editoriale

I servizi “premium” offerti dal mercato pagati da chi ha di meno

11 febbraio 2023

Cuneo

Computer portatile L’offerta di servizi a pagamento prevede, spesso, una versione “base” e una più ricca, anche chiamata “Premium”. Non si tratta di una novità. Da sempre, ad esempio, il trasporto ferroviario e quello marittimo hanno visto la presenza di più classi. I posti o le cabine di prima classe erano e sono le più confortevoli e poi, a scendere, i posti di seconda o anche di terza classe. Talvolta, la differenza di prezzo tra la prima e la seconda classe non è giustificata da oggettive  ragioni. Si pensi alla prima classe negli aerei in voli brevi o brevissimi, spesso separata dalle soluzioni meno prestigiose solamente da una tenda, e con un servizio a bordo molto simile rispetto a quello dei posti più economici. Il mondo dei nuovi servizi Premium, principalmente in ambito digitale, in apparenza funziona secondo le stesse logiche ma, in realtà, il percorso di costruzione dell’offerta complessiva è invertito rispetto ai contesti tradizionali. Come osservato e documentato dal giornalista economico Tim Harford, autore del best seller “The undercover economist” (“L’economista mascherato”), nell’industria moderna, e non solo in quella dei servizi digitali, il pacchetto originariamente prodotto, molto spesso, è quello completo e non è quello base, al quale vengono applicati sviluppi successivi con nuove funzionalità. L’aspetto interessante è che gli interventi per togliere alcune funzionalità per arrivare ad avere una versione “base” possono essere piuttosto costosi. Sarebbe come se i costruttori di un treno realizzassero tutte carrozze di prima classe e, in un secondo momento, venissero sostenuti costi per togliere sedili più confortevoli per metterne, al loro posto, altri più piccoli e meno comodi. Come è facile intuire, il maggior prezzo del servizio “Premium” non è dovuto a costi che il produttore ha dovuto affrontare per migliorare il servizio base, ma viene applicato anche per coprire i costi sostenuti per ottenere la versione “base”, ad esempio, di un certo software o di un sistema operativo. Probabilmente, senza gli investimenti per ottenere le versioni base, tutti potrebbero pagare un prezzo corrispondente ai servizi economici per avere la versione più accessoriata. Non si tratta solamente di una provocazione, perché meccanismi di questo tipo sono alla base delle scelte che prevedono una proposta commerciale complessiva che contempli offerte diverse a prezzi diversi. Probabilmente, le ragioni di questo modo di agire e di essere sta nella natura umana, e gli operatori economici non fanno altro che prendere atto di queste inclinazioni per offrire al pubblico quello che i consumatori desiderano. Il mercato del lusso non esisterebbe se non fosse per l’innato desiderio di possedere oggetti che in pochissimi possono permettersi. Chi si occupa di marketing sa perfettamente che in ogni operazione di acquisto c’è una componente di auto-gratificazione e che parte di questo bisogno di compiacere a se stessi sta proprio nell’appagare il desiderio di distinguersi e nell’imitare chi può disporre di maggiori risorse economiche. Gli studiosi dei comportamenti economici sanno che, per ragioni che sfuggono ai parametri della pura razionalità, il nostro sguardo e le nostre scelte di consumo sono orientati verso modelli economici che appartengono a una classe sociale superiore alla nostra. Desideriamo sempre di più anche perché la nostra attenzione è attratta da chi ha di più e, letteralmente, non vediamo e non ci accorgiamo di chi ha di meno (o molto meno) di noi. In certe circostanze, questa innata inclinazione induce singoli soggetti economici oppure intere realtà sociali a compiere scelte dissennate quando non distruttive. Ci sono persone che si indebitano per pagare le vacanze in luoghi esotici e poi non riescono a pagare le bollette, c’è chi acquista a rate una macchina lussuosa e poi non è in grado di saldare l’affitto o la rata del mutuo. Per certi aspetti, è quello che è capitato da troppo tempo a livello sociale, quando in molti (chi più, chi meno) si sono orientati verso i servizi Premium, mentre quelli base sarebbero andati benissimo; per farlo, abbiamo accumulato costi economici e sociali che, direttamente o indirettamente, verranno sostenuti da chi ha di meno e da chi verrà dopo di noi. Non è mai troppo tardi per invertire la rotta.  
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