cuneo

La figura marginale dell’apostolo Giuda Taddeo e il ritratto di Cristo da lui inviato al re Abgaro

12 novembre 2023

Cuneo

San Giuda Taddeo La vicenda di Giuda Taddeo, ovviamente da non confondersi con quel Giuda Iscariota passato alla storia per aver tradito Gesù, è ampiamente narrata, ben prima che la Legenda aurea la riprendesse sinteticamente, dagli Atti di Taddeo. Questo testo apocrifo, originariamente scritto in siriaco nel corso del III secolo e successivamente diffusosi in occidente in una sua versione latina databile al VI-VII secolo, riporta una singolare vicenda legata proprio a questo apostolo. Abgaro, re di Edessa, essendo stato colpito da una malattia incurabile, avrebbe scritto a Gesù una lettera. In essa il sovrano, dopo aver dichiarato di essere stato messo al corrente dei miracoli che egli andava compiendo e del fatto che i farisei gli stavano tendendo delle insidie per farlo uccidere, lo invita a raggiungerlo nel suo regno: «La mia città è piccola, ma onorata e basterà a tutti e due». Gesù avrebbe risposto con una lettera nella quale, sottrattosi all’invito del re spiegandogli di dover portare a termine in Giudea la missione per cui era stato mandato, gli annunciava che, dopo essere stato assunto in cielo, gli avrebbe mandato uno dei suoi discepoli a curarlo. Il sovrano però non si sarebbe rassegnato e avrebbe inviato da Gesù un pittore, perché lo ritraesse in modo da poter disporre, non potendo vederlo di persona, almeno di un suo ritratto. A fronte dell’impossibilità del pittore di ritrarlo, a causa della straordinaria luminosità del suo volto, Gesù si sarebbe posto sul viso un lembo della tunica di lino del pittore, imprimendo su di essa l’impronta stessa del suo volto. Che sarebbe poi stata portata dal pittore ad Abgaro. E proprio nel contesto di questa suggestiva narrazione dai tratti leggendari che il testo di Jacopo da Varagine colloca la vicenda di Giuda Taddeo. Sarebbe infatti stato proprio lui il discepolo che Gesù, come promesso al re di Edessa, gli avrebbe inviato per guarirlo dalla sua malattia incurabile: «Quando si presentò a lui e disse di essere il discepolo di Gesù che gli era stato promesso, Abgaro osservò sul volto di Taddeo uno splendore mirabile e divino». Proprio questa estrema luminosità del volto sembra essere il tratto saliente dell’immagine che, dipinta nella cappella di san Salvatore a Macra, rappresenta proprio Giuda Taddeo (Fig. 1). L’apostolo, la cui identità è comprovata dall’iscrizione sottostante che riporta in latino il suo nome, è connotato da un viso giovane e sbarbato, dalla cui pelle liscissima traspare una potente lucentezza in grado di dare luce alla sua intera figura. E se il colore verde della tunica e del volume che egli tiene nella mano sinistra allude presumibilmente alla risurrezione di Cristo di cui Giuda Taddeo fu un convinto testimone, il rosso porpora del suo ampio mantello evoca il martirio col quale avrebbe testimoniato fino alla fine la sua fede. E tuttavia non si può non notare come anche gli abiti dell’apostolo risultino illuminati proprio dallo splendore dirompente del suo volto. Emblematico al riguardo è il risvolto stesso del manto, il cui striato colore dorato trova brillantezza proprio grazie alla luce che, promanando da viso del santo, si riflette su di esso rendendo ancor più luminosa l’intera figura dell’apostolo. 1 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. Fig. 1 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. Il sovrano, dopo aver accolto l’invito di Giuda Taddeo a credere che Cristo fosse il Figlio di Dio, venne miracolosamente risanato: egli infatti, «come si legge in alcuni libri era lebbroso. Taddeo prese la lettera del Salvatore e con essa sfregò la faccia di Abgaro che, subito, fu improvvisamente guarito». Un fatto che ovviamente avrebbe impressionato il sovrano, già colpito dall’autorevolezza che contraddistingueva la predicazione e l’azione dell’apostolo. Proprio l’espressione compiuta di questa straordinaria autorevolezza sembra essere l’obiettivo perseguito dall’ignoto pittore nella rappresentazione di Giuda Taddeo all’interno del primigenio collegio apostolico affrescato nella Chiesa di san Martino di Lignera a Saliceto (Fig. 2). Anche in questo caso l’immagine dell’apostolo in questione non vede andare perduta la luminosità del volto che aveva colpito Abgaro trovandoselo di fronte. Ora, se questa luminosità è resa plastica sia dalla fulgida aureola che circonda il capo di Giuda Taddeo, sia dai riflessi del manto anch’esso dorato che lo avvolge, a imprimere un tratto peculiare alla sua figura è in questo caso la ben pettinata barba grigia che gli scende fluente sul petto. Ed è proprio questa barba che, abbinandosi ad uno sguardo profondo, trasmette a chi la guarda l’idea di una solenne autorevolezza: la stessa di fronte alla quale Abgaro, nonostante il ruolo regale che rivestiva, «si stupì e provò timore». 2 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Fine XIV secolo; Ignoto; Chiesa di San Martino; Lignera - Saliceto. Fig. 2 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Fine XIV secolo; Ignoto; Chiesa di San Martino; Lignera - Saliceto. Apparentemente il ruolo di Giuda Taddeo, nel corso della sua vita trascorsa insieme ai Dodici con Gesù, è quantomeno marginale. Il suo nome nei vangeli canonici appare assai poco, né si registrano circostanze in cui egli dica la sua o interloquisca con Gesù e con coloro che insieme a lui lo seguono. Con un’unica eccezione, registrata da Giovanni nel suo Vangelo, che rimarca una domanda avanzata dall’apostolo in questione a Gesù stesso durante l’ultima cena. «Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”. Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato». Una domanda, vista dal punto di vista di un ebreo convinto, quasi “politica”. E una domanda a cui Cristo replica in una chiave eminentemente “spirituale”, sottolineando come il suo manifestarsi è mirato non ad un imporsi al mondo attraverso la gloria, ma a trasformarlo invece attraverso la sua stessa parola.  E tuttavia in questo caso, seppur unico e forse lasciato sottotraccia anche dalla presenza marginale assegnata a Giuda Taddeo nell’affresco dell’ultima cena dipinto da Giovanni Botoneri nella cappella vecchia del santuario di San Magno a Castelmagno (Fig. 3), sembra confermare come tratto decisivo della personalità di questo apostolo proprio una notevole autorevolezza, capace di palesarsi, a tempo debito, anche nei confronti del suo stesso Maestro. 3 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Inizi del XVI secolo; Giovanni Botoneri; Santuario di San Magno; Castelmagno. Fig. 3 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Inizi del XVI secolo; Giovanni Botoneri; Santuario di San Magno; Castelmagno. Questa stessa autorevolezza è registrabile anche nella lettera “cattolica”, e cioè destinata alla chiesa intera anziché ad una singola comunità, tradizionalmente attribuita a Giuda Taddeo e inserita dalla chiesa primitiva nel canone neotestamentario: una lettera dai toni duri e perentori nei quali l’apostolo non esita a mettere in guardia i cristiani da coloro che, influenzando negativamente le loro comunità, «sotto la spinta dei loro sogni» e della loro dissolutezza si muovono sulle orme della schiera degli angeli guidati da Lucifero precipitati nelle tenebre. E sono proprio questi uomini che Giuda Taddeo ammonisce con un «Guai a loro!», definendoli come uomini che «si sono incamminati sulla via di Caino» e ai quali «è riservata la caligine della tenebra in eterno».  4 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Segurano Cigna; Cappella di San Ponzio; Marsaglia. Fig. 4 - San Giuda Taddeo; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Segurano Cigna; Cappella di San Ponzio; Marsaglia. E sarà contro questa tenebra che Giuda Taddeo, predicando prima «in Mesopotamia e nel Ponto» e poi «in Egitto», combatterà per la sua intera vita, finendo trucidato dai sacerdoti dei demoni cui egli non aveva mai mancato di opporsi in nome di una genuina fede cristiana. Ed è forse proprio questa sua continua lotta che viene evocata dall’immagine dell’apostolo dipinta da Segurano Cigna nella cappella di san Ponzio a Marsaglia (Fig. 4). Collocato all’ultimo posto, nella teoria dei Dodici che nel catino absidale sorreggono cartigli riportanti in successione gli articoli del Simbolo apostolico, Giuda Taddeo vi appare col viso emaciato e stanco, ma con negli occhi quel brillio attraverso cui, per tutta la vita, aveva indomitamente testimoniato la sua fede.
iconografia Legenda aurea Giuda Taddeo Atti di Taddeo