( foto Agensir)
Essere d’esempio è importante, proprio perché come umani impariamo soprattutto dalla testimonianza attiva dei nostri simili. Esemplare è stato l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a difesa della libertà di espressione, dopo le cariche della Polizia a Pisa, contro la manifestazione di ragazzini liceali, respinti a manganellate e mandati all’ospedale.
Essere un buon esempio significa in questo caso rispettare le regole del gioco democratico, per cui tanti sono morti, anche qui a Cuneo, culla della Resistenza antifascista, e per cui tanti hanno lavorato in Europa sull’esempio di individui illuminati come Adenauer, De Gasperi, Spinelli, Monnet, Schuman, che hanno creduto che ci possa essere un altro modo di essere società civile, che prescinda da sangue, violenza, sopraffazione. Molti di noi vogliono continuare ad essere i degni eredi di quella scala valoriale, che ha come fondamento il diritto al dissenso e il rispetto delle opinioni altrui. Sono valori irrinunciabili, ma di questi tempi sotto attacco: per insicurezza, paura, eccesso di zelo, interessi di varia natura, malafede. Gli adolescenti, ma non solo loro, si chiedono perché si insegni che anche il conflitto debba avere le sue regole, come stabilito dal diritto internazionale, per esempio rispetto alla necessità che la risposta armata sia proporzionale all’aggressione ricevuta o al divieto di attacchi indiscriminati, e poi invece le cose vadano diversamente. Manifestano per dire che a loro questa incoerenza non va bene e per svegliare le coscienze assopite.
A Cuneo un insegnante del Liceo ha staccato con veemenza uno striscione appeso dagli studenti che recava scritto “Stop al genocidio”. Pur avendo chiarito in seguito le sue intenzioni, la modalità di intervento gestuale e verbale è arrivata come inadeguata al dialogo educativo, che non può prescindere dall’esempio di come si dialoga, a prescindere dal tema.
editoriale
( foto Agensir)
Essere d’esempio è importante, proprio perché come umani impariamo soprattutto dalla testimonianza attiva dei nostri simili. Esemplare è stato l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a difesa della libertà di espressione, dopo le cariche della Polizia a Pisa, contro la manifestazione di ragazzini liceali, respinti a manganellate e mandati all’ospedale.
Essere un buon esempio significa in questo caso rispettare le regole del gioco democratico, per cui tanti sono morti, anche qui a Cuneo, culla della Resistenza antifascista, e per cui tanti hanno lavorato in Europa sull’esempio di individui illuminati come Adenauer, De Gasperi, Spinelli, Monnet, Schuman, che hanno creduto che ci possa essere un altro modo di essere società civile, che prescinda da sangue, violenza, sopraffazione. Molti di noi vogliono continuare ad essere i degni eredi di quella scala valoriale, che ha come fondamento il diritto al dissenso e il rispetto delle opinioni altrui. Sono valori irrinunciabili, ma di questi tempi sotto attacco: per insicurezza, paura, eccesso di zelo, interessi di varia natura, malafede. Gli adolescenti, ma non solo loro, si chiedono perché si insegni che anche il conflitto debba avere le sue regole, come stabilito dal diritto internazionale, per esempio rispetto alla necessità che la risposta armata sia proporzionale all’aggressione ricevuta o al divieto di attacchi indiscriminati, e poi invece le cose vadano diversamente. Manifestano per dire che a loro questa incoerenza non va bene e per svegliare le coscienze assopite.
A Cuneo un insegnante del Liceo ha staccato con veemenza uno striscione appeso dagli studenti che recava scritto “Stop al genocidio”. Pur avendo chiarito in seguito le sue intenzioni, la modalità di intervento gestuale e verbale è arrivata come inadeguata al dialogo educativo, che non può prescindere dall’esempio di come si dialoga, a prescindere dal tema.
Esempi
02 marzo 2024
Cuneo
( foto Agensir)
Essere d’esempio è importante, proprio perché come umani impariamo soprattutto dalla testimonianza attiva dei nostri simili. Esemplare è stato l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a difesa della libertà di espressione, dopo le cariche della Polizia a Pisa, contro la manifestazione di ragazzini liceali, respinti a manganellate e mandati all’ospedale.
Essere un buon esempio significa in questo caso rispettare le regole del gioco democratico, per cui tanti sono morti, anche qui a Cuneo, culla della Resistenza antifascista, e per cui tanti hanno lavorato in Europa sull’esempio di individui illuminati come Adenauer, De Gasperi, Spinelli, Monnet, Schuman, che hanno creduto che ci possa essere un altro modo di essere società civile, che prescinda da sangue, violenza, sopraffazione. Molti di noi vogliono continuare ad essere i degni eredi di quella scala valoriale, che ha come fondamento il diritto al dissenso e il rispetto delle opinioni altrui. Sono valori irrinunciabili, ma di questi tempi sotto attacco: per insicurezza, paura, eccesso di zelo, interessi di varia natura, malafede. Gli adolescenti, ma non solo loro, si chiedono perché si insegni che anche il conflitto debba avere le sue regole, come stabilito dal diritto internazionale, per esempio rispetto alla necessità che la risposta armata sia proporzionale all’aggressione ricevuta o al divieto di attacchi indiscriminati, e poi invece le cose vadano diversamente. Manifestano per dire che a loro questa incoerenza non va bene e per svegliare le coscienze assopite.
A Cuneo un insegnante del Liceo ha staccato con veemenza uno striscione appeso dagli studenti che recava scritto “Stop al genocidio”. Pur avendo chiarito in seguito le sue intenzioni, la modalità di intervento gestuale e verbale è arrivata come inadeguata al dialogo educativo, che non può prescindere dall’esempio di come si dialoga, a prescindere dal tema.