editoriale

Zaino leggero

20 luglio 2024

Cuneo

zaino (ai-generated - Foto Pixabay) (Foto Pixabay - ai generated) La sola idea, fa vacanza. E vacanza, dal latino “vacare”, significa essere sgombro, fare spazio: un’attitudine che potrebbe ispirare il nostro stile di vita quotidiano e non solo la settimana da trascorrere altrove per staccare la spina. Come, per imparare qualcosa di nuovo, può essere utile disimparare qualcosa di vecchio e dismettere usurate abitudini, così, per vivere in pace con noi stessi e con gli altri, può risultare svoltante un comportamento controintuitivo verso tutto ciò che etichettiamo come “negativo”: non opporsi, non lottare, accettare. Non si tratta di passività o rinuncia, ma di un atteggiamento proattivo, e non meramente reattivo. Che cosa ci si guadagna? Di sicuro la tutela del nostro pacchetto di energia, da destinarsi a usi migliori di quelli prevedibilmente oppositivi. Accettare dispiaceri e fatiche significa non giudicarli ma semplicemente osservarli come passaggi utili a portarci oltre. Se faccio pace con quello che c’è in quel momento nella mia vita, se lascio andare il mio attaccamento alle aspettative e comincio a ricercare attivamente uno stato di pace e di vuoto (come una pagina bianca, come uno zaino leggero), nonostante le cose non stiano andando secondo i miei piani, riuscirò a sganciarmi dal senso di delusione, da quello che non mi piace, e ad aprirmi ad altre possibilità, lasciando che si manifestino in modo naturale. Accettazione non è rassegnazione, è la forza di non identificarci con il problema. Accettare il temporaneo senso di impotenza ci aiuta a spostarci di lì, imparando quello che di volta in volta c’è da imparare. Il nostro umano bisogno di sicurezza ci induce ad alzare continuamente l’asticella e così accade che le cose che possediamo o che vogliamo possedere ci possiedano. Il miglioramento personale può diventare una trappola se non è ispirato dalla ricerca del nostro meglio e nutrito di anima. Il punto non è cercare quello che mi manca, ma quello che mi serve per esprimere ancora meglio quello che io sono: non un tappo per un buco, ma un’esperienza di fioritura.
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