Nei rapporti significativi - amicizie profonde e relazioni affettive caratterizzate da affinità e sintonia - non solo capita di condividere un tratto del proprio percorso esistenziale, ma ci si ispira e influenza reciprocamente. Anzi, accade di più: in alcuni momenti di grazia le menti sembrano essere particolarmente connesse e funzionare all’unisono. Il passaggio delle informazioni è veloce. A volte non c’è il tempo di completare una frase, di esaurire la definizione di un concetto, la descrizione di un’intuizione, che l’altro c’è già arrivato e rilancia: una serie di passaggi rapidi, come nel basket o nel calcio, tra sistemi neuronali collocati in cervelli diversi.
I rapporti significativi sono potenzianti, un’occasione preziosa di evoluzione personale irraggiungibile individualmente. Doni che reputiamo immeritati, nel senso che non ci sembra di avere fatto nulla di speciale per riceverli.
Tra le amicizie illustri, esempi di mente condivisa, vorrei ricordare quella settecentesca dell’aristocratico milanese Pietro Verri, fondatore dell’Accademia dei Pugni e del periodico milanese Il caffè, e Cesare Beccaria, autore del saggio “Dei delitti e delle pene”, contro la tortura e la pena di morte, testo che segnò la storia della civiltà occidentale, ebbe diffusione in tutta Europa e ispirò una serie di cambiamenti radicali nel diritto penale. Beccaria era intelligente, acuto, inquieto. “Beccaria si annoiava e annoiava gli altri. Per disperazione mi chiese un tema, io gli suggerii questo … Cominciò Beccaria a scrivere su pezzi staccati delle idee, lo secondammo con entusiasmo”, scrive Verri. Mente condivisa, appunto. È un altro modo attraverso cui si manifesta la nostra natura relazionale, se l’individualismo e la polarizzazione imposte dai social ci permetteranno di conservarla integra. Pierre e Marie Curie, Giacomo Leopardi e Pietro Giordani, Truman Capote e Harper Lee, Silvia Plath e Anne Sexton, Einstein e Freud, De Gasperi, Schuman e Adenauer.
Sono doni rari, preziosi, che hanno bisogno di due cose: essere riconosciuti come tali, fiducia e tempo di qualità.
editoriale
Nei rapporti significativi - amicizie profonde e relazioni affettive caratterizzate da affinità e sintonia - non solo capita di condividere un tratto del proprio percorso esistenziale, ma ci si ispira e influenza reciprocamente. Anzi, accade di più: in alcuni momenti di grazia le menti sembrano essere particolarmente connesse e funzionare all’unisono. Il passaggio delle informazioni è veloce. A volte non c’è il tempo di completare una frase, di esaurire la definizione di un concetto, la descrizione di un’intuizione, che l’altro c’è già arrivato e rilancia: una serie di passaggi rapidi, come nel basket o nel calcio, tra sistemi neuronali collocati in cervelli diversi.
I rapporti significativi sono potenzianti, un’occasione preziosa di evoluzione personale irraggiungibile individualmente. Doni che reputiamo immeritati, nel senso che non ci sembra di avere fatto nulla di speciale per riceverli.
Tra le amicizie illustri, esempi di mente condivisa, vorrei ricordare quella settecentesca dell’aristocratico milanese Pietro Verri, fondatore dell’Accademia dei Pugni e del periodico milanese Il caffè, e Cesare Beccaria, autore del saggio “Dei delitti e delle pene”, contro la tortura e la pena di morte, testo che segnò la storia della civiltà occidentale, ebbe diffusione in tutta Europa e ispirò una serie di cambiamenti radicali nel diritto penale. Beccaria era intelligente, acuto, inquieto. “Beccaria si annoiava e annoiava gli altri. Per disperazione mi chiese un tema, io gli suggerii questo … Cominciò Beccaria a scrivere su pezzi staccati delle idee, lo secondammo con entusiasmo”, scrive Verri. Mente condivisa, appunto. È un altro modo attraverso cui si manifesta la nostra natura relazionale, se l’individualismo e la polarizzazione imposte dai social ci permetteranno di conservarla integra. Pierre e Marie Curie, Giacomo Leopardi e Pietro Giordani, Truman Capote e Harper Lee, Silvia Plath e Anne Sexton, Einstein e Freud, De Gasperi, Schuman e Adenauer.
Sono doni rari, preziosi, che hanno bisogno di due cose: essere riconosciuti come tali, fiducia e tempo di qualità.
Mente condivisa
31 marzo 2023
Cuneo
Nei rapporti significativi - amicizie profonde e relazioni affettive caratterizzate da affinità e sintonia - non solo capita di condividere un tratto del proprio percorso esistenziale, ma ci si ispira e influenza reciprocamente. Anzi, accade di più: in alcuni momenti di grazia le menti sembrano essere particolarmente connesse e funzionare all’unisono. Il passaggio delle informazioni è veloce. A volte non c’è il tempo di completare una frase, di esaurire la definizione di un concetto, la descrizione di un’intuizione, che l’altro c’è già arrivato e rilancia: una serie di passaggi rapidi, come nel basket o nel calcio, tra sistemi neuronali collocati in cervelli diversi.
I rapporti significativi sono potenzianti, un’occasione preziosa di evoluzione personale irraggiungibile individualmente. Doni che reputiamo immeritati, nel senso che non ci sembra di avere fatto nulla di speciale per riceverli.
Tra le amicizie illustri, esempi di mente condivisa, vorrei ricordare quella settecentesca dell’aristocratico milanese Pietro Verri, fondatore dell’Accademia dei Pugni e del periodico milanese Il caffè, e Cesare Beccaria, autore del saggio “Dei delitti e delle pene”, contro la tortura e la pena di morte, testo che segnò la storia della civiltà occidentale, ebbe diffusione in tutta Europa e ispirò una serie di cambiamenti radicali nel diritto penale. Beccaria era intelligente, acuto, inquieto. “Beccaria si annoiava e annoiava gli altri. Per disperazione mi chiese un tema, io gli suggerii questo … Cominciò Beccaria a scrivere su pezzi staccati delle idee, lo secondammo con entusiasmo”, scrive Verri. Mente condivisa, appunto. È un altro modo attraverso cui si manifesta la nostra natura relazionale, se l’individualismo e la polarizzazione imposte dai social ci permetteranno di conservarla integra. Pierre e Marie Curie, Giacomo Leopardi e Pietro Giordani, Truman Capote e Harper Lee, Silvia Plath e Anne Sexton, Einstein e Freud, De Gasperi, Schuman e Adenauer.
Sono doni rari, preziosi, che hanno bisogno di due cose: essere riconosciuti come tali, fiducia e tempo di qualità.