Sara Bezzi, 30 anni, originaria dell’Algeria, è arrivata a Sondrio a 14 anni e ha studiato Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali a Bologna. Si è poi trasferita nella provincia di Cuneo, dove ha lavorato con cooperative sociali e associazioni del Terzo Settore, prendendo parte a progetti riguardanti la creazione di comunità territoriali e l’economia circolare. Attualmente è al secondo anno di Economia a Torino e fa parte del progetto Sgasà.
Com’è nato il progetto?
Nel 2019 ero andata a fare una formazione sull’economia circolare a Firenze con l’associazione LVIA di Cuneo. Sul treno, con il gruppo del Piemonte con cui ero partita, ho trovato dei volantini di Mind Club, una call di Compagnia di San Paolo, che chiedeva a giovani under30 di proporsi con idee di cambiamento riguardanti l’ambiente o altri settori. Con un ragazzo del gruppo e un paio di altre persone abbiamo candidato l’idea di Sgasà, con l’obiettivo di creare un gruppo che mettesse insieme piccoli produttori della provincia di Cuneo con i concittadini, sensibilizzando rispetto alla tematica dell’alimentazione sostenibile.
Cos’è successo poi?
Dopo una prima selezione che ci ha permesso di iscriverci al bando, abbiamo vinto e il progetto è stato poi effettivamente realizzato nel biennio 2021/22, con LVIA come capofila, AICA, NEMO, CSSM, il Comune di Mondovì e di Saluzzo e altri soggetti come partner. Il progetto era partito sulle zone di Saluzzo e Mondovì, facendo anche delle attività a Cuneo, ma poi ci siamo resi conto che il territorio era troppo ampio perché si potesse raggiungere un livello di fidelizzazione importante, quindi abbiamo deciso, a metà del 2023, di concentrare le energie nel Monregalese.
Come si è sviluppato il progetto?
Negli anni del finanziamento di Compagnia di San Paolo abbiamo svolto attività di sensibilizzazione, eventi informativi e laboratori. Abbiamo acquistato un furgone elettrico, anche grazie ad un contributo della Cassa di Risparmio di Saluzzo, e abbiamo lanciato un paniere di prodotti selezionati dopo una fase di mappatura di produttori locali, cercando quindi di aumentare la circolazione di prodotti del territorio, anche con la partecipazione a fiere.
Cosa significa fare una “mappatura” delle aziende?
Abbiamo preso le liste delle aziende e le abbiamo selezionate applicando alcuni parametri, soprattutto per la grandezza, dato che ci siamo rivolti solo a piccoli produttori. Abbiamo poi inviato loro un questionario, ricevendo circa una sessantina di risposte e nei due anni successivi al primo contatto abbiamo ricevuto feedback da altre aziende, anche se ad oggi rimangono ancorati fedelmente una ventina di produttori. Per la selezione dei collaboratori ci si basa quindi sulle informazioni fornite e si procede poi con una visita per verificarne la veridicità.
Cos’è successo dopo il primo biennio?
Ora siamo diventati un ramo dell’associazione MondoQui e, finito il primo progetto finanziato, con Compagnia di San Paolo abbiamo scritto un piano di sostenibilità economica per poter proseguire e, entro maggio, dovremo capire quali sono le attività da portare avanti. Innanzitutto, abbiamo provato a trovare strategie per migliorare gli aspetti più critici. Legandoci al fatto della disgregazione territoriale, ci piacerebbe lavorare molto di più sul territorio, creando un legame con le persone, mentre pensiamo di aver fatto un grande lavoro con i produttori. Abbiamo poi scritto e vinto un progetto di Fondazione CRC, chiamato “Piatti volanti” per la creazione di una “stoviglioteca”, una biblioteca di stoviglie.
In cosa consiste?
Creeremo a Mondovì e Roccaforte una banca di piatti, bicchieri e forchette e inseriremo in un sito la possibilità di prenotarli. Le persone, per eventi, feste o altro, potranno prenotare le stoviglie, utilizzarle e poi restituirle per il lavaggio, anziché comprare quelle usa e getta. Il biodegradabile può avere ancora un costo elevato e non è sempre al 100% smaltibile e questo è quindi un modo per cercare di ridurre i rifiuti.
Il progetto com’è percepito dalle persone?
Le persone sono molto interessate alle iniziative che portiamo avanti, anche se i prodotti che proponiamo, essendo di qualità, hanno un prezzo alto rispetto alla media. La sfida è quella di far percepire il valore di questi articoli e la parte di sensibilizzazione ha avuto degli ottimi risultati. L’idea adesso è di lavorare ancora di più sulla comunicazione per dare voce alla nostra rete.
Perché un’iniziativa del genere può essere utile per il territorio?
Abbiamo scelto di lavorare sull’alimentazione come pretesto, ma siamo partiti con questa domanda: “Rendendoci conto del cambiamento climatico e di tutta la mole di informazioni che ci arriva, come possiamo lasciare la nostra impronta ed essere incisivi? ”. Ci siamo sempre sentiti piccoli e impotenti di fronte a questi aspetti, però una delle attività che l’essere umano fa per sopravvivere è mangiare, quindi se lavoriamo su un’alimentazione sana, che rispetta l’ambiente e le persone, se cerchiamo la socialità, possiamo già fare un passo verso il cambiamento. Ecco perché l’alimentazione è un mezzo per un benessere più ampio e collettivo.
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Sara Bezzi, 30 anni, originaria dell’Algeria, è arrivata a Sondrio a 14 anni e ha studiato Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali a Bologna. Si è poi trasferita nella provincia di Cuneo, dove ha lavorato con cooperative sociali e associazioni del Terzo Settore, prendendo parte a progetti riguardanti la creazione di comunità territoriali e l’economia circolare. Attualmente è al secondo anno di Economia a Torino e fa parte del progetto Sgasà.
Com’è nato il progetto?
Nel 2019 ero andata a fare una formazione sull’economia circolare a Firenze con l’associazione LVIA di Cuneo. Sul treno, con il gruppo del Piemonte con cui ero partita, ho trovato dei volantini di Mind Club, una call di Compagnia di San Paolo, che chiedeva a giovani under30 di proporsi con idee di cambiamento riguardanti l’ambiente o altri settori. Con un ragazzo del gruppo e un paio di altre persone abbiamo candidato l’idea di Sgasà, con l’obiettivo di creare un gruppo che mettesse insieme piccoli produttori della provincia di Cuneo con i concittadini, sensibilizzando rispetto alla tematica dell’alimentazione sostenibile.
Cos’è successo poi?
Dopo una prima selezione che ci ha permesso di iscriverci al bando, abbiamo vinto e il progetto è stato poi effettivamente realizzato nel biennio 2021/22, con LVIA come capofila, AICA, NEMO, CSSM, il Comune di Mondovì e di Saluzzo e altri soggetti come partner. Il progetto era partito sulle zone di Saluzzo e Mondovì, facendo anche delle attività a Cuneo, ma poi ci siamo resi conto che il territorio era troppo ampio perché si potesse raggiungere un livello di fidelizzazione importante, quindi abbiamo deciso, a metà del 2023, di concentrare le energie nel Monregalese.
Come si è sviluppato il progetto?
Negli anni del finanziamento di Compagnia di San Paolo abbiamo svolto attività di sensibilizzazione, eventi informativi e laboratori. Abbiamo acquistato un furgone elettrico, anche grazie ad un contributo della Cassa di Risparmio di Saluzzo, e abbiamo lanciato un paniere di prodotti selezionati dopo una fase di mappatura di produttori locali, cercando quindi di aumentare la circolazione di prodotti del territorio, anche con la partecipazione a fiere.
Cosa significa fare una “mappatura” delle aziende?
Abbiamo preso le liste delle aziende e le abbiamo selezionate applicando alcuni parametri, soprattutto per la grandezza, dato che ci siamo rivolti solo a piccoli produttori. Abbiamo poi inviato loro un questionario, ricevendo circa una sessantina di risposte e nei due anni successivi al primo contatto abbiamo ricevuto feedback da altre aziende, anche se ad oggi rimangono ancorati fedelmente una ventina di produttori. Per la selezione dei collaboratori ci si basa quindi sulle informazioni fornite e si procede poi con una visita per verificarne la veridicità.
Cos’è successo dopo il primo biennio?
Ora siamo diventati un ramo dell’associazione MondoQui e, finito il primo progetto finanziato, con Compagnia di San Paolo abbiamo scritto un piano di sostenibilità economica per poter proseguire e, entro maggio, dovremo capire quali sono le attività da portare avanti. Innanzitutto, abbiamo provato a trovare strategie per migliorare gli aspetti più critici. Legandoci al fatto della disgregazione territoriale, ci piacerebbe lavorare molto di più sul territorio, creando un legame con le persone, mentre pensiamo di aver fatto un grande lavoro con i produttori. Abbiamo poi scritto e vinto un progetto di Fondazione CRC, chiamato “Piatti volanti” per la creazione di una “stoviglioteca”, una biblioteca di stoviglie.
In cosa consiste?
Creeremo a Mondovì e Roccaforte una banca di piatti, bicchieri e forchette e inseriremo in un sito la possibilità di prenotarli. Le persone, per eventi, feste o altro, potranno prenotare le stoviglie, utilizzarle e poi restituirle per il lavaggio, anziché comprare quelle usa e getta. Il biodegradabile può avere ancora un costo elevato e non è sempre al 100% smaltibile e questo è quindi un modo per cercare di ridurre i rifiuti.
Il progetto com’è percepito dalle persone?
Le persone sono molto interessate alle iniziative che portiamo avanti, anche se i prodotti che proponiamo, essendo di qualità, hanno un prezzo alto rispetto alla media. La sfida è quella di far percepire il valore di questi articoli e la parte di sensibilizzazione ha avuto degli ottimi risultati. L’idea adesso è di lavorare ancora di più sulla comunicazione per dare voce alla nostra rete.
Perché un’iniziativa del genere può essere utile per il territorio?
Abbiamo scelto di lavorare sull’alimentazione come pretesto, ma siamo partiti con questa domanda: “Rendendoci conto del cambiamento climatico e di tutta la mole di informazioni che ci arriva, come possiamo lasciare la nostra impronta ed essere incisivi? ”. Ci siamo sempre sentiti piccoli e impotenti di fronte a questi aspetti, però una delle attività che l’essere umano fa per sopravvivere è mangiare, quindi se lavoriamo su un’alimentazione sana, che rispetta l’ambiente e le persone, se cerchiamo la socialità, possiamo già fare un passo verso il cambiamento. Ecco perché l’alimentazione è un mezzo per un benessere più ampio e collettivo.
Sara e il “progetto Sgasà”
02 marzo 2024
Cuneo
Sara Bezzi, 30 anni, originaria dell’Algeria, è arrivata a Sondrio a 14 anni e ha studiato Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali a Bologna. Si è poi trasferita nella provincia di Cuneo, dove ha lavorato con cooperative sociali e associazioni del Terzo Settore, prendendo parte a progetti riguardanti la creazione di comunità territoriali e l’economia circolare. Attualmente è al secondo anno di Economia a Torino e fa parte del progetto Sgasà.
Com’è nato il progetto?
Nel 2019 ero andata a fare una formazione sull’economia circolare a Firenze con l’associazione LVIA di Cuneo. Sul treno, con il gruppo del Piemonte con cui ero partita, ho trovato dei volantini di Mind Club, una call di Compagnia di San Paolo, che chiedeva a giovani under30 di proporsi con idee di cambiamento riguardanti l’ambiente o altri settori. Con un ragazzo del gruppo e un paio di altre persone abbiamo candidato l’idea di Sgasà, con l’obiettivo di creare un gruppo che mettesse insieme piccoli produttori della provincia di Cuneo con i concittadini, sensibilizzando rispetto alla tematica dell’alimentazione sostenibile.
Cos’è successo poi?
Dopo una prima selezione che ci ha permesso di iscriverci al bando, abbiamo vinto e il progetto è stato poi effettivamente realizzato nel biennio 2021/22, con LVIA come capofila, AICA, NEMO, CSSM, il Comune di Mondovì e di Saluzzo e altri soggetti come partner. Il progetto era partito sulle zone di Saluzzo e Mondovì, facendo anche delle attività a Cuneo, ma poi ci siamo resi conto che il territorio era troppo ampio perché si potesse raggiungere un livello di fidelizzazione importante, quindi abbiamo deciso, a metà del 2023, di concentrare le energie nel Monregalese.
Come si è sviluppato il progetto?
Negli anni del finanziamento di Compagnia di San Paolo abbiamo svolto attività di sensibilizzazione, eventi informativi e laboratori. Abbiamo acquistato un furgone elettrico, anche grazie ad un contributo della Cassa di Risparmio di Saluzzo, e abbiamo lanciato un paniere di prodotti selezionati dopo una fase di mappatura di produttori locali, cercando quindi di aumentare la circolazione di prodotti del territorio, anche con la partecipazione a fiere.
Cosa significa fare una “mappatura” delle aziende?
Abbiamo preso le liste delle aziende e le abbiamo selezionate applicando alcuni parametri, soprattutto per la grandezza, dato che ci siamo rivolti solo a piccoli produttori. Abbiamo poi inviato loro un questionario, ricevendo circa una sessantina di risposte e nei due anni successivi al primo contatto abbiamo ricevuto feedback da altre aziende, anche se ad oggi rimangono ancorati fedelmente una ventina di produttori. Per la selezione dei collaboratori ci si basa quindi sulle informazioni fornite e si procede poi con una visita per verificarne la veridicità.
Cos’è successo dopo il primo biennio?
Ora siamo diventati un ramo dell’associazione MondoQui e, finito il primo progetto finanziato, con Compagnia di San Paolo abbiamo scritto un piano di sostenibilità economica per poter proseguire e, entro maggio, dovremo capire quali sono le attività da portare avanti. Innanzitutto, abbiamo provato a trovare strategie per migliorare gli aspetti più critici. Legandoci al fatto della disgregazione territoriale, ci piacerebbe lavorare molto di più sul territorio, creando un legame con le persone, mentre pensiamo di aver fatto un grande lavoro con i produttori. Abbiamo poi scritto e vinto un progetto di Fondazione CRC, chiamato “Piatti volanti” per la creazione di una “stoviglioteca”, una biblioteca di stoviglie.
In cosa consiste?
Creeremo a Mondovì e Roccaforte una banca di piatti, bicchieri e forchette e inseriremo in un sito la possibilità di prenotarli. Le persone, per eventi, feste o altro, potranno prenotare le stoviglie, utilizzarle e poi restituirle per il lavaggio, anziché comprare quelle usa e getta. Il biodegradabile può avere ancora un costo elevato e non è sempre al 100% smaltibile e questo è quindi un modo per cercare di ridurre i rifiuti.
Il progetto com’è percepito dalle persone?
Le persone sono molto interessate alle iniziative che portiamo avanti, anche se i prodotti che proponiamo, essendo di qualità, hanno un prezzo alto rispetto alla media. La sfida è quella di far percepire il valore di questi articoli e la parte di sensibilizzazione ha avuto degli ottimi risultati. L’idea adesso è di lavorare ancora di più sulla comunicazione per dare voce alla nostra rete.
Perché un’iniziativa del genere può essere utile per il territorio?
Abbiamo scelto di lavorare sull’alimentazione come pretesto, ma siamo partiti con questa domanda: “Rendendoci conto del cambiamento climatico e di tutta la mole di informazioni che ci arriva, come possiamo lasciare la nostra impronta ed essere incisivi? ”. Ci siamo sempre sentiti piccoli e impotenti di fronte a questi aspetti, però una delle attività che l’essere umano fa per sopravvivere è mangiare, quindi se lavoriamo su un’alimentazione sana, che rispetta l’ambiente e le persone, se cerchiamo la socialità, possiamo già fare un passo verso il cambiamento. Ecco perché l’alimentazione è un mezzo per un benessere più ampio e collettivo.