Cè in gioco qualcosa di più grande che la qualità della vita e la cura dei territori da cui provenite, che pure meritano ogni sforzo. Da sempre, e anche oggi, sono le aree marginali quelle che possono convertirsi in laboratori di innovazione sociale, a partire da una prospettiva - quella dei margini - che consente di vedere i dinamismi della società in modo diverso, scoprendo opportunità dove altri vedono solo vincoli, o risorse in ciò che altri considerano scarti. Le pratiche sociali innovative, che riscoprono forme di mutualità e reciprocità e che riconfigurano il rapporto con lambiente nella chiave della cura - dalle nuove forme di agricoltura alle esperienze di welfare di comunità - chiedono di essere riconosciute e sostenute, per alimentare un paradigma alternativo a vantaggio di tutti.
Pensando al vostro ambito di impegno, vorrei suggerirvi un filone tra i molti a cui prestare attenzione: quello della ricerca di nuovi rapporti tra pubblico e privato, in particolare il privato sociale, per superare impostazioni vecchie e sfruttare appieno le possibilità che oggi la legislazione prevede. La scarsità delle risorse nelle aree marginali rende più disponibili a collaborare per ciò che appare come un bene comune; nasce così lopportunità di aprire dei cantieri di partecipazione, favorendo un rinnovamento della democrazia nel suo significato sostanziale.
Un altro filone promettente è quello delle nuove tecnologie, in particolare il ricorso alle diverse forme di intelligenza artificiale. Stiamo scoprendo quanto possano rivelarsi potenti come strumenti di morte. Possiamo immaginare quanto benefica questa potenza potrebbe risultare se utilizzata non per la distruzione, ma nella logica della cura: cura delle persone, cura delle comunità, cura dei territori e cura della casa comune.
E parlando della cura, mi preoccupano le poche nascite. Cè una "cultura dello spopolamento" che viene dalle poche nascite di bambini. È vero, tutti possono avere un cagnolino, ma occorre fare bambini. LItalia, la Spagna
hanno bisogno di bambini..."
Così Papa Francesco ha parlato oggi, sabato 20 gennaio all'incontro nella Sala Clementina del Palazzo apostolico vaticano, i membri dell’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli Enti locali (Asmel).Per Uncem le parole di Papa Francesco sono decisive per una nuova politica per i territori. Arrivano a pochi giorni dai prezioni interventi del Presidente Sergio Mattarella e del Cardinale Zuppi, sulle stesse urgenze di impegno contro spopolamento e abbandono.
Foto Vatican Media/SIR