Facciamo la doccia, laviamo i denti. Indossiamo abiti puliti. Calendarizziamo i check up dal medico. Ma dimentichiamo di igienizzare la nostra mente, di aerare le stanze in cui accumuliamo pensieri che sono peggio delle scorie radioattive, rifiuti tossici che non ci preoccupiamo di smaltire. Trascurare la pulizia mentale ordinaria può richiedere a un certo punto drastici e costosi interventi di disinfestazione. A volte è troppo tardi e non resta che rassegnarsi alla ormai irreversibile entropia.
La verità è che - in condizioni di buona salute mentale generale - abbiamo facoltà di scegliere a quali pensieri dare diritto di transito e cittadinanza. La regolazione del traffico tocca a noi, così come il rispetto del codice di manutenzione mentale.
Siamo responsabili dei pensieri che pensiamo, di come nominiamo le emozioni che proviamo, di come etichettiamo e ci narriamo le esperienze che viviamo. Valutiamo quindi attentamente le parole che usiamo. “Il tuo cervello fa esattamente quello che gli dici di fare, basta spiegarglielo con le dovute maniere. Impara a nominare solo cose che vuoi facciano parte della tua vita. Il cervello va sempre dove gli dici di andare, lo puoi spostare dolcemente verso pensieri che producono in te gli ormoni che ti sono necessari per stare bene. Il benessere, da questo punto di vista, è il frutto del tipo di pensieri che fai e i pensieri che fai li puoi scegliere. Ti basta concentrarti e riportare con dolcezza la mente all’oggetto di attenzione” scrive Paolo Borzacchiello, esperto di intelligenza linguistica. Quando ci lamentiamo, diamo forza e consistenza a ciò di cui ci lamentiamo, gli permettiamo di entrare nel nostro mondo, di occuparlo. Invece, possiamo deliberatamente predisporci a stare bene, giorno dopo giorno, attraverso piccoli ma efficaci accorgimenti comunicativi rivolti a noi stessi. Questione di sviluppare nuove abitudini.
editoriale
Facciamo la doccia, laviamo i denti. Indossiamo abiti puliti. Calendarizziamo i check up dal medico. Ma dimentichiamo di igienizzare la nostra mente, di aerare le stanze in cui accumuliamo pensieri che sono peggio delle scorie radioattive, rifiuti tossici che non ci preoccupiamo di smaltire. Trascurare la pulizia mentale ordinaria può richiedere a un certo punto drastici e costosi interventi di disinfestazione. A volte è troppo tardi e non resta che rassegnarsi alla ormai irreversibile entropia.
La verità è che - in condizioni di buona salute mentale generale - abbiamo facoltà di scegliere a quali pensieri dare diritto di transito e cittadinanza. La regolazione del traffico tocca a noi, così come il rispetto del codice di manutenzione mentale.
Siamo responsabili dei pensieri che pensiamo, di come nominiamo le emozioni che proviamo, di come etichettiamo e ci narriamo le esperienze che viviamo. Valutiamo quindi attentamente le parole che usiamo. “Il tuo cervello fa esattamente quello che gli dici di fare, basta spiegarglielo con le dovute maniere. Impara a nominare solo cose che vuoi facciano parte della tua vita. Il cervello va sempre dove gli dici di andare, lo puoi spostare dolcemente verso pensieri che producono in te gli ormoni che ti sono necessari per stare bene. Il benessere, da questo punto di vista, è il frutto del tipo di pensieri che fai e i pensieri che fai li puoi scegliere. Ti basta concentrarti e riportare con dolcezza la mente all’oggetto di attenzione” scrive Paolo Borzacchiello, esperto di intelligenza linguistica. Quando ci lamentiamo, diamo forza e consistenza a ciò di cui ci lamentiamo, gli permettiamo di entrare nel nostro mondo, di occuparlo. Invece, possiamo deliberatamente predisporci a stare bene, giorno dopo giorno, attraverso piccoli ma efficaci accorgimenti comunicativi rivolti a noi stessi. Questione di sviluppare nuove abitudini.
Igiene mentale
12 gennaio 2023
Cuneo
Facciamo la doccia, laviamo i denti. Indossiamo abiti puliti. Calendarizziamo i check up dal medico. Ma dimentichiamo di igienizzare la nostra mente, di aerare le stanze in cui accumuliamo pensieri che sono peggio delle scorie radioattive, rifiuti tossici che non ci preoccupiamo di smaltire. Trascurare la pulizia mentale ordinaria può richiedere a un certo punto drastici e costosi interventi di disinfestazione. A volte è troppo tardi e non resta che rassegnarsi alla ormai irreversibile entropia.
La verità è che - in condizioni di buona salute mentale generale - abbiamo facoltà di scegliere a quali pensieri dare diritto di transito e cittadinanza. La regolazione del traffico tocca a noi, così come il rispetto del codice di manutenzione mentale.
Siamo responsabili dei pensieri che pensiamo, di come nominiamo le emozioni che proviamo, di come etichettiamo e ci narriamo le esperienze che viviamo. Valutiamo quindi attentamente le parole che usiamo. “Il tuo cervello fa esattamente quello che gli dici di fare, basta spiegarglielo con le dovute maniere. Impara a nominare solo cose che vuoi facciano parte della tua vita. Il cervello va sempre dove gli dici di andare, lo puoi spostare dolcemente verso pensieri che producono in te gli ormoni che ti sono necessari per stare bene. Il benessere, da questo punto di vista, è il frutto del tipo di pensieri che fai e i pensieri che fai li puoi scegliere. Ti basta concentrarti e riportare con dolcezza la mente all’oggetto di attenzione” scrive Paolo Borzacchiello, esperto di intelligenza linguistica. Quando ci lamentiamo, diamo forza e consistenza a ciò di cui ci lamentiamo, gli permettiamo di entrare nel nostro mondo, di occuparlo. Invece, possiamo deliberatamente predisporci a stare bene, giorno dopo giorno, attraverso piccoli ma efficaci accorgimenti comunicativi rivolti a noi stessi. Questione di sviluppare nuove abitudini.