editoriale

In volo

09 settembre 2023

Cuneo

Ragazzo che vola In volo. Giù dal balcone, al quinto piano, la bambina di Torino di tre anni, il cui impatto al suolo è stato attutito dal corpo salvifico e accogliente del passante allertato dalle grida di un vicino di casa. Salvi entrambi, ed è un miracolo dell’esserci, del sentirsi coinvolti, del voler fare qualcosa, anche correndo un rischio, perché l’impatto con un corpo, per quanto leggero, che cade da un’altezza del genere non è a priori privo di conseguenze. Giù dalla finestra del settimo piano e deceduti a Caivano - in questi giorni al centro della cronaca per lo stupro di gruppo ai danni delle due cuginette di undici e tredici anni - nel 2014 Fortuna Loffredo, 6 anni, lanciata nel vuoto dopo essere stata abusata dal vicino di casa, condannato all’ergastolo, e nel 2013, precipitato misteriosamente dallo stesso palazzo, Antonio Giglio, 3 anni. Si è parlato di condominio degli orrori, in cui tutti sapevano ma restavano in silenzio. Nessuno ha sollevato lo sguardo e ha cercato di evitare l’urto di quest’infanzia negata con il degrado di una realtà anestetizzata dalla violenza sistemica. In Italia esiste una sottocultura violenta e prevaricante che fa scempio di soggetti marginali o percepiti come tali, tra cui i bambini e le donne, ma non solo. C’è un’idea distorta di identità “forte” che si esprime in rapporti di potere, a tanti livelli, che dobbiamo contrastare e decostruire, attraverso la stigmatizzazione sociale, la certezza e il rigore della pena e la tutela seria, di fatto e non solo di nome, delle persone più esposte al rischio. E attraverso la testimonianza attiva e responsabile di un altro modo di essere. C’è bisogno di gente che ci creda, nel modo indicato dallo scrittore americano J.D. Salinger nel romanzo “Il giovane Holden”, quando fa dire al ragazzo protagonista che da grande c’è una cosa sola che gli piacerebbe fare: stare sul bordo di un burrone, mentre un gruppo di ragazzini giocano a palla in un campo di segale, pronto a prenderli al volo, nel caso, giocando, corrano il rischio di caderci dentro. C’è bisogno di esseri umani così, attenti ai precipizi e alle trappole, con braccia pronte ad afferrare al volo chi rischia di soccombere per incuria, ignoranza, arroganza, ingiustificabili e inaccettabili nel mondo che verrà.
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