Incontro Ivana Mulatero nel bel giardino, che fu anche vivaio, della Fondazione Peano (in corso Francia 47), dove ha appena inaugurato la mostra di acquarelli “Rivelazioni” di Anna Regge. Alcune foglie si posano sul tavolo attorno a cui ci sediamo, nel primo fresco autunnale, ma il racconto delle attività di Ivana ha ancora il calore di una stagione estiva. Ultima nata la sua collaborazione, in qualità di storica dell’arte, a una antologia letteraria per la scuola superiore, dal titolo “In versi e in prosa” coordinata da Paola Dagna Campagnoli. L’oggetto del mio interesse oggi è però proprio lei. I cuneesi la conoscono come infaticabile direttrice del Museo Mallé di Dronero, e sanno che con la sua guida è diventato una sorta di laboratorio in evoluzione.
La prima domanda, d’obbligo, è sul suo percorso professionale: “Una figura per me di riferimento è stata Carol Rama, che ho frequentato per anni e su cui ho fatto la mia tesi di laurea.
Negli anni ‘80 cercavo di coniugare passione per l’arte e per la scrittura attraverso il mio primo tirocinio nelle riviste d’arte underground di cui a Torino Natalia Casorati, nipote del celebre pittore, era editrice. Fu un lavoro di palestra che mi portò a scrivere un istantbook (con Lisa Parola) nel 1996 intitolato “Rrragazze” (proprio così: con tre “r”) con una trentina di interviste ad altrettante artiste, da Carla Accardi, Giosetta Fioroni, Dadamaino fino a Enrica Borghi e Luisa Valentini. Dopo una fortunata esposizione che organizzammo al Sacro Monte di Varallo del 1993, che si intitolava “Pose”, cominciai a lavorare nel settore didattica del Castello di Rivoli e della Gam di Torino e di lì iniziò la mia carriera nei musei.”
A Dronero come è arrivata?
Ho curato per il Filatoio di Caraglio, nel 2009, una mostra su Piero Lerda, fine francesista, traduttore, artista e direttore della biblioteca dell’USIS (United States Information Service). Da lì mi venne dato l’incarico di occuparmi del Museo Mallé che era gestito dal Marcovaldo. Poi, negli anni successivi, il museo sembrava avere destini incerti, ma ora il Comune di Dronero ha deciso di porlo in rete con una politica che vuole mettere la cultura al centro.
Come progetta le mostre del Mallè? Quali sono le sue direttrici di intervento?
Sono principalmente quattro e riguardano l’inclusione, la creatività, la comunità e l’innovazione. Considero il museo come un centro di cultura viva e uno snodo in un’estesa rete di relazioni locali e interazioni a lunga distanza, capace di assumere forma concreta. Mi sembra importante che il Mallé diventi un punto di riferimento per l’espressione di energie già presenti a Dronero e nelle valli che vi fanno riferimento (soprattutto la Val Maira). Ne è un esempio, credo, il progetto di “Mistà si muove!”, sostenuto dalla Fondazione CRC, che racconta le chiese della Val Maira in piccoli video narrati e animati. Essi però tengono conto non tanto delle informazioni classiche da guida turistica o da siti on line, ma dei racconti delle persone che con quei beni convivono.
Prossime mostre in programma?
Esporremo un abbecedario su Pinocchio creato dall’artista Leandro Agostini, poi un progetto su Matteo Olivero e vorrei concludere lo scandaglio delle migliaia di documenti per scrivere la biografia su Luigi Mallé, conservatore e poi direttore dei musei civici torinesi tra gli anni cinquanta e settanta del ‘900, persona di cui in realtà si sa pochissimo.
Ci vuole dire qualcosa della rubrica Ogni 8 del mese un 8 marzo?
È un progetto nato dal basso e a costo zero (tutti i collaboratori scrivono i loro cammei gratuitamente) scaturito dal fatto che nel 2020, causa Covid, si era dovuto cancellare la tradizionale celebrazione dell’8 marzo. Ed ecco l’idea di dedicare ogni mese due ritratti brevi (“cammei” appunto) a donne del territorio. Quelli pubblicati su Facebook (ma si ricevono anche come whatsapp se si è nella lista del Museo Mallé) sono già 67 e raccontano donne diversissime, da scrittrici o intellettuali importanti alle partigiane, o alle ostesse della Val Maira. Ci piacerebbe arrivare almeno a 100 e magari raccoglierle in una pubblicazione.
Si parlerebbe con Ivana ancora per ore, ma siamo all’imbrunire. Diamo uno sguardo ancora, al piano terra della Fondazione Peano, alla undicesima rassegna “CuneoVualà” dedicata ai carnets de voyage, di cui lei si occupa dal 2013, ma di questa particolare forma d’arte che unisce immagine e scrittura con una modalità “lenta” di rappresentare i luoghi, magari riparliamo a un’altra volta. Chiudo chiedendole:
Questo suo approccio creativo non si deve anche al fatto che lei è un po’ artista?
Ho il gusto di sperimentare. Di certo, mi tornano utili sia la danza contemporanea coltivata per anni nella scuola di Bella Hutter a Torino e poi, la formazione in Accademia Albertina.
Secondo noi un taglio lieve e aggraziato di danzatrice, nell’organizzare musei e mostre, a Ivana è proprio rimasto.
paesi
Incontro Ivana Mulatero nel bel giardino, che fu anche vivaio, della Fondazione Peano (in corso Francia 47), dove ha appena inaugurato la mostra di acquarelli “Rivelazioni” di Anna Regge. Alcune foglie si posano sul tavolo attorno a cui ci sediamo, nel primo fresco autunnale, ma il racconto delle attività di Ivana ha ancora il calore di una stagione estiva. Ultima nata la sua collaborazione, in qualità di storica dell’arte, a una antologia letteraria per la scuola superiore, dal titolo “In versi e in prosa” coordinata da Paola Dagna Campagnoli. L’oggetto del mio interesse oggi è però proprio lei. I cuneesi la conoscono come infaticabile direttrice del Museo Mallé di Dronero, e sanno che con la sua guida è diventato una sorta di laboratorio in evoluzione.
La prima domanda, d’obbligo, è sul suo percorso professionale: “Una figura per me di riferimento è stata Carol Rama, che ho frequentato per anni e su cui ho fatto la mia tesi di laurea.
Negli anni ‘80 cercavo di coniugare passione per l’arte e per la scrittura attraverso il mio primo tirocinio nelle riviste d’arte underground di cui a Torino Natalia Casorati, nipote del celebre pittore, era editrice. Fu un lavoro di palestra che mi portò a scrivere un istantbook (con Lisa Parola) nel 1996 intitolato “Rrragazze” (proprio così: con tre “r”) con una trentina di interviste ad altrettante artiste, da Carla Accardi, Giosetta Fioroni, Dadamaino fino a Enrica Borghi e Luisa Valentini. Dopo una fortunata esposizione che organizzammo al Sacro Monte di Varallo del 1993, che si intitolava “Pose”, cominciai a lavorare nel settore didattica del Castello di Rivoli e della Gam di Torino e di lì iniziò la mia carriera nei musei.”
A Dronero come è arrivata?
Ho curato per il Filatoio di Caraglio, nel 2009, una mostra su Piero Lerda, fine francesista, traduttore, artista e direttore della biblioteca dell’USIS (United States Information Service). Da lì mi venne dato l’incarico di occuparmi del Museo Mallé che era gestito dal Marcovaldo. Poi, negli anni successivi, il museo sembrava avere destini incerti, ma ora il Comune di Dronero ha deciso di porlo in rete con una politica che vuole mettere la cultura al centro.
Come progetta le mostre del Mallè? Quali sono le sue direttrici di intervento?
Sono principalmente quattro e riguardano l’inclusione, la creatività, la comunità e l’innovazione. Considero il museo come un centro di cultura viva e uno snodo in un’estesa rete di relazioni locali e interazioni a lunga distanza, capace di assumere forma concreta. Mi sembra importante che il Mallé diventi un punto di riferimento per l’espressione di energie già presenti a Dronero e nelle valli che vi fanno riferimento (soprattutto la Val Maira). Ne è un esempio, credo, il progetto di “Mistà si muove!”, sostenuto dalla Fondazione CRC, che racconta le chiese della Val Maira in piccoli video narrati e animati. Essi però tengono conto non tanto delle informazioni classiche da guida turistica o da siti on line, ma dei racconti delle persone che con quei beni convivono.
Prossime mostre in programma?
Esporremo un abbecedario su Pinocchio creato dall’artista Leandro Agostini, poi un progetto su Matteo Olivero e vorrei concludere lo scandaglio delle migliaia di documenti per scrivere la biografia su Luigi Mallé, conservatore e poi direttore dei musei civici torinesi tra gli anni cinquanta e settanta del ‘900, persona di cui in realtà si sa pochissimo.
Ci vuole dire qualcosa della rubrica Ogni 8 del mese un 8 marzo?
È un progetto nato dal basso e a costo zero (tutti i collaboratori scrivono i loro cammei gratuitamente) scaturito dal fatto che nel 2020, causa Covid, si era dovuto cancellare la tradizionale celebrazione dell’8 marzo. Ed ecco l’idea di dedicare ogni mese due ritratti brevi (“cammei” appunto) a donne del territorio. Quelli pubblicati su Facebook (ma si ricevono anche come whatsapp se si è nella lista del Museo Mallé) sono già 67 e raccontano donne diversissime, da scrittrici o intellettuali importanti alle partigiane, o alle ostesse della Val Maira. Ci piacerebbe arrivare almeno a 100 e magari raccoglierle in una pubblicazione.
Si parlerebbe con Ivana ancora per ore, ma siamo all’imbrunire. Diamo uno sguardo ancora, al piano terra della Fondazione Peano, alla undicesima rassegna “CuneoVualà” dedicata ai carnets de voyage, di cui lei si occupa dal 2013, ma di questa particolare forma d’arte che unisce immagine e scrittura con una modalità “lenta” di rappresentare i luoghi, magari riparliamo a un’altra volta. Chiudo chiedendole:
Questo suo approccio creativo non si deve anche al fatto che lei è un po’ artista?
Ho il gusto di sperimentare. Di certo, mi tornano utili sia la danza contemporanea coltivata per anni nella scuola di Bella Hutter a Torino e poi, la formazione in Accademia Albertina.
Secondo noi un taglio lieve e aggraziato di danzatrice, nell’organizzare musei e mostre, a Ivana è proprio rimasto.
Ivana Mulatero, una cuneese ad honorem che crea cultura
26 novembre 2023
Cuneo
Incontro Ivana Mulatero nel bel giardino, che fu anche vivaio, della Fondazione Peano (in corso Francia 47), dove ha appena inaugurato la mostra di acquarelli “Rivelazioni” di Anna Regge. Alcune foglie si posano sul tavolo attorno a cui ci sediamo, nel primo fresco autunnale, ma il racconto delle attività di Ivana ha ancora il calore di una stagione estiva. Ultima nata la sua collaborazione, in qualità di storica dell’arte, a una antologia letteraria per la scuola superiore, dal titolo “In versi e in prosa” coordinata da Paola Dagna Campagnoli. L’oggetto del mio interesse oggi è però proprio lei. I cuneesi la conoscono come infaticabile direttrice del Museo Mallé di Dronero, e sanno che con la sua guida è diventato una sorta di laboratorio in evoluzione.
La prima domanda, d’obbligo, è sul suo percorso professionale: “Una figura per me di riferimento è stata Carol Rama, che ho frequentato per anni e su cui ho fatto la mia tesi di laurea.
Negli anni ‘80 cercavo di coniugare passione per l’arte e per la scrittura attraverso il mio primo tirocinio nelle riviste d’arte underground di cui a Torino Natalia Casorati, nipote del celebre pittore, era editrice. Fu un lavoro di palestra che mi portò a scrivere un istantbook (con Lisa Parola) nel 1996 intitolato “Rrragazze” (proprio così: con tre “r”) con una trentina di interviste ad altrettante artiste, da Carla Accardi, Giosetta Fioroni, Dadamaino fino a Enrica Borghi e Luisa Valentini. Dopo una fortunata esposizione che organizzammo al Sacro Monte di Varallo del 1993, che si intitolava “Pose”, cominciai a lavorare nel settore didattica del Castello di Rivoli e della Gam di Torino e di lì iniziò la mia carriera nei musei.”
A Dronero come è arrivata?
Ho curato per il Filatoio di Caraglio, nel 2009, una mostra su Piero Lerda, fine francesista, traduttore, artista e direttore della biblioteca dell’USIS (United States Information Service). Da lì mi venne dato l’incarico di occuparmi del Museo Mallé che era gestito dal Marcovaldo. Poi, negli anni successivi, il museo sembrava avere destini incerti, ma ora il Comune di Dronero ha deciso di porlo in rete con una politica che vuole mettere la cultura al centro.
Come progetta le mostre del Mallè? Quali sono le sue direttrici di intervento?
Sono principalmente quattro e riguardano l’inclusione, la creatività, la comunità e l’innovazione. Considero il museo come un centro di cultura viva e uno snodo in un’estesa rete di relazioni locali e interazioni a lunga distanza, capace di assumere forma concreta. Mi sembra importante che il Mallé diventi un punto di riferimento per l’espressione di energie già presenti a Dronero e nelle valli che vi fanno riferimento (soprattutto la Val Maira). Ne è un esempio, credo, il progetto di “Mistà si muove!”, sostenuto dalla Fondazione CRC, che racconta le chiese della Val Maira in piccoli video narrati e animati. Essi però tengono conto non tanto delle informazioni classiche da guida turistica o da siti on line, ma dei racconti delle persone che con quei beni convivono.
Prossime mostre in programma?
Esporremo un abbecedario su Pinocchio creato dall’artista Leandro Agostini, poi un progetto su Matteo Olivero e vorrei concludere lo scandaglio delle migliaia di documenti per scrivere la biografia su Luigi Mallé, conservatore e poi direttore dei musei civici torinesi tra gli anni cinquanta e settanta del ‘900, persona di cui in realtà si sa pochissimo.
Ci vuole dire qualcosa della rubrica Ogni 8 del mese un 8 marzo?
È un progetto nato dal basso e a costo zero (tutti i collaboratori scrivono i loro cammei gratuitamente) scaturito dal fatto che nel 2020, causa Covid, si era dovuto cancellare la tradizionale celebrazione dell’8 marzo. Ed ecco l’idea di dedicare ogni mese due ritratti brevi (“cammei” appunto) a donne del territorio. Quelli pubblicati su Facebook (ma si ricevono anche come whatsapp se si è nella lista del Museo Mallé) sono già 67 e raccontano donne diversissime, da scrittrici o intellettuali importanti alle partigiane, o alle ostesse della Val Maira. Ci piacerebbe arrivare almeno a 100 e magari raccoglierle in una pubblicazione.
Si parlerebbe con Ivana ancora per ore, ma siamo all’imbrunire. Diamo uno sguardo ancora, al piano terra della Fondazione Peano, alla undicesima rassegna “CuneoVualà” dedicata ai carnets de voyage, di cui lei si occupa dal 2013, ma di questa particolare forma d’arte che unisce immagine e scrittura con una modalità “lenta” di rappresentare i luoghi, magari riparliamo a un’altra volta. Chiudo chiedendole:
Questo suo approccio creativo non si deve anche al fatto che lei è un po’ artista?
Ho il gusto di sperimentare. Di certo, mi tornano utili sia la danza contemporanea coltivata per anni nella scuola di Bella Hutter a Torino e poi, la formazione in Accademia Albertina.
Secondo noi un taglio lieve e aggraziato di danzatrice, nell’organizzare musei e mostre, a Ivana è proprio rimasto.