
Papa Francesco: “De onde Eres?? Eh?!! De onde Eres?”. E il frate Cappuccino Davide Uziard, originario della ‘Granda’, che sta ultimando i suoi studi alla Giudecca, sorridendo: “Sono un frate cappuccino del Redentore di Venezia, faccio servizio qui in carcere! Ma sono piemontese! Allora: cerea Papa Francesco!”.
Sono le parole di saluto che il giovane frate ha scambiato con il Papa in visita al carcere femminile della Giudecca di Venezia. arole semplici ma familiari, che esprimono il legame che Papa Francesco ha anche con la nostra terra piemontese.
Frate Davide sottolinea: “L’emozione mia è stata tanta, soprattutto per quello che stavano vivendo le donne in questo istituto penitenziario! Molte volte alla settimana condivido assieme ad altri frati, al cappellano e alle suore che lì prestano servizio, dei momenti di preghiera, di ascolto, di semplice vicinanza, amicizia, aiuto dai bisogni più semplici della vita al sostenerle nel reinserimento nella società. Posso dire che dopo alcuni mesi le conosco quasi tutte e spesso condividono con me le loro fatiche, attese e speranze, il desiderio di rincontrare le loro famiglie (la maggior parte di loro sono mamme) e di ritrovare un posto nella società, ricominciare una vita nuova. Ma questo non è facile! La presenza di Papa Francesco qui a Venezia è sta una grande e bella sorpresa! È riconosciuto il legame e la vicinanza che il Papa ha con i detenuti. Li vuole conoscere e raccogliere le loro vite e sofferenze per essere a loro vicino e dare un incoraggiamento, fare sapere che non sono abbandonati”.
Nel suo discorso rivolto alle detenute, Francesco ha ricordato che “il carcere è una realtà dura, e problemi come il sovraffollamento, la carenza di strutture e di risorse, gli episodi di violenza, generano tanta sofferenza. Però può anche diventare un luogo di rinascita, rinascita morale e materiale, in cui la dignità di donne e uomini non è ‘messa in isolamento’.... Per questo è fondamentale che anche il sistema carcerario offra ai detenuti e alle detenute strumenti e spazi di crescita umana, di crescita spirituale, culturale e professionale, creando le premesse per un loro sano reinserimento. Per favore… non isolare la dignità, ma dare nuove possibilità!”.
La visita del Santo Padre è stata una bella occasione di incontro personale con il saluto fatto a tutte le persone che lì vivono ed operano, per spronare e incoraggiare ad andare avanti, e come Francesco ha detto: “Rinnoviamo oggi, io e voi, insieme, la nostra fiducia nel futuro: non chiudere la finestra, per favore, sempre guardare l’orizzonte, sempre guardare il futuro, con la speranza. A me piace pensare la speranza come un’ancora, che è ancorata nel futuro, e noi abbiamo nelle mani la corda e andiamo avanti con la corda ancorata nel futuro. Proponiamoci di cominciare ogni giornata dicendo: “Oggi è il momento adatto”...“Oggi è il giorno giusto”...“Oggi ricomincio”... sempre, per tutta la vita!”.
Il giovane Cappuccino conclude: “Papa Francesco ha regalato all’istituto un’icona della Madonna della tenerezza, perché tutti abbiamo bisogno di una madre che ci guarda con tenerezza, che ci è vicina nei momenti più difficili della vita. Che ascolta le nostre preghiere e le porge ad un Dio che è Padre misericordioso. La visita è poi continuata nel padiglione della biennale incontrando gli artisti, il saluto ai giovani del Triveneto, la Messa in piazza San Marco e la visita alla basilica dove ci sono le spoglie del Santo evangelista. Una giornata indimenticabile! Che segna sicuramente in tante detenute un nuovo inizio, una vita nuova amata e segnata da un’autentica libertà”.

Frate Davide Uziard
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