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Scoperte nuove parti di affreschi nella cappella di San Sebastiano a Monterosso Grana (video)

27 dicembre 2023

Cuneo

https://www.youtube.com/watch?v=HYO403T0bCE Monterosso Grana - La cappella di San Sebastiano, alle porte di Monterosso Grana, custodisce un ciclo di dipinti di Pietro Pocapaglia da Saluzzo unico nella sua interezza e meraviglia. Questo è quanto riporta Luca Soave, progettista e direttore dei lavori, che con entusiasmo parla della straordinarietà di quanto è stato scoperto e di quanto si sta cercando di riportare alla luce. La cappella sorge a bordo strada, è formata da un vano quadrangolare a cui è stato anteposto un secondo corpo in epoca posteriore. La caratterizza un arcone aperto su un lato, dal quale si possono ammirare gli affreschi interni attribuiti alla bottega di Pietro Pocapaglia da Saluzzo, databili al 1468. I lavori iniziati l’estate scorsa stanno rilevando scoperte sin ora occultate e sconosciute. Considerata la complessità delle lavorazioni e delle tematiche da affrontare sono coinvolte la Sovrintendenza archeologica, beni storico artistici ed architettonici del Piemonte. Le imprese coinvolte sono: Tempore Studio, per le parti affrescate, FT studio per le ricerche archeologiche, e la ditta Arte&Restauro per le opere edili. Cantiere della conoscenza Il progetto di restauro è iniziato con saggi, sondaggi, ricerche storiche, d’archivio e prosegue tutt’ora. Tutte le operazioni sono ricomprese nell’alveo di quello che Luca Soave chiama il cantiere della conoscenza. “Abbiamo condotto accurate analisi stratigrafiche prima, avevamo delle ipotesi che sono poi state confermate dall’assistenza archeologica. La campagna archeologica curata da ‘FT studio’ ha confermato alcune nostre ipotesi e ne ha aperte delle altre, straordinarie, tra le quali il rinvenimento di reperti come frammenti di anfore, tegole e dei resti di cancellata metallica che ci hanno fatto capire che c’era una prima aula affrescata, quella attuale, e una zona porticata che è stata chiusa e tamponata successivamente - dice Luca Soave -. Ed ancora tracce di pavimentazione in cotto riconducibile ad epoca cinquecentesca, ed appurato che l’attuale altare è stato realizzato successivamente ed addossato su porzione dipinta di affresco. Questa considerazione, dopo l’intervento di pulitura, ha fatto sì che si portasse alla luce una parte di affresco occultato, non visibile. Il tutto ha permesso di ricostruire cronologicamente le diverse fasi costruttive”. Una cappella in degrado La cappella prima dei lavori versava in una situazione di degrado provocato da una forte umidità, con cementine pavimentali sollevate. Come dice l’architetto: “Non bastava risanare intorno alla struttura, perché si rischiava di perdere le decorazioni. Quindi il progetto di restauro ha interessato la conservazione e il risanamento, con la rimozione dell’umidità e la creazione di scannafossi perimetrali e vespai aerati sotto al pavimento, così da permettere la ventilazione dell’aria. Tutti sono stati ricostruiti per renderli coerenti con l’ambiente”. I restauri, stante la loro unicità, sono stati finanziati dal Ministero per i beni culturali e dalla Fondazione Crc. Ciclo di affreschi unico Quando sono emerse le parti di affresco gli operatori hanno capito subito che si trattava dello stesso autore degli altri dipinti, Pietro da Saluzzo era intervenuto direttamente. Nella cappella c’è un ciclo di affreschi unico nella sua interezza che denuncia il martirio di San Sebastiano. Sulle volte ci sono i quattro evangelisti e i loro simboli. “Ciò che mi ha colpito è che tale ciclo pittorico di Pietro da Saluzzo ha una delicatezza unica nei volti, nei capitelli, nei particolari che lo compongono, non ultimo nelle architetture. Il ciclo di San Sebastiano è ambientato nel suo tempo - continua Soave -. Pietro da Saluzzo, che vive nel tardo gotico, preconizza un modo di rappresentare che si affermerà poi successivamente nella storia dell’arte. In questo, l’artista è stato un grande. Queste scene su San Sebastiano, anche se la vicenda è di epoca romana, lui le ambienta in una città medievale con torri e merlature, i soldati con armature e spade, l’imperatore Diocleziano è finemente abbigliato con tutti i tessuti damascati tipici del Quattrocento”. Il santo è infatti legato alla colonna e trafitto dalle frecce e viene brutalizzato con una roncola di legno. Tre sante Nei sottarchi della cappella, Pietro da Saluzzo ha affrescato Santa Barbara, Santa Cristina e Santa Prassede, tre giovani donne che patirono il martirio nel secondo e terzo secolo. Sono accomunate dalla fede e dal martirio ad opera dei loro padri. Particolare è Santa Cristina da Bolsena. Lei ha una devozione speciale per la Trinità e Pietro da Saluzzo rappresenta la crudeltà del padre che tenta di impedire alla figlia di diventare cristiana. Cristina è figlia di una famiglia elevata di Tiro e il padre la rinchiude in una torre con 12 ancelle. Lei, che era bellissima, era desiderata da molti uomini che volevano sposarla. Inizia così la Leggenda aurea che mette le basi dello scontro tra la figlia e il padre, il quale cerca in tutti i modi di farla recedere dai suoi propositi, diventando uno dei suoi carnefici. “Mi ha colpito l’attaccamento delle rappresentazioni pittoriche di Pietro da Saluzzo come se fosse attento a ciò che stava succedendo e con una coerenza comunicata da personaggi reali che sono stati ambientati nel suo presente. Il volto di Cristina è illuminato dalla luce, indicandola come una santa”, conclude Soave. Un bene da valorizzare In concomitanza con il recupero del bene si muove anche la sua valorizzazione. Il progetto prevede la collaborazione con un polo didattico per sviluppare delle visite in diverse zone della valle Grana, insieme a dei laboratori didattici. In questi ultimi saranno gli studenti i protagonisti. L’iniziativa consiste, infatti, nel loro coinvolgimento per creare le guide informative. L’idea è di realizzare una narrazione orizzontale per far apprezzare ai giovani i tesori del territorio e per farli crescere nella responsabilità civile. Queste fasi saranno filmate, ci sarà un laboratorio aperto con una giornata di studio di approfondimento. Il grande interesse per l’opera è stato manifestato in questi giorni anche dal Fai di Saluzzo. Visitabile sempre Nel progetto c’è anche la volontà di aderire all’iniziativa “Chiese a porte aperte”. In concreto si potrà prenotare l’ingresso con un’applicazione del telefono per aprire e visitare autonomamente la chiesa con l’ausilio delle nuove tecnologie, con un’apertura automatizzata della porta. Una volta all’interno si viene guidati alla scoperta del bene con un’installazione multimediale. Si prevede la conclusione dei lavori e la riapertura di questo gioiello per l’estate prossima.