Che l’economia non sia una scienza esatta è un dato di fatto oramai assodato. I fatti economici non sono sempre prevedibili e governabili, perchè hanno molto a che fare con i comportamenti umani, che non sono sempre razionali.
Da tempo, gli economisti conducono le loro indagini con neuroscienziati, psicologi e sociologi per comprendere le ragioni delle scelte, individuali e collettive, che contribuiscono a determinare l’andamento dell’economia. Di particolare interesse sono le cause di decisioni antieconomiche, cioè la comprensione delle molle che inducono a comportamenti economicamente non convenienti, anche per chi li realizza. La paura, l’invidia o il desiderio di emulazione, ad esempio, rappresentano spinte verso comportamenti di consumo, investimenti o disinvestimenti che nulla hanno a che fare con una sana programmazione economica ma che, al contrario, soprattutto nel medio e lungo termine, provocano danni anche seri. A Warren Buffet, il celebre investitore americano, tra gli uomini più ricchi del mondo, viene attribuita la frase: “I mercati finanziari sono un formidabile strumento per trasferire ricchezza dagli impazienti ai pazienti”. L’Oracolo di Omaha (come viene soprannominato, per la sua autorevolezza e con riferimento alla sua città natale) ha fatto della pazienza uno dei principali criteri guida nella sua fortunata carriera. Un’altra delle affermazioni che gli viene attribuita è “Investire con successo richiede tempo, disciplina e pazienza. Non è importante quanto talento o sforzo tu metta, alcune cose richiedono tempo”.
Non manca chi la pensa in modo diverso, ma pare evidente il contrasto tra il richiamo alla pazienza e all’importanza del tempo, da una parte, e la spinta all’immediatezza, dall’altra parte.
Anche in economia, se le scelte sono riferite esclusivamente a se stessi e hanno come riferimento spazi temporali angusti, i rischi di effetti negativi sono consistenti. In molti casi, è l’avidità il vero avversario della pazienza e di comportamenti economici virtuosi.
In molti si chiedono come mai, quando si legge che l’inflazione rallenta o, addirittura, che è stata sconfitta, i prezzi di alcuni beni non scendono. Le spiegazioni degli esperti non sono sempre convincenti, anche se ha qualche fondamento l’attribuzione della mancata diminuzione al fatto che, ad esempio, le scorte di magazzino o di carburante sono state effettuate nei mesi dei prezzi ancora inflazionati e che, quindi, il livello dei prezzi al consumo non può ancora tornare ai periodi pre-inflazione. Può darsi, ma, allora, si dovrebbe spiegare come mai, quando la spirale inflazionistica è partita, i prezzi di alcuni beni sono aumentati immediatamente, sebbene le scorte risalissero a periodi antecedenti. Detto che l’inflazione è uno di quei fenomeni economici sulle quali si registrano non poche divergenze, sia rispetto alle cause, sia rispetto ai rimedi, gli studiosi hanno coniato l’espressione “inflazione da avidità” (in inglese, “greedflation” da greed, avidità e inflation, inflazione). Si tratta di un modo polemico di sottolineare quella situazione nella quale le aziende sfruttano come pretesto l’inflazione per aumentare ingiustificatamente i prezzi e, così, i profitti. Secondo le analisi di Oxfam (organizzazione non profit che ha come fine la lotta alle povertà e alle disuguaglianze) le grandi aziende agro-alimentari ed energetiche, nel 2022, hanno fatto registrare un aumento del 256% dei profitti, a livello globale, rispetto alla media del 2018-2021. Si tratta di 306 miliardi di dollari di profitti in eccesso, dovuti agli aumenti di prezzo non giustificati dall’inflazione. L’84% degli extra-profitti, pari a 257 miliardi, sono andati agli azionisti.
Il sospetto è che anche la mancata riduzione dei prezzi, a fronte del rallentamento dell’inflazione, sia dovuta all’avidità di chi si è già arricchito, e non poco. Anche senza considerare aspetti di natura etica, questo tipo di attività speculativa non pare avveduta sotto il profilo puramente economico. Impoverire i propri clienti in favore dei soci significa, infatti, indebolire la domanda dei propri beni e servizi. L’inflazione da avidità, in altri termini, offre solo un vantaggio per pochi e nell’immediato. I consigli di Warren Buffett suggerirebbero ben altre scelte e l’auspicio è che vengano seguiti, se non per ragioni di giustizia sociale, quanto meno per convenienza.
editoriale
Che l’economia non sia una scienza esatta è un dato di fatto oramai assodato. I fatti economici non sono sempre prevedibili e governabili, perchè hanno molto a che fare con i comportamenti umani, che non sono sempre razionali.
Da tempo, gli economisti conducono le loro indagini con neuroscienziati, psicologi e sociologi per comprendere le ragioni delle scelte, individuali e collettive, che contribuiscono a determinare l’andamento dell’economia. Di particolare interesse sono le cause di decisioni antieconomiche, cioè la comprensione delle molle che inducono a comportamenti economicamente non convenienti, anche per chi li realizza. La paura, l’invidia o il desiderio di emulazione, ad esempio, rappresentano spinte verso comportamenti di consumo, investimenti o disinvestimenti che nulla hanno a che fare con una sana programmazione economica ma che, al contrario, soprattutto nel medio e lungo termine, provocano danni anche seri. A Warren Buffet, il celebre investitore americano, tra gli uomini più ricchi del mondo, viene attribuita la frase: “I mercati finanziari sono un formidabile strumento per trasferire ricchezza dagli impazienti ai pazienti”. L’Oracolo di Omaha (come viene soprannominato, per la sua autorevolezza e con riferimento alla sua città natale) ha fatto della pazienza uno dei principali criteri guida nella sua fortunata carriera. Un’altra delle affermazioni che gli viene attribuita è “Investire con successo richiede tempo, disciplina e pazienza. Non è importante quanto talento o sforzo tu metta, alcune cose richiedono tempo”.
Non manca chi la pensa in modo diverso, ma pare evidente il contrasto tra il richiamo alla pazienza e all’importanza del tempo, da una parte, e la spinta all’immediatezza, dall’altra parte.
Anche in economia, se le scelte sono riferite esclusivamente a se stessi e hanno come riferimento spazi temporali angusti, i rischi di effetti negativi sono consistenti. In molti casi, è l’avidità il vero avversario della pazienza e di comportamenti economici virtuosi.
In molti si chiedono come mai, quando si legge che l’inflazione rallenta o, addirittura, che è stata sconfitta, i prezzi di alcuni beni non scendono. Le spiegazioni degli esperti non sono sempre convincenti, anche se ha qualche fondamento l’attribuzione della mancata diminuzione al fatto che, ad esempio, le scorte di magazzino o di carburante sono state effettuate nei mesi dei prezzi ancora inflazionati e che, quindi, il livello dei prezzi al consumo non può ancora tornare ai periodi pre-inflazione. Può darsi, ma, allora, si dovrebbe spiegare come mai, quando la spirale inflazionistica è partita, i prezzi di alcuni beni sono aumentati immediatamente, sebbene le scorte risalissero a periodi antecedenti. Detto che l’inflazione è uno di quei fenomeni economici sulle quali si registrano non poche divergenze, sia rispetto alle cause, sia rispetto ai rimedi, gli studiosi hanno coniato l’espressione “inflazione da avidità” (in inglese, “greedflation” da greed, avidità e inflation, inflazione). Si tratta di un modo polemico di sottolineare quella situazione nella quale le aziende sfruttano come pretesto l’inflazione per aumentare ingiustificatamente i prezzi e, così, i profitti. Secondo le analisi di Oxfam (organizzazione non profit che ha come fine la lotta alle povertà e alle disuguaglianze) le grandi aziende agro-alimentari ed energetiche, nel 2022, hanno fatto registrare un aumento del 256% dei profitti, a livello globale, rispetto alla media del 2018-2021. Si tratta di 306 miliardi di dollari di profitti in eccesso, dovuti agli aumenti di prezzo non giustificati dall’inflazione. L’84% degli extra-profitti, pari a 257 miliardi, sono andati agli azionisti.
Il sospetto è che anche la mancata riduzione dei prezzi, a fronte del rallentamento dell’inflazione, sia dovuta all’avidità di chi si è già arricchito, e non poco. Anche senza considerare aspetti di natura etica, questo tipo di attività speculativa non pare avveduta sotto il profilo puramente economico. Impoverire i propri clienti in favore dei soci significa, infatti, indebolire la domanda dei propri beni e servizi. L’inflazione da avidità, in altri termini, offre solo un vantaggio per pochi e nell’immediato. I consigli di Warren Buffett suggerirebbero ben altre scelte e l’auspicio è che vengano seguiti, se non per ragioni di giustizia sociale, quanto meno per convenienza.
L’inflazione da avidità
08 settembre 2024
Cuneo
Che l’economia non sia una scienza esatta è un dato di fatto oramai assodato. I fatti economici non sono sempre prevedibili e governabili, perchè hanno molto a che fare con i comportamenti umani, che non sono sempre razionali.
Da tempo, gli economisti conducono le loro indagini con neuroscienziati, psicologi e sociologi per comprendere le ragioni delle scelte, individuali e collettive, che contribuiscono a determinare l’andamento dell’economia. Di particolare interesse sono le cause di decisioni antieconomiche, cioè la comprensione delle molle che inducono a comportamenti economicamente non convenienti, anche per chi li realizza. La paura, l’invidia o il desiderio di emulazione, ad esempio, rappresentano spinte verso comportamenti di consumo, investimenti o disinvestimenti che nulla hanno a che fare con una sana programmazione economica ma che, al contrario, soprattutto nel medio e lungo termine, provocano danni anche seri. A Warren Buffet, il celebre investitore americano, tra gli uomini più ricchi del mondo, viene attribuita la frase: “I mercati finanziari sono un formidabile strumento per trasferire ricchezza dagli impazienti ai pazienti”. L’Oracolo di Omaha (come viene soprannominato, per la sua autorevolezza e con riferimento alla sua città natale) ha fatto della pazienza uno dei principali criteri guida nella sua fortunata carriera. Un’altra delle affermazioni che gli viene attribuita è “Investire con successo richiede tempo, disciplina e pazienza. Non è importante quanto talento o sforzo tu metta, alcune cose richiedono tempo”.
Non manca chi la pensa in modo diverso, ma pare evidente il contrasto tra il richiamo alla pazienza e all’importanza del tempo, da una parte, e la spinta all’immediatezza, dall’altra parte.
Anche in economia, se le scelte sono riferite esclusivamente a se stessi e hanno come riferimento spazi temporali angusti, i rischi di effetti negativi sono consistenti. In molti casi, è l’avidità il vero avversario della pazienza e di comportamenti economici virtuosi.
In molti si chiedono come mai, quando si legge che l’inflazione rallenta o, addirittura, che è stata sconfitta, i prezzi di alcuni beni non scendono. Le spiegazioni degli esperti non sono sempre convincenti, anche se ha qualche fondamento l’attribuzione della mancata diminuzione al fatto che, ad esempio, le scorte di magazzino o di carburante sono state effettuate nei mesi dei prezzi ancora inflazionati e che, quindi, il livello dei prezzi al consumo non può ancora tornare ai periodi pre-inflazione. Può darsi, ma, allora, si dovrebbe spiegare come mai, quando la spirale inflazionistica è partita, i prezzi di alcuni beni sono aumentati immediatamente, sebbene le scorte risalissero a periodi antecedenti. Detto che l’inflazione è uno di quei fenomeni economici sulle quali si registrano non poche divergenze, sia rispetto alle cause, sia rispetto ai rimedi, gli studiosi hanno coniato l’espressione “inflazione da avidità” (in inglese, “greedflation” da greed, avidità e inflation, inflazione). Si tratta di un modo polemico di sottolineare quella situazione nella quale le aziende sfruttano come pretesto l’inflazione per aumentare ingiustificatamente i prezzi e, così, i profitti. Secondo le analisi di Oxfam (organizzazione non profit che ha come fine la lotta alle povertà e alle disuguaglianze) le grandi aziende agro-alimentari ed energetiche, nel 2022, hanno fatto registrare un aumento del 256% dei profitti, a livello globale, rispetto alla media del 2018-2021. Si tratta di 306 miliardi di dollari di profitti in eccesso, dovuti agli aumenti di prezzo non giustificati dall’inflazione. L’84% degli extra-profitti, pari a 257 miliardi, sono andati agli azionisti.
Il sospetto è che anche la mancata riduzione dei prezzi, a fronte del rallentamento dell’inflazione, sia dovuta all’avidità di chi si è già arricchito, e non poco. Anche senza considerare aspetti di natura etica, questo tipo di attività speculativa non pare avveduta sotto il profilo puramente economico. Impoverire i propri clienti in favore dei soci significa, infatti, indebolire la domanda dei propri beni e servizi. L’inflazione da avidità, in altri termini, offre solo un vantaggio per pochi e nell’immediato. I consigli di Warren Buffett suggerirebbero ben altre scelte e l’auspicio è che vengano seguiti, se non per ragioni di giustizia sociale, quanto meno per convenienza.