
Nel chiudere il ciclo di articoli che La Guida, in persona del suo Direttore, mi ha proposto di scrivere sul tema dell’acqua - in tutto 7 articoli compreso questo, avendo trattato di siccità, siccità-agricoltura, invasi, esperienza Maira SpA e “Reboissino”, servizio idrico integrato - desidero sinceramente ringraziare il giornale per l’opportunità che mi ha offerto nell’ospitarmi, dunque la sua Redazione e i suoi Lettori.
Tra i diversi argomenti di informazione e riflessione, per questa ultima uscita mi piace affrontarne uno che mi è particolarmente caro, non tanto tecnico in senso stretto, rispetto al quale la mia sensibilità e il mio impegno sono maturati via via nel lungo tempo della mia esperienza: la dimensione sociale dell’acqua.
Prima di tutto per evidenziare le infinite forme di fruizione diretta dell’acquae dei corpi idrici – fiumi, torrenti e laghi, stando alle acque interne - per scopi che non sono propriamente economici o produttivi, in quanto riflettono appunto un prevalente interesse sociale e persino scientifico: la pesca sportiva, il canottaggio su laghi e grandi fiumi, la canoa, le varie forme di discesa dei torrenti in kayak o gommoni (river-rafting) o “a piedi” (torrentismo), il diporto su barche a vela o motore, il windsurf e il kitesurfing (sui laghi alpini)…, lo studio e il monitoraggio delle fenomenologie climatico-idrologiche, idrodinamiche, ecologiche.

Kitesurf al bacino Enel di Pontechianale, in Valle Varaita
Già questa prima categoria di quelle che possiamo chiamare interazioni e interrelazioni tra le persone e l’elemento acqua produce qualcosa di più di un semplice sfruttamento della risorsa a scopo di divertimento, sportivo o di studio, perché da queste forme di fruizione si generano esperienza, conoscenza ed emozioni, individuali o a livello di gruppo, le quali aggiungono alla relazione diretta l’aspetto formativo, sul piano tecnico ma anche su quello educativo in senso civico e di rispetto dell’ambiente naturale in cui ci si trova.
In secondo luogo per andare a considerare una qualità che ancora più profondamente e intimamente coinvolge sul piano emotivo e di un arricchimento sul piano formativo e intellettuale, sempre a scala individuale o collettiva, ed è la qualità di ciò che chiamiamo paesaggio, laddove il paesaggio offerto da ambienti a marcata connotazione idrica trasmette sensazioni, per le sue peculiari prerogative fisiche (della componente a-biotica, geomorfologica), vegetazionali (della fitocenosi) e animali (della zoocenosi) con il loro manifestarsi, visivamente e tramite rumori, colori, sapori e odori.
Ed è così che le persone si trovano a godere del paesaggio, variabile al variare dei luoghi, delle stagioni e delle condizioni climatiche, alla ricerca di una golena o di un greto fluviale, del bordo di una roggia o di un canale, della sponda di un lago, di una risorgiva… ambienti e paesaggi che sappiano apportare nutrimento e rigenerazione creativa, poetica e spirituale.
Così Primo Levi (La chiave a stella, Einaudi 1978): “Lei si era informata, come le avevo detto, e aveva deciso che il nostro viaggio di nozze (lei diceva proprio così, ma io non ero tanto convinto) lo dovevamo fare a un bivacco fisso che adesso non mi ricordo neppure il nome, però il posto è difficile che me lo dimentichi, e anche la notte che ci abbiamo passata, non perché ci abbiamo fatto l’amore, ma per il contorno.…per l’acqua non c’erano problemi; quel bivacco era montato su uno sperone di roccia alto due metri sopra un ghiacciaio in piano…faceva caldo da parecchie settimane, la neve sul ghiacciaio si era sciolta, il ghiaccio era rimasto nudo, e nel ghiaccio l’acqua aveva scavato come dei canaletti verdolini, una quantità, tutti paralleli come se li avessero fatti a tratteggio.
Vede che per trovare delle cose strane tante volte non c’è bisogno di andare in Alaska. E anche l’acqua che gli correva dentro aveva un gusto che non avevo mai sentito prima, e che non glielo saprei spiegare, perché sa bene che i gusti e gli odori è difficile spiegarli fuori che con degli esempi, come chi dicesse odore d’aglio o gusto di salame; ma direi proprio che quell’acqua aveva gusto di cielo, e difatti veniva dal cielo dritta dritta”.
C’è poi una terza frontiera della dimensione sociale dell’acqua, più complicata da esprimersi in uno spazio breve, ed è una frontiera non solo sociale, ma sociologica e rivolta a quello che nel gergo degli esperti si definisce sociological building, che riguarda tanto l’acqua in natura e nel paesaggio quanto l’acqua dei servizi idrici, quelli dell’irrigazione, della produzione di energia, del ciclo dell’acqua municipale, e dei progetti evolutivi riguardanti le infrastrutture per la gestione dell’acqua.
È la frontiera per cui i soggetti che regolano e gestiscono gli ambienti e i servizi idrici, sensibili al potenziale di relazione tra l’elemento acqua e le persone, in una logica di progresso della comunità sul piano civico, adottano proattivamente e deliberatamente una strategia di ispirazione sociologica delle loro funzioni, non solo al loro interno ma rivolta esplicitamente alla crescita (o riqualificazione) del capitale sociale presente nella comunità stessa, sfruttando la propria azione primaria come veicolo di promozione dei valori che supportano la civicness e ne sono elementi costitutivi - professionalità, legalità, inclusione, fiducia, appartenenza al tessuto sociale - dei quali la nostra società moderna radicalizzata e “strappata” (Giddens, 1994) ogni giorno che passa dimostra di avere bisogno.
In questi termini l’acqua - bene pubblico, elemento semplice nell’immaginario collettivo, tanto familiare quanto fondamentale - rappresenterebbe un potente campo d’azione anche in questa direzione, rientrante a pieno titolo in quella che in altre occasioni abbiamo chiamato “prossimità territoriale”, che le organizzazioni variamente preposte possono rendere parte della propria strategia di intervento, sul piano di una reale responsabilità sociale, ovvero a beneficio non solo materiale della comunità.

Le relazioni tra l’azione degli operatori (nel campo dell’acqua, nel nostro caso), con le loro attività e progettualità,
e il capitale sociale.