economia

La pensione dei nonni e la natalità

14 agosto 2023

Cuneo

In un recente studio della Banca d’Italia, sono stati messi in relazione i dati sul pensionamento e quelli della natalità, mettendo così in rapporto tra loro tre generazioni (nonni, figli e nipoti). I dati raccolti sono relativi agli anni che vanno dal 2004 al 2018 in undici Stati dell’Unione Europea suddivisi in tre aree: Continentale, Mediterranea e Nordica. I risultati dell’indagine mostrano che, nei paesi Mediterranei, soprattutto in Italia e Spagna, esiste una relazione tra il pensionamento dei nonni e il tasso di fertilità della generazione dei figli. L’ipotesi è che, in questi Stati, i combinati effetti delle minori risorse pubbliche destinate al sostegno della maternità e dell’infanzia e dei più forti legami parentali, induca le giovani coppie ad avere figli se fiduciose nell’aiuto dei nonni. Le riflessioni su questi dati sono molteplici. Alcuni temi vengono proposti dallo stesso dott. Edoardo Frattola, il ricercatore che ha elaborato lo studio. In primo luogo, osserva il Dott. Frattola, si deve osservare che, così stando le cose, le politiche di innalzamento dell’età pensionistica per contenere la spesa previdenziale rischiano di assestare l’ennesimo durissimo colpo al tasso di natalità di alcuni paesi, a cominciare dal nostro. Poiché, infatti, l’età fertile è un fattore sul quale non si può incidere se non in minima misura, l’attesa della pensione dei nonni in vista della procreazione potrebbe avere effetti estremamente negativi. In secondo luogo, osserva il ricercatore, gli effetti positivi del pensionamento dei nonni rimangono tali se il reddito di chi si ritira dal lavoro non è troppo penalizzato rispetto a quello percepito nella vita lavorativa. La presenza dei nonni, per molte famiglie italiane, infatti, non rappresenta solo una preziosissima risorsa in termini di disponibilità di tempo, ma anche di disponibilità economiche; una eccessiva contrazione dei redditi nella famiglia allargata avrebbe, dunque, un effetto negativo sulla natalità. Ciò detto rispetto alla documentatissima ricerca e alle ineccepibili conclusioni qui riportate, si possono aggiungere altri ragionamenti che coinvolgono, in termini generali, il modo di vedere la famiglia nel nostro sistema e le conseguenti azioni che ne dovrebbero derivare. Pare indubitabile, infatti, che, in questi anni difficilissimi, se il sistema ha retto, molto lo deve alle relazioni sociali virtuose e, tra queste, in primissimo luogo, a quelle familiari. In anni di pandemia, guerra, inflazione e caro energia, senza voler disconoscere i meriti di alcune azioni di governo nazionale e comunitario, il sistema non è affondato grazie alla solidarietà familiare e a quella dei corpi intermedi, vale a dire quelle aggregazioni sociali che sono spontanea espressione della società civile. Rispetto alla famiglia, il legislatore e gli operatori economici dovrebbero uscire da una ambiguità di fondo, purtroppo consolidata nel tempo. Alla famiglia e alle famiglie, infatti si chiede moltissimo e si dà troppo poco. È evidente che le fatiche e i sacrifici delle famiglie portano benefici a tutto il sistema e che ogni risorsa sottratta alle famiglie, presto o tardi, genera meccanismi di depauperamento, anche economico, in danno di tutto il sistema. Allo stesso tempo, sarebbe necessario, una volta per tutte, che venisse abbandonata una visione atomistica e parcellizzata della persona che non considera l’unitarietà di vita, di relazioni e di azione di quella persona. L’innalzamento continuo dell’età pensionabile non riguarda una astratta risorsa produttiva ma una persona che, nella sua interezza, può essere un padre o una madre, un nonno o una nonna, una persona attiva nel volontariato, un allenatore di una squadra di calcio giovanile e via discorrendo. Il sacrificio sociale che consegue allo spostamento obbligato del momento della pensione va ben oltre il sacrificio individuale di chi vorrebbe, ma non può, ritirarsi dal lavoro. Infine, ragioni di giustizia e di rispetto rendono imprescindibile un pensiero a tutto quello che le statistiche e le ricerche non possono dire. La presenza e la vicinanza dei nostri anziani, infatti, è fertile e feconda ben oltre i tassi di natalità. La dimensione qualitativa del tempo e della disponibilità dei nonni non può essere misurata, non viene considerata nei calcoli del PIL, ma è quanto di più prezioso possa esserci.
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