cuneo

Ricordi di ieri e speranze future: il San Tomaso da collegio a campus

21 aprile 2024

Cuneo

Mi sono riaffacciato alla chiesa del collegio San Tomaso e l’ho ritrovata lì, l’Immacolata, alta sull’altare, benevola, le braccia tese ad accogliere suppliche ed elargire grazie. A quel tempo, le nostre preghiere di ragazzini si concentravano sulle ansie per la valutazione della prova di latino o sull’incognita del compito in classe di matematica. Venivamo incoraggiati nel culto mariano secondo i principi della Compagnia di Gesù e ce ne avvalevamo per proteggerci dai rigori dei Reverendi Padri. Prendo posto tra i banchi e, al di là di qualche rigidità sulla schiena dalla quale ero esente sessant’anni fa, continuo a trovare stretti i sedili e diritti gli schienali; nei cinque anni di collegio vennero consumate prevalentemente le ginocchia. La chiesa è immutata. Niente a che vedere con la grandiosità barocca delle chiese gesuitiche, poiché è una cappella inserita in un collegio. Eppure, nel suo stile eclettico, mi appare, ancor oggi, di una grandiosità trattenuta e di un’essenzialità adorna. <Due ossimori> avrebbe tuonato padre Pierino Boschi torreggiando, in piedi, sulla classe, appoggiato ad una lunga canna, a beneficio degli indisciplinati degli ultimi banchi. Ho varcato il bel portale su via Statuto, dopo tanti anni, avendovi visto affisso il manifesto funebre del mio professore di lettere. Nella saletta di destra, quella dei ricevimenti (non le soirèe, ma i ricevimenti dei genitori per comunicare le sentenze sui figli) padre Boschi giaceva identico, sereno, solo i capelli imbiancati. Per riflesso condizionato mi sono tenuto a distanza, quasi temendo ancora uno scapaccione: quanti errori avrebbe potuto sottolineare il Padre in tutti questi anni! Le autorità coinvolte nel trasferimento alla Fondazione Ospedale Cuneo della residua porzione del fabbricato del collegio intervengono a turno, allineate sobriamente sul presbiterio. Io vedo alle loro spalle un altare che è un tripudio di luci e di fiori e lo sfavillio dei paramenti sacri delle grandi occasioni, indossati dai Padri concelebranti che fanno corona al Rettore. Su un lato, schierati nelle loro tuniche bianche, i “pueri cantores”, e sull’altro, con veste rossa e cotta bianca, nel ruolo di tappezzeria (che assolvevo con compunzione), i cosiddetti “poveri cantori”, volgarmente gli stonati. Mi basta sollevare di poco il capo per scorgere, dalla mia postazione d’invitato, una porzione dell’imponente matroneo, un tempo gremito di teste, al cui accesso vantavano un diritto gli ex collegiali. Oggi deserto ed impolverato locale di deposito. Non ho bisogno di sollevare di più il capo: so già che la volta della navata centrale è ripartita in quindici riquadri, tre per largo e cinque per lungo. In cinque anni ha avuto molte occasioni per rivolgere gli occhi al cielo. La relatrice, architetto Silvia Oberto, anticipando le scoppiettanti trasformazioni alle quali l’edificio verrà sottoposto, ha illustrato la realizzazione, al secondo e al terzo piano, di quaranta unità residenziali dotate di tutti i comfort, destinate all’accoglienza di giovani medici specializzandi. È facile prevedere che spariranno gli scuri corridoi sui quali si affacciavano le stanze dei Padri, che si potevano cogliere piegati sulle scrivanie illuminate dalla lampada da tavolo. Troveranno anche altra collocazione le stampe, un po’ orripilanti, dei Padri torturati dagli Irochesi o decapitati dai Giapponesi. Propongo invece che venga mantenuto il motto che campeggiava sulla smerigliatura dei vetri “hic in procella salus”, giocando sulla doppia accezione della parola latina “salus”. Per noi collegiali, qui era la salvezza dalle nostre tempeste adolescenziali. Per i giovani medici può essere il perseguimento della salute e del benessere in mezzo ai marosi del nostro servizio sanitario nazionale. Da questa felice impresa, anch’io desidero ricavare una personale soddisfazione. Accedere al terrazzo del San Tomaso, trasformato come si vuole, in compagnia di padre Mauro Pasquale, il distillato della nostra classe, per poter ammirare quel meraviglioso panorama sulla piana e sui monti del cuneese, che, invitato a riprodurre dal mio insegnante di disegno, giovane e promettente architetto, mi fruttò un quattro.  
Cuneo Hackaton collegio san tomaso medici specializzandi collegio