presidente, James Monroe. Dichiarò che le Americhe (si badi al plurale) dovevano essere libere da colonizzazioni europee e da interferenze a danno di liberi stati; a loro volta gli Stati Uniti si sarebbero mantenuti neutrali nelle guerre tra potenze europee. Come si vede l’America, già più sicura di sé, comincia a tracciare linee rosse anche lungo le coste altrui, manifestando un neutralismo tutt’altro che rinunciatario. Dietro lo schermo della “dottrina Monroe”, gli Stati Uniti, allorché consolidati, poterono dichiararsi isolati dagli intrighi delle potenze d’Europa, sfogando, nel contempo,  la loro esuberanza di nazione in espansione economica nella zona caraibica, a “protezione” delle giovani repubbliche. Le due parole “America first” uscirono per la prima volta dalla penna del Presidente pacifista Woodrow Wilson,  nel 1915, a un anno dall’inizio della prima guerra mondiale: “Il nostro primo dovere … può essere riassunto in questo motto: America first. Fateci pensare all’America, prima di pensare all’Europa”. Due anni dopo l’America scese in guerra, pagò con 100.000 morti e salvò le nazioni alleate dalla sconfitta contro l’impero germanico. L’America del dopo guerra, quella del ragtime e del charleston, del proibizionismo e della ricchezza precaria, era una nazione inquieta e nevrotica. Con il crollo della borsa di Wall Street e la grande depressione aggiunse cattiveria e disfattismo. In questo quadro, l’isolazionismo  non nasceva solo da sentimenti pacifisti e “di sinistra”. Il nocciolo duro del movimento rispondeva ad ambienti illiberali e fascisteggianti, che odiavano le politiche sociali del New Deal, i sindacati, i “bolscevichi”, gli ebrei e gli immigrati. Non intendevano entrare in guerra e neppure aiutare le democrazie inglese e francese, sponsorizzate dalle lobby ebraiche. In modo non troppo dissimulato, vi era simpatia per la Germania nazista, che svolgeva il lavoro sporco contro i comunisti. Il movimento si chiamava “America first Comitee” e contava 800.000 aderenti suddivisi in 450 sezioni. Tra gli iscritti, l’industriale Henry Ford, Joseph Kennedy padre del presidente John, l’architetto Wrigt, Walt Disney, il senatore Taft, il magnate della carta stampata Hearst e poi scrittori, giornalisti, ecclesiastici. Portavoce del movimento fu nominato Charles Lindbergh, il famoso trasvolatore dell’Atlantico, orgoglioso di fregiarsi della medaglia di “Cavaliere con stella dell’ordine dell’aquila tedesca” appuntatagli personalmente da Hermann Goering. Tutto ebbe fine quando gli aerei giapponesi, a tradimento, il 7 dicembre 1941, distrussero la flotta americana nella non troppo ben isolata base di Pearl Harbor. bandiera americana a 13 stati La bandiera americana a 13 stati
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