Lezione.
A tenerla è ancora Don Lorenzo Milani (Firenze 1923-1967), di cui il 27 maggio ricorre il centenario della nascita.
A sintetizzare l’essenza del suo pensiero pedagogico è Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo ed esperta di apprendimento, nel suo ultimo libro “Il tempo del noi” (Mondadori 2022), dedicato a quei giganti dell’educazione che hanno intuito che si impara meglio se ci si sente parte di un noi, “perché non esistiamo se non nella relazione”.
È questa l’essenza del concetto che don Milani esprime in due parole, “I care”, “tu mi stai a cuore”, tu nella tua unicità non standardizzabile. L’essenza dell’inclusione.
“Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali”, disse don Milani, che era nato privilegiato. Anche a scuola non credeva si fosse giusti a regolarsi con tutti allo stesso modo. “Meglio differenziare in funzione dei bisogni, dare a ciascuno studente il supporto e l’incoraggiamento necessari” (Lucangeli).
È il 1967 quando esprime la sua visione in “Lettera a una professoressa”, recensito con ardore da Pasolini, che dirà: “Leggetelo!”
L’appello del libro è rivolto a quella parte del corpo insegnante che si occupa degli studenti senza vederli interi, come persone. Don Milani sa che è indispensabile andare oltre l’insegnante-burocrate, tanto attento al rispetto delle regole ma insensibile al disagio di chi fatica.
Occorre fare di più: “I care”, per costruire un rapporto fiduciario. “Perché oggi sappiamo”, scrive Lucangeli, “che il discorso sulla fiducia ha solide basi neurologiche. La scienza ci dice che il nostro cervello è dotato di un meccanismo potente, grazie al quale possiamo assimilare dalla nostra specie quante più informazioni possibili, ed è l’imprinting. Per funzionare l’imprinting sfrutta l’attaccamento”, la relazione affettiva.
Significa che apprendiamo dalle persone di cui ci fidiamo.
editoriale
Lezione.
A tenerla è ancora Don Lorenzo Milani (Firenze 1923-1967), di cui il 27 maggio ricorre il centenario della nascita.
A sintetizzare l’essenza del suo pensiero pedagogico è Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo ed esperta di apprendimento, nel suo ultimo libro “Il tempo del noi” (Mondadori 2022), dedicato a quei giganti dell’educazione che hanno intuito che si impara meglio se ci si sente parte di un noi, “perché non esistiamo se non nella relazione”.
È questa l’essenza del concetto che don Milani esprime in due parole, “I care”, “tu mi stai a cuore”, tu nella tua unicità non standardizzabile. L’essenza dell’inclusione.
“Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali”, disse don Milani, che era nato privilegiato. Anche a scuola non credeva si fosse giusti a regolarsi con tutti allo stesso modo. “Meglio differenziare in funzione dei bisogni, dare a ciascuno studente il supporto e l’incoraggiamento necessari” (Lucangeli).
È il 1967 quando esprime la sua visione in “Lettera a una professoressa”, recensito con ardore da Pasolini, che dirà: “Leggetelo!”
L’appello del libro è rivolto a quella parte del corpo insegnante che si occupa degli studenti senza vederli interi, come persone. Don Milani sa che è indispensabile andare oltre l’insegnante-burocrate, tanto attento al rispetto delle regole ma insensibile al disagio di chi fatica.
Occorre fare di più: “I care”, per costruire un rapporto fiduciario. “Perché oggi sappiamo”, scrive Lucangeli, “che il discorso sulla fiducia ha solide basi neurologiche. La scienza ci dice che il nostro cervello è dotato di un meccanismo potente, grazie al quale possiamo assimilare dalla nostra specie quante più informazioni possibili, ed è l’imprinting. Per funzionare l’imprinting sfrutta l’attaccamento”, la relazione affettiva.
Significa che apprendiamo dalle persone di cui ci fidiamo.
Lezione
09 febbraio 2023
Cuneo
Lezione.
A tenerla è ancora Don Lorenzo Milani (Firenze 1923-1967), di cui il 27 maggio ricorre il centenario della nascita.
A sintetizzare l’essenza del suo pensiero pedagogico è Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo ed esperta di apprendimento, nel suo ultimo libro “Il tempo del noi” (Mondadori 2022), dedicato a quei giganti dell’educazione che hanno intuito che si impara meglio se ci si sente parte di un noi, “perché non esistiamo se non nella relazione”.
È questa l’essenza del concetto che don Milani esprime in due parole, “I care”, “tu mi stai a cuore”, tu nella tua unicità non standardizzabile. L’essenza dell’inclusione.
“Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali”, disse don Milani, che era nato privilegiato. Anche a scuola non credeva si fosse giusti a regolarsi con tutti allo stesso modo. “Meglio differenziare in funzione dei bisogni, dare a ciascuno studente il supporto e l’incoraggiamento necessari” (Lucangeli).
È il 1967 quando esprime la sua visione in “Lettera a una professoressa”, recensito con ardore da Pasolini, che dirà: “Leggetelo!”
L’appello del libro è rivolto a quella parte del corpo insegnante che si occupa degli studenti senza vederli interi, come persone. Don Milani sa che è indispensabile andare oltre l’insegnante-burocrate, tanto attento al rispetto delle regole ma insensibile al disagio di chi fatica.
Occorre fare di più: “I care”, per costruire un rapporto fiduciario. “Perché oggi sappiamo”, scrive Lucangeli, “che il discorso sulla fiducia ha solide basi neurologiche. La scienza ci dice che il nostro cervello è dotato di un meccanismo potente, grazie al quale possiamo assimilare dalla nostra specie quante più informazioni possibili, ed è l’imprinting. Per funzionare l’imprinting sfrutta l’attaccamento”, la relazione affettiva.
Significa che apprendiamo dalle persone di cui ci fidiamo.