editoriale

San Luca medico, evangelista e “la voce” di Maria, il suo simbolo del bue alato nei dipinti del cuneese

15 gennaio 2023

Cuneo

San Luca; Affresco; Seconda metà del XV secolo; Pietro da Saluzzo; Cappella dei Santi Bernardo e Mauro; Valgrana. Fig. 1 - San Luca; Affresco; Seconda metà del XV secolo; Pietro da Saluzzo; Cappella dei Santi Bernardo e Mauro - Valgrana. “Luca era siro di origine. Nacque ad Antiochia e fu medico di professione”. Così la Legenda aurea avvia la sua presentazione della figura di San Luca, segnalando come egli “ebbe elevatezza nella contemplazione delle cose sublimi, piacevolezza nella dolcezza del suo modo di trattare con gli altri, velocità nel calore della predicazione, utilità nel mettere per iscritto la sua dottrina”. Il ritratto che Iacopo da Varagine tratteggia dell’autore del terzo vangelo è dunque quello di un dotto del suo tempo, convertitosi al cristianesimo nella fase in cui la comunità apostolica stava cominciando a muovere i primi passi e divenuto un particolarissimo testimone della vicenda di Gesù: egli infatti, “che non si trovava con Cristo nel momento in cui egli predicava e faceva miracoli (…), scrisse il suo vangelo secondo quanto gli apostoli che erano stati presenti gli confidarono e testimoniarono”. In questo senso San Luca, nello scrivere il suo vangelo, non funge da testimone diretto di quanto detto e fatto da Gesù, ma piuttosto da testimone di quanto a lui raccontato dagli apostoli e da Maria. Quest’ultima sarebbe infatti stata una fonte decisiva per il terzo evangelista nella stesura del suo testo sacro: egli infatti “fu da lei correttamente informato su molte cose. In particolare su quelle che lei soltanto conosceva, come l’annunciazione, la natività e tutte le cose di cui il solo San Luca parla”. Fu dunque proprio questo suo riferimento a fare del vangelo di San Luca quello con cui lo stesso San Paolo si sarebbe identificato maggiormente. Questo “fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e scriverne un resoconto ordinato” dichiarato da San Luca come filo conduttore del suo vangelo, oltre al qualificarlo come medico e dunque come appartenente al mondo colto dell’epoca, impresse alla figura di San Luca un tratto di rigore e dedizione alla scrittura del suo vangelo che non tardò a trovarsi rideclinato in chiave figurativa nelle iconografie che lo rappresentano. Il tratto coscienzioso e ponderato implicito al terzo vangelo non avrebbe così tardato a trapassare nella figura del suo autore, facendolo raffigurare spesso come completamente assorto in una scrittura che per lui rappresenta un compito cui adempiere senza risparmiarsi. A rappresentare un San Luca completamente assorbito dallo scrivere il suo vangelo è, nella cappella dei Santi Bernardo e Mauro a Valgrana, l’affresco quattrocentesco dipinto da Pietro da Saluzzo (Fig. 1). Seduto di fronte ad uno scrittoio, e completamente avvolto da uno scuro abito dal quale affiora solo qua e là il verde del suo rovescio, l’evangelista, il cui nome è impresso ai suoi piedi e la cui lunga barba grigia attesta l’essere non più giovanissimo, non ha occhi che per la pergamena che gli sta davanti. È su quest’ultima che egli, tenendola ferma con la sinistra, mediante uno stilus scrive, con una grafia sobria ed elegante, il suo vangelo. È un San Luca invece decisamente più giovane, dai capelli tanto biondi da confondersi col fulgore dell’aureola che gli illumina il volto, quello dipinto da un pittore anonimo sulla volta della Chiesa di San Martino di Lignera, frazione di Saliceto (Fig. 2). Qui la sua figura, avvolta in una tunica rossa quasi completamente ricoperta da un raffinato abito dorato, appare circonfusa di luce e sembra evocare quanto scritto dalla Legenda aurea laddove, spiegando l’origine del nome dell’evangelista, afferma: Luca “si traduce ‘che si eleva’ (…) oppure deriva da luce. Egli infatti si alzò dall’amore per il mondo, elevandosi nell’amore per Dio. E fu luce del mondo, perché illuminò il mondo intero”. Proprio questa luce sembra essere dunque tratto distintivo del dipinto di Saliceto, nel quale San Luca viene rappresentato, come di consueto, seduto al suo scrittoio. In questo caso egli però non è intento a scrivere il suo vangelo, ma piuttosto sta apprestandosi a farlo. E forse l’obiettivo del pittore è proprio quello di far riflettere coloro che guarderanno l’immagine dell’evangelista sul fatto che il terzo vangelo è frutto per un verso di una lunga riflessione e per l’altro di un lavoro di documentazione puntuale fino allo scrupolo. E se a evocare la prima è lo sguardo di San Luca, alla ricerca forse delle parole giuste da scrivere, a rimarcare il secondo è invece il suo consultare, nello scrivere il terzo vangelo, gli altri testi che appaiono disposti sullo scrittoio. A identificare San Luca, nel caso dell’affresco di Saliceto e contrariamente a quello di Valgrana, non è il suo nome. L’evangelista appare invece riconoscibile per il simbolo posto ai suoi piedi: quello del vitello alato. La figura scelta come simbolo di San Luca, in realtà volta a indicare la sua attenzione per il sacrificio di Cristo, viene spiegato da Iacopo da Varagine legandolo allo ‘stile’ stesso del terzo vangelo: l’evangelista infatti, al pari del bue che “è animale lento” scrisse il suo vangelo “con lentezza, poiché iniziò dalla natività del precursore, poi la natività e l’infanzia di Cristo, e poi, piano piano, sino all’ultimo compimento”, soffermandosi solo a quel punto, “sul sacrificio” del Salvatore. Se dunque nelle iconografie relative a San Luca l’evangelista risulterà spesso accompagnato dal simbolo del vitello alato, talora quest’ultimo venne utilizzato in sostituzione dell’immagine stessa dell’autore del terzo vangelo. E fu questa la scelta fatta dal pittore, probabilmente Hans Clemer, nel momento in cui sul finire del Quattrocento si trovò a dover dipingere nella chiesa della Madonna del Rosario a Bernezzo (Fig. 3), i simboli degli evangelisti. Un possente vitello “con l’unghia fessa” e due robuste corna, richiama dunque proprio San Luca, come del resto conferma il cartiglio che riporta le parole dell’evangelista: “l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret a una vergine chiamata Maria...”. La Vergine, per San Luca, non fu però soltanto una solida fonte di ispirazione per la scrittura del suo vangelo. Essa svolge anche un altro ruolo, trasformandosi in soggetto di alcune pitture che, proprio di lei, la leggenda dice l’evangelista avrebbe realizzato. Al riguardo c’è un passo della Legenda aurea, collocato al di fuori del capitolo dedicato a San Luca e volto invece a narrare la grande processione voluta da papa Gregorio Magno nel 590 per implorare la fine della terribile peste che aveva colpito Roma. E in questo passo si legge: il papa “a capo di quella processione fece portare con grande reverenza un’immagine della Beata Maria sempre vergine, immagine che dicono sia ancor oggi in Roma e che si dice essere stata dipinta da Luca, che per arte era medico e pittore insigne, e che l’immagine sia in tutto similissima alla Vergine”. Ovviamente l’iconografia non poteva certo rinunciare a rappresentare San Luca come pittore. E qualche raro esempio di San Luca pittore è registrabile anche in territorio piemontese, come prova l’affresco anonimo conservato nella Basilica di San Maurizio a Pinerolo (Fig. 4). Un’opera nella quale, a lato della Vergine con il Bambino tra le braccia, ad essere rappresentato è proprio San Luca intento a dipingerla. E mentre l’evangelista, vestito con una sgargiante tunica gialla abbellita da un manto verde, è intento a farne il ritratto, il suo sguardo è come catalizzato sulla Vergine, nel tentativo di rappresentarla con la stessa fedeltà che, del suo vangelo, costituisce la stella polare. San Luca evangelista; Affresco; Fine XIV secolo (1400); Anonimo; Chiesa di San Martino di Lignera; Saliceto. Fig. 2 - San Luca evangelista; Affresco; Fine XIV secolo (1400); Anonimo; Chiesa di San Martino di Lignera; Saliceto.   Vitello alato (simbolo di San Luca evangelista); Affresco; Fine XV secolo (1496-1500); Attribuito ad Hans Clemer; Chiesa della Madonna del Rosario; Bernezzo. Fig 3 - Vitello alato (simbolo di San Luca evangelista); Affresco; Fine XV secolo (1496-1500); Attribuito ad Hans Clemer; Chiesa della Madonna del Rosario; Bernezzo.   San Luca dipinge la Vergine; Affresco; Seconda metà del XV secolo (1470 ca.); Anonimo; Basilica di San Maurizio; Pinerolo. Fig. 4 - San Luca dipinge la Vergine; Affresco; Seconda metà del XV secolo (1470 ca.); Anonimo; Basilica di San Maurizio; Pinerolo.   (XI - continua)    
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