editoriale

Troppo vicino

14 settembre 2024

Cuneo

Giovani (foto Pixabay - Dimhou) (foto Pixabay - Dimhou) “Un adolescente che si allontana dalla normalità non è necessariamente psicopatico”, chiarisce la psicoterapeuta Stefania Andreoli. “Si allontana dalla normalità quando messo nell’impossibilità di proseguire il proprio percorso evolutivo con strumenti di salute”. I fattori di rischio esistono. Le cose da notare anche. “La verità”, prosegue Andreoli, “è che quanto più sei coinvolto nella relazione con una persona, meno sei titolato a cogliere i fattori di rischio, perché ti spaventano. Chi è più vicino ha uno sguardo che non gli permette di individuare i segnali per quello che sono”. Il consiglio degli esperti di adolescenza è di non sottovalutare i segnali di malessere e disagio: “La nostra società ha sdoganato il malessere, attraverso l’idea che ciascuno è fatto a modo suo, e sta male a modo suo, e dunque non c’è niente di male se sta chiuso in camera, smette all’improvviso di fare sport, picchia il fratellino, incomincia a rubare. Non vi piacerà sentirlo, ma esiste la normalità. Sdoganare tutto ci mette a rischio. È dentro l’allontanamento dalla normalità che individuiamo la sofferenza profonda o la patologia”, dice Stefania Andreoli. La psicoterapeuta, autrice del saggio sull’adolescenza “Mio figlio è normale?”, afferma che come genitori di figli adolescenti dobbiamo imparare a fidarci dello sguardo degli altri: la zia che viene una volta l’anno, l’insegnante, la psicologa della scuola, che segnalano qualcosa di anomalo. Ci ferisce di solito, ma è meglio che ci ferisca prima che le cose vadano peggio. “L’adolescenza in sé è un fattore di rischio”, ci ricorda Andreoli. “E poi c’è uno stato di sofferenza che va ancora oltre il rischio di essere adolescenti”. L’età evolutiva è un settore specifico, di cui l’adolescenza è una parte, in cui ci si specializza. A volte non si può far altro che accompagnare e sostenere, in attesa che l’adolescenza passi. Chi è competente in materia, perché lavora con gli adolescenti e ne vede a decine ogni settimana, ha gli strumenti per accompagnare le famiglie, mentre il figlio soffre, mentre il genitore soffre, e ci si adopera comunque per quella cosa essenziale all’adolescente che è sentirsi dare appuntamento nel futuro.
Genitori Antonio Audisio Coltiva Sguardo Normalità Stefania Andreoli Mio figlio è normale?