cultura
Alessia e l’utilizzo della musica con gli ospiti delle RSA
16 luglio 2023
Cuneo
Alessia Martinengo, 23 anni, di Margarita, ha frequentato il Liceo Musicale a Cuneo e poi il triennio di flauto ad Aosta. Ora sta concludendo il biennio di Musicoterapia a Verona e, contemporaneamente, svolge attività di volontariato presso alcune RSA del cuneese attraverso l’uso della musica.
Cosa l’ha portata ad iniziare questo percorso?
Ho fatto una prima esperienza con una mia prozia quando ero molto piccola, a sette anni. Lei affiancava un’educatrice che si occupava di fare Palestra di vita agli ospiti della struttura di Margarita. Mi ricordo che si raccontavano barzellette ed esperienze passate, si faceva ginnastica dolce e si teneva compagnia agli anziani. In occasione dei vari compleanni, a volte venivano invitati dei gruppi musicali in un giorno della settimana stabilito e si svolgevano delle piccole feste.
E poi?
Quando ero un po’ più grande, siccome conoscevo l’ambiente, ho continuato a frequentarlo la domenica mattina con una signora, che leggeva le letture della liturgia. Io suonavo il flauto tra un passo e l’altro, all’inizio in compagnia di un’altra volontaria. Avendo poi fatto delle ore di alternanza scuola-lavoro presso la RSA di Morozzo, ho poi proseguito lì con il volontariato, aiutando un’educatrice nelle sue attività. Ho poi anche svolto dei progetti in altre case di riposo e centri diurni limitrofi, con mia cugina che suonava la fisarmonica. Nel periodo del lockdown, dato che c’è stata l’interruzione di questo tipo di attività, sono invece stata a Cuneo al Cuore Immacolato, in uno spazio di accoglienza per i senzatetto. Sono poi tornata successivamente ai miei impegni nelle strutture, con l’allentarsi delle restrizioni.
Che cosa cerca di trasmettere attraverso la musica?
Innanzitutto la passione. Poi, soprattutto nelle RSA, è bello, adesso che ho scoperto la musicoterapia, portare degli strumenti, in modo che gli ospiti possano partecipare attivamente. Cerco quindi di trasmettere questo senso di condivisione.
Come vengono accolte le attività da parte degli ospiti?
All’inizio sono un po’ timidi, poi però si lasciano andare e alcuni iniziano a ballare. Succede spesso che ci chiedano di suonare dei brani che appartenevano alla loro giovinezza e questo è un bell’aspetto, perché li riporta indietro. Dopo che andiamo alcune volte nella stessa struttura gli ospiti ormai ci riconoscono, proprio perché ci associano alla musica.
Quali sono altri effetti che riscontra nei suoi progetti?
Da parte degli educatori noto sempre molto stupore, perché nelle loro attività non sempre vedono la partecipazione di tutti gli ospiti. Quando invece arriva il momento “musica”, tutti appaiono più coinvolti e anche coloro che hanno patologie un po’ più gravi sembrano tranquillizzarsi. Alcuni educatori hanno quindi proprio deciso di mantenere la musica durante tutte le loro attività.
In quali modi la musica può quindi fare del bene?
Come dicevo prima, anche solo attraverso il canto, l’ascolto o l’uso di uno strumento si notano degli effetti rasserenanti. Poi, attraverso le attività che si avvicinano alla musicoterapia, che sono più strutturate, si possono notare altri aspetti. In questo caso c’è un saluto iniziale e poi si entra nel vivo dell’attività: in una struttura avevamo ideato dei movimenti da fare col corpo associati alla musica. Questo aiutava gli ospiti a stare meglio anche fisicamente.
Questo tipo di progetti è abbastanza diffuso nel nostro territorio?
Secondo me, dalla fase successiva al lockdown si sta riscoprendo il beneficio della musica. Io stessa sono stata contattata nel periodo appena trascorso da più strutture. In ogni caso, è un’attività di cui bisogna parlare, in modo che si conosca ancora di più. A volte si confonde un po’ l’animazione con il benessere che si può trarre dalla musica, ma questi due aspetti sono da tenere distinti.
C’è una citazione che rappresenta il suo modo di rapportarsi alla musica e che vorrebbe condividere con chi legge?
C’è una frase di Ezio Bosso che mi piace molto: “La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme.” Racchiude un po’ il fatto che quando andiamo dagli ospiti non abbiamo mai un approccio frontale, ma cerchiamo di renderli partecipi il più possibile.