Un nome, un destino. Così sembra andare per Matteo Bussola, nato fumettista e diventato scrittore, con una “mission” particolare: scrivere storie che ci riorientano - nella complessa galassia delle relazioni umane - come un nuovo Nord magnetico, rappresentato da personaggi maschili che non hanno nulla in comune con il troppo acclamato, e di fatto reale quanto Zorro o l’Uomo Ragno, “maschio alfa”. Capovolgendo il tavolo su cui stanno ancora posati in bella mostra condizionamenti culturali e stereotipi, Bussola racconta nel suo ultimo libro la fragilità maschile, senza filtri. Sembrare un “maschio alfa” ha un prezzo, che spesso è quello della menzogna perpetuata a vita con gli altri e con sé stessi. Nelle pagine di “Un buon posto in cui fermarsi” (Einaudi Stile Libero 2023) troverete la luce di scelte controcorrente, vite oltre il ruolo, coraggio di deludere le aspettative per avvicinarsi ciascuno a sé stesso più che a un disegno standardizzatoMatteo Bussola apre una strada, mostra altri modi di essere, che fanno i conti non solo con l’esterno, ma con l’interiorità e il momento di verità che essa richiede come chiave di accesso a spazi inediti e promettenti. “Un uomo è uno che non mantiene le promesse (…) … non la mantieni una promessa quando contraddici i copioni già scritti, se nella fotografia sei fuori fuoco, se scegli di non avere nessun potere in un mondo in cui il potere è maschile per definizione, e sai già che questa scelta ti renderà irrilevante e invisibile (…) quando accetti di forzare la maschera di rabbia e di violenza che ti spetterebbe per destino, quando ti senti inabile alle sfide e rifiuti la divisa che ti vorrebbero imporre per statuto”. Di uomini come questi - che sono un po’ come lui - racconta il libro, uomini che hanno capito “che la vita non è una montagna da scalare, un treno da non perdere, un obiettivo da centrare, ma è una piccola stanza da arredare con cura. Non è una cima da raggiungere a tutti i costi. È la scelta di un buon posto in cui fermarsi”.
editoriale
Un nome, un destino. Così sembra andare per Matteo Bussola, nato fumettista e diventato scrittore, con una “mission” particolare: scrivere storie che ci riorientano - nella complessa galassia delle relazioni umane - come un nuovo Nord magnetico, rappresentato da personaggi maschili che non hanno nulla in comune con il troppo acclamato, e di fatto reale quanto Zorro o l’Uomo Ragno, “maschio alfa”. Capovolgendo il tavolo su cui stanno ancora posati in bella mostra condizionamenti culturali e stereotipi, Bussola racconta nel suo ultimo libro la fragilità maschile, senza filtri. Sembrare un “maschio alfa” ha un prezzo, che spesso è quello della menzogna perpetuata a vita con gli altri e con sé stessi. Nelle pagine di “Un buon posto in cui fermarsi” (Einaudi Stile Libero 2023) troverete la luce di scelte controcorrente, vite oltre il ruolo, coraggio di deludere le aspettative per avvicinarsi ciascuno a sé stesso più che a un disegno standardizzatoMatteo Bussola apre una strada, mostra altri modi di essere, che fanno i conti non solo con l’esterno, ma con l’interiorità e il momento di verità che essa richiede come chiave di accesso a spazi inediti e promettenti. “Un uomo è uno che non mantiene le promesse (…) … non la mantieni una promessa quando contraddici i copioni già scritti, se nella fotografia sei fuori fuoco, se scegli di non avere nessun potere in un mondo in cui il potere è maschile per definizione, e sai già che questa scelta ti renderà irrilevante e invisibile (…) quando accetti di forzare la maschera di rabbia e di violenza che ti spetterebbe per destino, quando ti senti inabile alle sfide e rifiuti la divisa che ti vorrebbero imporre per statuto”. Di uomini come questi - che sono un po’ come lui - racconta il libro, uomini che hanno capito “che la vita non è una montagna da scalare, un treno da non perdere, un obiettivo da centrare, ma è una piccola stanza da arredare con cura. Non è una cima da raggiungere a tutti i costi. È la scelta di un buon posto in cui fermarsi”.
La fragilità maschile
07 luglio 2023
Cuneo
Un nome, un destino. Così sembra andare per Matteo Bussola, nato fumettista e diventato scrittore, con una “mission” particolare: scrivere storie che ci riorientano - nella complessa galassia delle relazioni umane - come un nuovo Nord magnetico, rappresentato da personaggi maschili che non hanno nulla in comune con il troppo acclamato, e di fatto reale quanto Zorro o l’Uomo Ragno, “maschio alfa”. Capovolgendo il tavolo su cui stanno ancora posati in bella mostra condizionamenti culturali e stereotipi, Bussola racconta nel suo ultimo libro la fragilità maschile, senza filtri. Sembrare un “maschio alfa” ha un prezzo, che spesso è quello della menzogna perpetuata a vita con gli altri e con sé stessi. Nelle pagine di “Un buon posto in cui fermarsi” (Einaudi Stile Libero 2023) troverete la luce di scelte controcorrente, vite oltre il ruolo, coraggio di deludere le aspettative per avvicinarsi ciascuno a sé stesso più che a un disegno standardizzatoMatteo Bussola apre una strada, mostra altri modi di essere, che fanno i conti non solo con l’esterno, ma con l’interiorità e il momento di verità che essa richiede come chiave di accesso a spazi inediti e promettenti. “Un uomo è uno che non mantiene le promesse (…) … non la mantieni una promessa quando contraddici i copioni già scritti, se nella fotografia sei fuori fuoco, se scegli di non avere nessun potere in un mondo in cui il potere è maschile per definizione, e sai già che questa scelta ti renderà irrilevante e invisibile (…) quando accetti di forzare la maschera di rabbia e di violenza che ti spetterebbe per destino, quando ti senti inabile alle sfide e rifiuti la divisa che ti vorrebbero imporre per statuto”. Di uomini come questi - che sono un po’ come lui - racconta il libro, uomini che hanno capito “che la vita non è una montagna da scalare, un treno da non perdere, un obiettivo da centrare, ma è una piccola stanza da arredare con cura. Non è una cima da raggiungere a tutti i costi. È la scelta di un buon posto in cui fermarsi”.