cuneo

Morire rispetto all’infanzia per rinascere adolescenti e adulti

21 settembre 2024

Cuneo

Nell’ultimo film di Koreeda Hirkozu, premiato per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2023, siamo in Giappone a e al centro della storia ci sono due preadolescenti, Minato e Yori. Minato ha 11 anni, è silenzioso e riservato. Orfano di padre, vive con la madre, che nota il manifestarsi improvviso in lui di alcuni comportamenti insoliti. Alla madre che indaga dice di essere vittima dei maltrattamenti di un maestro, che a sua volta ritiene che Minato perseguiti da bullo il piccolo Yori. Il fascino del film “L’innocenza” sta nel sapiente gioco dei punti di vista, ciascuno portatore di una propria verità, inevitabilmente incompleta. Il regista ci mostra che il nostro sguardo è sempre parziale: non vede la verità tutta intera. Quello che vediamo e l’idea che ce ne facciamo è sempre mancante. Il giudizio che ne diamo inevitabilmente inesatto e sbilanciato. Da questa parzialità possiamo uscire soltanto con uno sforzo di amore e di ascolto. Il titolo originale è “Monster”, perché ciascun personaggio sembra essere un mostro per qualcun altro, qualcosa che nuoce (il contrario di “innocenza”, il titolo italiano), e alla fine invece “mostro” non lo è nessuno. La vicenda non è raccontata in modo lineare, ma attraverso un movimento continuo di andata e ritorno tra i piani temporali. Ricomponiamo il quadro completo a poco a poco, i personaggi svelano così aspetti imprevedibili: il maestro accusato di maltrattamento è invece animato da un’attenzione protettiva per i propri studenti e la preside anaffettiva alla fine regala a Minato uno sguardo in cui lui può finalmente riconoscersi. Con dolore e poesia il regista racconta quanto sia difficile trovarsi sulla soglia della fine dell’infanzia, come scuola e famiglia siano solo luoghi di transito, per quanto importanti, verso l’altrove che ci aspetta, verso la persona che siamo chiamati a diventare. Surreale e perfetto il finale che, attraverso il luogo archetipico del bosco, sembra alludere al rito di passaggio che è pedaggio che tutti paghiamo per diventare grandi e procedere: morire rispetto all’infanzia per rinascere adolescenti e poi adulti.