(foto Pixabay)
“Una delle cose che purtroppo ho imparato tardi è a lasciar andare. Dal saper lasciar andare dipende una quota importante della nostra felicità”.
Così dice Alessandro Baricco, in una recente intervista televisiva, in cui parla a ruota libera della malattia grave - con cui convive da qualche anno - che l’ha trattenuto in ospedale l’estate scorsa, indebolendolo al punto da rendergli impraticabile il gesto necessario a muovere lo spazzolino sui denti.
Fondatore della Scuola Holden di Torino, scrittore, riferimento culturale ad ampio raggio, è stato soprattutto un uomo focalizzato sui suoi obiettivi, poco incline a mollare la presa.
“Ora c’è questa lentezza”, dice, riferendosi a quella imposta dalla malattia.
La lentezza, così come la fragilità e la vulnerabilità, ti impedisce di inseguire le cose che si allontanano. Così impari a lasciarle andare per forza. Così, costretto a non inseguire, scopri che altre cose e persone possono finalmente raggiungerti, attraverso un movimento che è l’esatto opposto di quello che hai sempre praticato come se fosse l’unico possibile.
Ascoltando Baricco, tornano in mente alcune riflessioni di N.Gardini, in “Io sono salute”(2023). “Il malato non è la sua malattia. Il malato è un pensatore. Pensa e ripensa tutta la vita, compresa la sua vicenda individuale”. Parlando del corpo, della sua potenza, Baricco lo definisce maestro, per sottolineare che la malattia non è solo una variazione della dimensione della salute, ma una nuova dimensione della vita.
“Il malato è un traduttore” (Gardini), nel senso che trasforma in lingua quotidiana l’idioma straniero della malattia. Trova nuovi modi perché la vita perduta dia luogo a una nuova vita. Mentre nel libro della vita alcuni capitoli si chiudono, altri vengono scritti. Come disse bene Alex Zanaradi: “Mi sono concentrato su quello che è rimasto, non su quello che ho perso”.
editoriale
(foto Pixabay)
“Una delle cose che purtroppo ho imparato tardi è a lasciar andare. Dal saper lasciar andare dipende una quota importante della nostra felicità”.
Così dice Alessandro Baricco, in una recente intervista televisiva, in cui parla a ruota libera della malattia grave - con cui convive da qualche anno - che l’ha trattenuto in ospedale l’estate scorsa, indebolendolo al punto da rendergli impraticabile il gesto necessario a muovere lo spazzolino sui denti.
Fondatore della Scuola Holden di Torino, scrittore, riferimento culturale ad ampio raggio, è stato soprattutto un uomo focalizzato sui suoi obiettivi, poco incline a mollare la presa.
“Ora c’è questa lentezza”, dice, riferendosi a quella imposta dalla malattia.
La lentezza, così come la fragilità e la vulnerabilità, ti impedisce di inseguire le cose che si allontanano. Così impari a lasciarle andare per forza. Così, costretto a non inseguire, scopri che altre cose e persone possono finalmente raggiungerti, attraverso un movimento che è l’esatto opposto di quello che hai sempre praticato come se fosse l’unico possibile.
Ascoltando Baricco, tornano in mente alcune riflessioni di N.Gardini, in “Io sono salute”(2023). “Il malato non è la sua malattia. Il malato è un pensatore. Pensa e ripensa tutta la vita, compresa la sua vicenda individuale”. Parlando del corpo, della sua potenza, Baricco lo definisce maestro, per sottolineare che la malattia non è solo una variazione della dimensione della salute, ma una nuova dimensione della vita.
“Il malato è un traduttore” (Gardini), nel senso che trasforma in lingua quotidiana l’idioma straniero della malattia. Trova nuovi modi perché la vita perduta dia luogo a una nuova vita. Mentre nel libro della vita alcuni capitoli si chiudono, altri vengono scritti. Come disse bene Alex Zanaradi: “Mi sono concentrato su quello che è rimasto, non su quello che ho perso”.
Lasciar andare
09 febbraio 2024
Cuneo
(foto Pixabay)
“Una delle cose che purtroppo ho imparato tardi è a lasciar andare. Dal saper lasciar andare dipende una quota importante della nostra felicità”.
Così dice Alessandro Baricco, in una recente intervista televisiva, in cui parla a ruota libera della malattia grave - con cui convive da qualche anno - che l’ha trattenuto in ospedale l’estate scorsa, indebolendolo al punto da rendergli impraticabile il gesto necessario a muovere lo spazzolino sui denti.
Fondatore della Scuola Holden di Torino, scrittore, riferimento culturale ad ampio raggio, è stato soprattutto un uomo focalizzato sui suoi obiettivi, poco incline a mollare la presa.
“Ora c’è questa lentezza”, dice, riferendosi a quella imposta dalla malattia.
La lentezza, così come la fragilità e la vulnerabilità, ti impedisce di inseguire le cose che si allontanano. Così impari a lasciarle andare per forza. Così, costretto a non inseguire, scopri che altre cose e persone possono finalmente raggiungerti, attraverso un movimento che è l’esatto opposto di quello che hai sempre praticato come se fosse l’unico possibile.
Ascoltando Baricco, tornano in mente alcune riflessioni di N.Gardini, in “Io sono salute”(2023). “Il malato non è la sua malattia. Il malato è un pensatore. Pensa e ripensa tutta la vita, compresa la sua vicenda individuale”. Parlando del corpo, della sua potenza, Baricco lo definisce maestro, per sottolineare che la malattia non è solo una variazione della dimensione della salute, ma una nuova dimensione della vita.
“Il malato è un traduttore” (Gardini), nel senso che trasforma in lingua quotidiana l’idioma straniero della malattia. Trova nuovi modi perché la vita perduta dia luogo a una nuova vita. Mentre nel libro della vita alcuni capitoli si chiudono, altri vengono scritti. Come disse bene Alex Zanaradi: “Mi sono concentrato su quello che è rimasto, non su quello che ho perso”.