Un ragazzo di 17 anni uccide il fratellino di 12, la madre e il padre, in una villetta familiare di Paderno Dugnano. “Mi sentivo oppresso - dice - un corpo estraneo nella mia famiglia. Ho pensato di potermi liberare dal disagio”. Di lui dicono che era un ragazzo normale, un po’ introverso ma come tanti altri. Il suo gesto? Inimmaginabile. Nessuno aveva colto segni o segnali.
In Europa sono 9 milioni i giovani che soffrono di disagi psichici. Li riconosciamo? Li vediamo? Dove guardiamo quando un adolescente o un giovane adulto non parla per giorni, resta chiuso in camera per mesi, va in bagno e vomita, si taglia, smette di uscire con gli amici, di fare sport, perde l’entusiasmo, è apatico, incomincia a dimagrire o ingrassare in modo anomalo, piange per ore, è bloccato dalla paura del giudizio, del futuro, di deludere?
“La vera domanda”, scrive la psichiatra Laura Dalla Ragione, “è come nessuno si accorga mai di niente, prima, e si sgomenti tanto, dopo. Ogni cosa si prepara a lungo. È questa solitudine immensa in cui tutti viviamo che ci rende ciechi e sordi. Il vuoto che spaventa davvero non è il vuoto dentro, ma il vuoto fuori, nella famiglia e nella comunità. Quello che manca, quello che davvero manca è lo sguardo dell’altro che si accorge di noi, ci fa esistere e ci restituisce senso e significato”.
L’adolescente può sentirsi facilmente dentro una strada senza uscita, dentro una stanza con la porta chiusa a chiave. Ha bisogno di qualcuno che gli dica “La porta è aperta, lo è sempre stata. Puoi uscire di qui, puoi guardare fuori, c’è un oltre”. Il grido di aiuto degli adolescenti è spesso senza suono e senza parole. Si manifesta nel corpo, negli agiti, negli eccessi emotivi. “Le famiglie”, continua Laura Dalla Ragione, “appaiono spesso disorientate dagli aspetti emotivi più incandescenti dei loro membri. E molto spesso diventano famiglie che rifiutano le emozioni profonde, in una sorta di morte dell’affetto”.
editoriale
Un ragazzo di 17 anni uccide il fratellino di 12, la madre e il padre, in una villetta familiare di Paderno Dugnano. “Mi sentivo oppresso - dice - un corpo estraneo nella mia famiglia. Ho pensato di potermi liberare dal disagio”. Di lui dicono che era un ragazzo normale, un po’ introverso ma come tanti altri. Il suo gesto? Inimmaginabile. Nessuno aveva colto segni o segnali.
In Europa sono 9 milioni i giovani che soffrono di disagi psichici. Li riconosciamo? Li vediamo? Dove guardiamo quando un adolescente o un giovane adulto non parla per giorni, resta chiuso in camera per mesi, va in bagno e vomita, si taglia, smette di uscire con gli amici, di fare sport, perde l’entusiasmo, è apatico, incomincia a dimagrire o ingrassare in modo anomalo, piange per ore, è bloccato dalla paura del giudizio, del futuro, di deludere?
“La vera domanda”, scrive la psichiatra Laura Dalla Ragione, “è come nessuno si accorga mai di niente, prima, e si sgomenti tanto, dopo. Ogni cosa si prepara a lungo. È questa solitudine immensa in cui tutti viviamo che ci rende ciechi e sordi. Il vuoto che spaventa davvero non è il vuoto dentro, ma il vuoto fuori, nella famiglia e nella comunità. Quello che manca, quello che davvero manca è lo sguardo dell’altro che si accorge di noi, ci fa esistere e ci restituisce senso e significato”.
L’adolescente può sentirsi facilmente dentro una strada senza uscita, dentro una stanza con la porta chiusa a chiave. Ha bisogno di qualcuno che gli dica “La porta è aperta, lo è sempre stata. Puoi uscire di qui, puoi guardare fuori, c’è un oltre”. Il grido di aiuto degli adolescenti è spesso senza suono e senza parole. Si manifesta nel corpo, negli agiti, negli eccessi emotivi. “Le famiglie”, continua Laura Dalla Ragione, “appaiono spesso disorientate dagli aspetti emotivi più incandescenti dei loro membri. E molto spesso diventano famiglie che rifiutano le emozioni profonde, in una sorta di morte dell’affetto”.
Dove guardiamo?
07 settembre 2024
Cuneo
Un ragazzo di 17 anni uccide il fratellino di 12, la madre e il padre, in una villetta familiare di Paderno Dugnano. “Mi sentivo oppresso - dice - un corpo estraneo nella mia famiglia. Ho pensato di potermi liberare dal disagio”. Di lui dicono che era un ragazzo normale, un po’ introverso ma come tanti altri. Il suo gesto? Inimmaginabile. Nessuno aveva colto segni o segnali.
In Europa sono 9 milioni i giovani che soffrono di disagi psichici. Li riconosciamo? Li vediamo? Dove guardiamo quando un adolescente o un giovane adulto non parla per giorni, resta chiuso in camera per mesi, va in bagno e vomita, si taglia, smette di uscire con gli amici, di fare sport, perde l’entusiasmo, è apatico, incomincia a dimagrire o ingrassare in modo anomalo, piange per ore, è bloccato dalla paura del giudizio, del futuro, di deludere?
“La vera domanda”, scrive la psichiatra Laura Dalla Ragione, “è come nessuno si accorga mai di niente, prima, e si sgomenti tanto, dopo. Ogni cosa si prepara a lungo. È questa solitudine immensa in cui tutti viviamo che ci rende ciechi e sordi. Il vuoto che spaventa davvero non è il vuoto dentro, ma il vuoto fuori, nella famiglia e nella comunità. Quello che manca, quello che davvero manca è lo sguardo dell’altro che si accorge di noi, ci fa esistere e ci restituisce senso e significato”.
L’adolescente può sentirsi facilmente dentro una strada senza uscita, dentro una stanza con la porta chiusa a chiave. Ha bisogno di qualcuno che gli dica “La porta è aperta, lo è sempre stata. Puoi uscire di qui, puoi guardare fuori, c’è un oltre”. Il grido di aiuto degli adolescenti è spesso senza suono e senza parole. Si manifesta nel corpo, negli agiti, negli eccessi emotivi. “Le famiglie”, continua Laura Dalla Ragione, “appaiono spesso disorientate dagli aspetti emotivi più incandescenti dei loro membri. E molto spesso diventano famiglie che rifiutano le emozioni profonde, in una sorta di morte dell’affetto”.