
“Lì mi sento a casa mia”. Una frase semplice che racconta però in maniera efficace quel sentimento di nostalgia verso il “continente nero” che assume il nome di “Mal d’Africa”. Adriano Peano, costruttore bovesano, racconta con emozione un’avventura di generosità e solidarietà che dura da quasi 40 anni. Un’avventura nata quasi per caso dove il caso evidentemente, citando Pasteur, “aiuta solo le menti già pronte”. Una serie di intrecci che coinvolgono Boves, la Scuola di Pace, il sindaco Piergiorgio Peano, Lvia, don Aldo Benevelli e tutta una serie di persone e imprenditori generosi che si legano a Adriano. Una mente e un cuore generoso quello del bovesano conosciuto anche per la sua passione di videoamatore e regista del celebre (almeno sul territorio) “Rasmus e il vagabondo”.
“Tutto inizia con la prima Carovana della Pace nel 1986 - racconta Adriano Peano - quella in cui a Cuneo e Boves vennero posizionate le eoliane che poi sarebbero state inviate in Tanzania per portare l’acqua alle popolazioni locali. Ricordo come da un balcone affacciato su piazza Caduti, dopo aver installato un’antenna lì e una al Monastero di Santa Chiara, fu possibile trasmettere in diretta la manifestazione per le Sorelle Clarisse. Al termine della giornata, dialogando con Piergiorgio Peano, mio cugino e allora sindaco di Boves, manifestai l’intenzione di far parte della delegazione che da lì a pochi mesi sarebbe giunta in Tanzania. Piergiorgio mi cedette il posto e così iniziò questa avventura”.
In accordo con la Diocesi di Dodoma, Lvia iniziò un progetto di sviluppo rurale nel distretto di Kongwa. Lì venne recuperato ciò che restava di alcune case costruite dagli inglesi (che, sotto mandato delle Nazioni Unite, amministrarono il territorio dopo la Seconda Guerra Mondiale) dove si stabilirono alcuni volontari fra cui Roberto ed Anna Rosazza. “I primi giorni fummo ospitati a Kurasini, nel centro vescovile - racconta Peano -. In breve tempo però ci mettemmo all’opera e iniziammo a realizzare il basamento di cemento armato per poi montare il tank. Ci accorgemmo immediatamente che il lavoro da fare sul territorio era molto. Per questo, tornato in Italia, coinvolsi altri amici come Tommaso, Giampiero, Stefano, Guido, Erio, Renzo e Graziano, per citarne alcuni, in questa avventura di solidarietà”. A Boves Peano trovò terreno fertile. In un container posizionato in piazza Caduti venne raccolto materiale messo a disposizione da imprese e privati. La corsa alla generosità coinvolse anche altre aziende della provincia. Vennero organizzate serate di solidarietà e aste benefiche. Così, a fine 1987, con il sostegno del Comune, partì un container pieno di materiale e una nutrita delegazione di persone che si misero all’opera. In pochi giorni venne edificata la Casa della salute. L’opera dei bovesani nei mesi successivi si spostò a Mikumi dove venne portata a termine la realizzazione di un ospedale. Per sensibilizzare la popolazione cuneese, fu realizzata e collocata in piazza Galimberti una casa tanzaniana. Con i fondi raccolti partirono ulteriori iniziative. “Successivamente don Aldo Benevelli mi portò in Albania - prosegue Peano - e per alcuni anni collaborammo in quelle zone”. Sul finire degli anni ‘90, l’uomo tornò in Tanzania e, per un periodo di tempo, anche in Guinea Bissau. In questa fase dall’opera dei volontari partì il laboratorio di lavorazione e produzione della marmellata “Karasali”, fondamentale per rinforzare il sistema immunitario. Una crema realizzata con arachidi, miele, sesamo e frutto del baobab.
“Una sola cosa volevo: tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia”. Parole di Ernest Hemingway che si “leggono negli occhi” di Adriano che, Covid a parte, non ha più interrotto il legame con il continente e la Tanzania in particolare. L’ultima visita risale a inizio 2024. “In questi anni - conclude Peano - abbiamo costruito case, laboratori, magazzini. Le eoliane, a causa dell’abbassamento del livello dell’acqua, sono state sostituite da pompe aspiranti. Con mio figlio Andrea andiamo almeno due volte all’anno sostenendo, grazie alla generosità di molti, nuove iniziative. Uno dei prossimi obiettivi è quello di raccogliere risorse per acquistare pannelli solari”.

Nella foto Roberto Rosazza