editoriale

Cortese

24 febbraio 2024

Cuneo

la nascita del femminismo medievale “Cortese” è l’amore, secondo Maria di Champagne (1145 – 1198), non tanto nel senso di “nato a corte”, quanto in quello di “tipico delle anime capaci di gentilezza”. L’amore di cui Maria parla a più riprese - nei suoi “Lais”, 12 racconti in versi sulla condizione della donna in età feudale, e nei testi che lei stessa ispirò a Chretien de Troy (Lancillotto) e ad Andrea Cappellano (De amore), implica alla fine la stessa cosa: un cambiamento culturale. Con le invasioni germaniche la condizione della donna nell’Europa medievale peggiorò drasticamente: matrimoni forzati, minaccia costante di stupro, segregazione. Maria invece vuole che si parli di libertà: di essere e di amare. La sua visione dell’amore non era un capriccio sentimentale, ma mirava alla riforma generale dei rapporti sociali, imbarbariti dalle dure leggi feudali. La rivoluzione sociale fallisce, ma la sua nuova grammatica delle relazioni e dell’amore diventa virale e apre alle donne le corti europee. Allora, come ora, nei regni dove a corte sedevano anche le donne, l’economia girava e la cultura diveniva una chiave per aprire nuove porte. Dove le donne restavano represse, invece, sopravviveva il peggio della società feudale. La riforma doveva partire dalla famiglia, dal matrimonio, dalle relazioni uomo-donna. Scrive Maria: “l’amore non è un baratto”. Non si compra, non si scambia. Non esiste un diritto a essere amati. Solo migliorando sé stessi si diventa nobili d’animo e dunque amabili. Nessuno può pensare di essere amabile senza prima adeguarsi a una precisa scala di valori, necessari allo “sbrutamento”. Di questo scrive la storica Chiara Mercuri nel libro coinvolgente appena uscito per Einaudi “Il femminismo nel Medioevo”: si rimette al centro un’intellettuale dimenticata, per cui era chiaro che quando si parla d’amore a contare è la mentalità con la quale gli ci si accosta. L’autrice attualizza un discorso antico, che ci dà appuntamento anche oggi.  
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