Stefano Dho è nato a Cuneo il 9 aprile 1956 e vive Peveragno, ai piedi della Bisalta. È sposato dal 1979 con Loredana, padre di Mattia (compagno di Simona) e nonno felice dei gemelli Filippo e Tommaso.
I suoi genitori?
I miei genitori Nino e Domenica, che hanno già lasciato questa terra, erano agricoltori e si erano sposati nel 1950, abitando sempre nella cascina Madonna di frazione Santa Margherita di Peveragno. Siamo tre figli: Beppe (nato nel 1951), io e Luciano (classe 1959). Ci hanno sempre raccomandato l’onestà e il rispetto per gli altri. Mi ricordo sempre un insegnamento di mio papà, partigiano: “Se necessario, sappiate resistere e mantenete sempre la schiena diritta!”.
I suoi ricordi dell’infanzia?
Elementari nella frazione e medie in Peveragno paese. Nel 1975 mi sono diplomato all’Itis di Cuneo, perito tecnico industriale. I ricordi dell’infanzia sono principalmente cose semplici legate al mondo contadino, oltre con i genitori vivevamo anche con i nonni e per noi era una grande festa quando andavamo al santuario di Fontanelle o a Sant’Anna di Vinadio... Altrochè le ferie di oggi! Fin dalla giovane età, venivamo occupati in lavori agricoli leggeri.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da bambino non avevo grosse aspettative, ero impegnato e portato per lo studio: la televisione (che a casa nostra è arrivata negli anni Sessanta) mi affascinava per le interpretazioni degli attori nella professione degli avvocati.
Quando ha iniziato a lavorare?
Ho iniziato nel 1975 in una industria di macchine agricole di Boves e nel 1980 sono entrato a far parte delle Poste, dove sono rimasto fino al 2018.
I suoi ricordi delle Poste?
Il primo di dipendente aziendale, quale tecnico delle telecomunicazioni, con i primi tre anni a Torino; il secondo, di circa 20 anni, come segretario provinciale della Uil Post di Cuneo.
Le Poste, che lei ben conosce, come sono cambiate?
Sono cambiate molto in questi ultimi anni. Rispetto a un tempo dove si lavorava molto su lettere e cartoline e attività ordinarie di ufficio (bollettini e buoni postali) oggi anche per ragioni di mercato globalizzato l’attività prevalente è il commerciale ed il bancoposta. Per il recapito la consegna principale è praticata sui pacchi. In queste ultime settimane siamo preoccupati per una scelta che il governo vuole attuare in termini di privatizzazione della società che riteniamo grave per il servizio universale ed i piccoli Comuni di montagna e collina. Resta il fatto che la nuova Spa Poste ha mantenuto nella nostra provincia 270 uffici (patrimonio da non perdere) e negli ultimi 20 ha avuto, anche senza privatizzare, buoni utili di bilancio.
Perchè lei si è impegnato nel sindacato?
Innanzitutto perché credo nell’associazionismo quale organizzazione di tutela di interessi collettivi, e poi perché, dopo aver frequentato la segreteria cuneese della Uil Post con il segretario di allora Beppe Rossotti (zio di mia moglie), sono stato gradatamente avviato, con gradimento personale, ai lavori sindacali (in modo particolare per quanto i contratti e l’assistenza).
Che cosa fa oggi?
Oggi sono pensionato, continuo a collaborare con il sindacato e nel tempo libero curo, per passione, un discreto appezzamento di castagne oltre a fare, con tanto entusiamo, il nonno!
Una sua giornata tipo?
Al mattino, in modalità di lavoro agile (smart working), curo l’attività sindacale da casa e oltre agli impegni di famiglia, leggo anche molto. Al pomeriggio sono regolarmente in ufficio a Cuneo, per appuntamenti e lavori di segreteria.
Lei è stato sindaco di Peveragno: cosa resta in lei di quella esperienza?
Ho fatto il sindaco di Peveragno dal 1995 al 2004. Tante sono le cose che sono rimaste di quella bella esperienza. Due su tutte: la prima, le tante opere realizzate per la difesa del territorio. La seconda, è correlata alle tante iniziative che abbiamo realizzato a favore del terzo settore. Nei paesi medio piccoli come il nostro, di circa 6.000 abitanti, il volontariato è fondamentale per il buon governo della comunità. Ricordo con piacere la realizzazione delle sedi per le associazioni e la costante vicinanza amministrativa a: Croce Rossa, Protezione Civile, Antincendi boschivi, Avis, Pro Loco, volontari per Rsa, attività culturali, sportive e frazionali.
Il mondo di oggi le piace?
Nel mondo odierno ci cono cose che mi piacciono e altre no. Resta il fatto che qui viviamo, ma soprattutto vivono e crescono i nostri figli e i nostri nipoti, pertanto dobbiamo dare il nostro contributo per migliorare le cose che non ci piacciono: e mi riferisco in modo particolare al problema ambientale dove il rischio (o le situazioni devastanti) sono prodotti dalla attività umana, e non dalle conseguenti calamità naturali.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
La famiglia!
Cosa ci attende dopo questa vita?
Non lo so e questo proposito condivido quanto scriveva don Stefano Dho, mio zio sacerdote. Lui terminava sempre le sue quotidiane pagine di diario con la locuzione latina: ‘Fiat voluntas tua’.
paesi
Stefano Dho è nato a Cuneo il 9 aprile 1956 e vive Peveragno, ai piedi della Bisalta. È sposato dal 1979 con Loredana, padre di Mattia (compagno di Simona) e nonno felice dei gemelli Filippo e Tommaso.
I suoi genitori?
I miei genitori Nino e Domenica, che hanno già lasciato questa terra, erano agricoltori e si erano sposati nel 1950, abitando sempre nella cascina Madonna di frazione Santa Margherita di Peveragno. Siamo tre figli: Beppe (nato nel 1951), io e Luciano (classe 1959). Ci hanno sempre raccomandato l’onestà e il rispetto per gli altri. Mi ricordo sempre un insegnamento di mio papà, partigiano: “Se necessario, sappiate resistere e mantenete sempre la schiena diritta!”.
I suoi ricordi dell’infanzia?
Elementari nella frazione e medie in Peveragno paese. Nel 1975 mi sono diplomato all’Itis di Cuneo, perito tecnico industriale. I ricordi dell’infanzia sono principalmente cose semplici legate al mondo contadino, oltre con i genitori vivevamo anche con i nonni e per noi era una grande festa quando andavamo al santuario di Fontanelle o a Sant’Anna di Vinadio... Altrochè le ferie di oggi! Fin dalla giovane età, venivamo occupati in lavori agricoli leggeri.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da bambino non avevo grosse aspettative, ero impegnato e portato per lo studio: la televisione (che a casa nostra è arrivata negli anni Sessanta) mi affascinava per le interpretazioni degli attori nella professione degli avvocati.
Quando ha iniziato a lavorare?
Ho iniziato nel 1975 in una industria di macchine agricole di Boves e nel 1980 sono entrato a far parte delle Poste, dove sono rimasto fino al 2018.
I suoi ricordi delle Poste?
Il primo di dipendente aziendale, quale tecnico delle telecomunicazioni, con i primi tre anni a Torino; il secondo, di circa 20 anni, come segretario provinciale della Uil Post di Cuneo.
Le Poste, che lei ben conosce, come sono cambiate?
Sono cambiate molto in questi ultimi anni. Rispetto a un tempo dove si lavorava molto su lettere e cartoline e attività ordinarie di ufficio (bollettini e buoni postali) oggi anche per ragioni di mercato globalizzato l’attività prevalente è il commerciale ed il bancoposta. Per il recapito la consegna principale è praticata sui pacchi. In queste ultime settimane siamo preoccupati per una scelta che il governo vuole attuare in termini di privatizzazione della società che riteniamo grave per il servizio universale ed i piccoli Comuni di montagna e collina. Resta il fatto che la nuova Spa Poste ha mantenuto nella nostra provincia 270 uffici (patrimonio da non perdere) e negli ultimi 20 ha avuto, anche senza privatizzare, buoni utili di bilancio.
Perchè lei si è impegnato nel sindacato?
Innanzitutto perché credo nell’associazionismo quale organizzazione di tutela di interessi collettivi, e poi perché, dopo aver frequentato la segreteria cuneese della Uil Post con il segretario di allora Beppe Rossotti (zio di mia moglie), sono stato gradatamente avviato, con gradimento personale, ai lavori sindacali (in modo particolare per quanto i contratti e l’assistenza).
Che cosa fa oggi?
Oggi sono pensionato, continuo a collaborare con il sindacato e nel tempo libero curo, per passione, un discreto appezzamento di castagne oltre a fare, con tanto entusiamo, il nonno!
Una sua giornata tipo?
Al mattino, in modalità di lavoro agile (smart working), curo l’attività sindacale da casa e oltre agli impegni di famiglia, leggo anche molto. Al pomeriggio sono regolarmente in ufficio a Cuneo, per appuntamenti e lavori di segreteria.
Lei è stato sindaco di Peveragno: cosa resta in lei di quella esperienza?
Ho fatto il sindaco di Peveragno dal 1995 al 2004. Tante sono le cose che sono rimaste di quella bella esperienza. Due su tutte: la prima, le tante opere realizzate per la difesa del territorio. La seconda, è correlata alle tante iniziative che abbiamo realizzato a favore del terzo settore. Nei paesi medio piccoli come il nostro, di circa 6.000 abitanti, il volontariato è fondamentale per il buon governo della comunità. Ricordo con piacere la realizzazione delle sedi per le associazioni e la costante vicinanza amministrativa a: Croce Rossa, Protezione Civile, Antincendi boschivi, Avis, Pro Loco, volontari per Rsa, attività culturali, sportive e frazionali.
Il mondo di oggi le piace?
Nel mondo odierno ci cono cose che mi piacciono e altre no. Resta il fatto che qui viviamo, ma soprattutto vivono e crescono i nostri figli e i nostri nipoti, pertanto dobbiamo dare il nostro contributo per migliorare le cose che non ci piacciono: e mi riferisco in modo particolare al problema ambientale dove il rischio (o le situazioni devastanti) sono prodotti dalla attività umana, e non dalle conseguenti calamità naturali.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
La famiglia!
Cosa ci attende dopo questa vita?
Non lo so e questo proposito condivido quanto scriveva don Stefano Dho, mio zio sacerdote. Lui terminava sempre le sue quotidiane pagine di diario con la locuzione latina: ‘Fiat voluntas tua’.
“Resistere e mantenere sempre la schiena diritta!”
16 marzo 2024
Cuneo
Stefano Dho è nato a Cuneo il 9 aprile 1956 e vive Peveragno, ai piedi della Bisalta. È sposato dal 1979 con Loredana, padre di Mattia (compagno di Simona) e nonno felice dei gemelli Filippo e Tommaso.
I suoi genitori?
I miei genitori Nino e Domenica, che hanno già lasciato questa terra, erano agricoltori e si erano sposati nel 1950, abitando sempre nella cascina Madonna di frazione Santa Margherita di Peveragno. Siamo tre figli: Beppe (nato nel 1951), io e Luciano (classe 1959). Ci hanno sempre raccomandato l’onestà e il rispetto per gli altri. Mi ricordo sempre un insegnamento di mio papà, partigiano: “Se necessario, sappiate resistere e mantenete sempre la schiena diritta!”.
I suoi ricordi dell’infanzia?
Elementari nella frazione e medie in Peveragno paese. Nel 1975 mi sono diplomato all’Itis di Cuneo, perito tecnico industriale. I ricordi dell’infanzia sono principalmente cose semplici legate al mondo contadino, oltre con i genitori vivevamo anche con i nonni e per noi era una grande festa quando andavamo al santuario di Fontanelle o a Sant’Anna di Vinadio... Altrochè le ferie di oggi! Fin dalla giovane età, venivamo occupati in lavori agricoli leggeri.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da bambino non avevo grosse aspettative, ero impegnato e portato per lo studio: la televisione (che a casa nostra è arrivata negli anni Sessanta) mi affascinava per le interpretazioni degli attori nella professione degli avvocati.
Quando ha iniziato a lavorare?
Ho iniziato nel 1975 in una industria di macchine agricole di Boves e nel 1980 sono entrato a far parte delle Poste, dove sono rimasto fino al 2018.
I suoi ricordi delle Poste?
Il primo di dipendente aziendale, quale tecnico delle telecomunicazioni, con i primi tre anni a Torino; il secondo, di circa 20 anni, come segretario provinciale della Uil Post di Cuneo.
Le Poste, che lei ben conosce, come sono cambiate?
Sono cambiate molto in questi ultimi anni. Rispetto a un tempo dove si lavorava molto su lettere e cartoline e attività ordinarie di ufficio (bollettini e buoni postali) oggi anche per ragioni di mercato globalizzato l’attività prevalente è il commerciale ed il bancoposta. Per il recapito la consegna principale è praticata sui pacchi. In queste ultime settimane siamo preoccupati per una scelta che il governo vuole attuare in termini di privatizzazione della società che riteniamo grave per il servizio universale ed i piccoli Comuni di montagna e collina. Resta il fatto che la nuova Spa Poste ha mantenuto nella nostra provincia 270 uffici (patrimonio da non perdere) e negli ultimi 20 ha avuto, anche senza privatizzare, buoni utili di bilancio.
Perchè lei si è impegnato nel sindacato?
Innanzitutto perché credo nell’associazionismo quale organizzazione di tutela di interessi collettivi, e poi perché, dopo aver frequentato la segreteria cuneese della Uil Post con il segretario di allora Beppe Rossotti (zio di mia moglie), sono stato gradatamente avviato, con gradimento personale, ai lavori sindacali (in modo particolare per quanto i contratti e l’assistenza).
Che cosa fa oggi?
Oggi sono pensionato, continuo a collaborare con il sindacato e nel tempo libero curo, per passione, un discreto appezzamento di castagne oltre a fare, con tanto entusiamo, il nonno!
Una sua giornata tipo?
Al mattino, in modalità di lavoro agile (smart working), curo l’attività sindacale da casa e oltre agli impegni di famiglia, leggo anche molto. Al pomeriggio sono regolarmente in ufficio a Cuneo, per appuntamenti e lavori di segreteria.
Lei è stato sindaco di Peveragno: cosa resta in lei di quella esperienza?
Ho fatto il sindaco di Peveragno dal 1995 al 2004. Tante sono le cose che sono rimaste di quella bella esperienza. Due su tutte: la prima, le tante opere realizzate per la difesa del territorio. La seconda, è correlata alle tante iniziative che abbiamo realizzato a favore del terzo settore. Nei paesi medio piccoli come il nostro, di circa 6.000 abitanti, il volontariato è fondamentale per il buon governo della comunità. Ricordo con piacere la realizzazione delle sedi per le associazioni e la costante vicinanza amministrativa a: Croce Rossa, Protezione Civile, Antincendi boschivi, Avis, Pro Loco, volontari per Rsa, attività culturali, sportive e frazionali.
Il mondo di oggi le piace?
Nel mondo odierno ci cono cose che mi piacciono e altre no. Resta il fatto che qui viviamo, ma soprattutto vivono e crescono i nostri figli e i nostri nipoti, pertanto dobbiamo dare il nostro contributo per migliorare le cose che non ci piacciono: e mi riferisco in modo particolare al problema ambientale dove il rischio (o le situazioni devastanti) sono prodotti dalla attività umana, e non dalle conseguenti calamità naturali.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
La famiglia!
Cosa ci attende dopo questa vita?
Non lo so e questo proposito condivido quanto scriveva don Stefano Dho, mio zio sacerdote. Lui terminava sempre le sue quotidiane pagine di diario con la locuzione latina: ‘Fiat voluntas tua’.