La nostra attenzione, individuale e collettiva, è naturalmente rivolta al futuro. Dovrebbe esserne consapevole la politica, attraverso la quale si individuano i fini di una collettività fatta Stato che disegna, programma, sogna e si mette in cammino verso il futuro.
Stesso discorso vale per l’economia, dove le scelte nel presente sono effettuate sulla base della valutazione di un arco temporale che può essere più o meno significativo ma che, per definizione, abbraccia almeno una parte di futuro. Le decisioni rispetto agli acquisti, agli investimenti e ai risparmi sono sempre influenzate dalle aspettative verso ciò che verrà.
È stata questa una delle intuizioni che l’economista Franco Modigliani ha sviluppato nei propri studi che gli sono valsi, primo e unico italiano, il Premio Nobel per l’economia nel 1985.
Secondo la teoria del “ciclo di vita”, sviluppata insieme al suo studente Richard Brumberg, i consumi e gli investimenti di una persona vengono effettuati sulla base di valutazioni che variano nel corso della vita e tenendo conto dello sviluppo dell’intera esistenza. Secondo Modigliani, le persone sono soggetti economici che, razionalmente, programmano le proprie attività: in età giovanile tendono a indebitarsi per sostenere i consumi, in età adulta questi debiti vengono rimborsati grazie al maggior reddito sul quale si può contare e, negli anni della pensione, si utilizzano i risparmi accumulati durante l’età produttiva. Tutto ciò, con l’obiettivo di mantenere un livello di consumo (tendenzialmente) costante durante l’intera esistenza.
Evidentemente, la visione del mondo da parte di Modigliani risente del periodo storico nel quale il celebre economista ha lavorato e del clima accademico in cui operava.
A ben vedere, infatti, le teorie di Modigliani poggiano su alcune basi teoriche senza dubbio valide per l’elaborazione del modello teorico, meno sotto altri profili.
Il Prof. Modigliani, ad esempio, pare supporre che i soggetti economici in questione conoscano (o ritengano di conoscere) la durata della propria vita, che durante la vecchiaia non percepiscano alcun reddito, che non abbiano ricevuto alcuna eredità e che non si preoccupino di lasciare nulla a chi verrà dopo di loro.
Forse, è proprio a partire da questi ultimi aspetti che si potrebbe pensare di ampliare il discorso. Una corretta sensibilità moderna, infatti, induce a collocare il ciclo di vita di una persona o di una intera generazione in quel (ben) più ampio ciclo vitale che unisce le generazioni e che si traduce in un senso di appartenenza al genere umano che deve indurre a valutare i comportamenti anche alla luce del rispetto della casa comune nella quale viviamo.
Il tempo che passa e l’inizio di un nuovo anno che abbiamo imparato a indicare con una numerazione progressiva a partire dalla nascita di quel Bambino che ha cambiato tutto dovrebbero spingerci a rivedere non poche categorie e canoni di comportamento.
Se, infatti, è vero che ciò che ci definisce ha anche a che fare con la relazione con gli altri, allora ne dovrebbe derivare che anche le scelte in campo economico dovrebbero procedere a partire da questa consapevolezza.
Probabilmente, si dovrebbe uscire dalla logica consumi/risparmi/investimenti per andare verso quella che comprende anche il “dono” come voce fondamentale di gratificazione personale e comunitaria. Da tempo, alcuni tra gli economisti e gli studiosi più avveduti, come il Professor Stefano Zamagni, il Professor Luigino Bruni e suor Alessandra Smerilli insistono nell’indicare la logica del dono come motore di sviluppo e di riappropriazione della dignità delle scelte e delle azioni in ambito economico. Suor Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice nominata da Papa Francesco Segretario ad interim del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nel 2018 ha scritto: “Senza radici un albero è morto. Le radici non sono passato, ma presente e futuro. È il dono delle sue radici ciò che più manca all’economia italiana di oggi e di domani”. Si tratta di parole che hanno preceduto la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi economica. Sono parole che indicano la via, ancora oggi, a partire dalla consapevolezza del dono ricevuto. Tra i tanti auguri che ci si possono scambiare per il 2023 potrebbe esserci anche quello di ritrovare questo tipo di consapevolezza e di lucidità e, così, di recuperare le radici della nostra speranza riscoprendo la grandezza e la gratuità di quanto abbiamo ricevuto.
editoriale
La nostra attenzione, individuale e collettiva, è naturalmente rivolta al futuro. Dovrebbe esserne consapevole la politica, attraverso la quale si individuano i fini di una collettività fatta Stato che disegna, programma, sogna e si mette in cammino verso il futuro.
Stesso discorso vale per l’economia, dove le scelte nel presente sono effettuate sulla base della valutazione di un arco temporale che può essere più o meno significativo ma che, per definizione, abbraccia almeno una parte di futuro. Le decisioni rispetto agli acquisti, agli investimenti e ai risparmi sono sempre influenzate dalle aspettative verso ciò che verrà.
È stata questa una delle intuizioni che l’economista Franco Modigliani ha sviluppato nei propri studi che gli sono valsi, primo e unico italiano, il Premio Nobel per l’economia nel 1985.
Secondo la teoria del “ciclo di vita”, sviluppata insieme al suo studente Richard Brumberg, i consumi e gli investimenti di una persona vengono effettuati sulla base di valutazioni che variano nel corso della vita e tenendo conto dello sviluppo dell’intera esistenza. Secondo Modigliani, le persone sono soggetti economici che, razionalmente, programmano le proprie attività: in età giovanile tendono a indebitarsi per sostenere i consumi, in età adulta questi debiti vengono rimborsati grazie al maggior reddito sul quale si può contare e, negli anni della pensione, si utilizzano i risparmi accumulati durante l’età produttiva. Tutto ciò, con l’obiettivo di mantenere un livello di consumo (tendenzialmente) costante durante l’intera esistenza.
Evidentemente, la visione del mondo da parte di Modigliani risente del periodo storico nel quale il celebre economista ha lavorato e del clima accademico in cui operava.
A ben vedere, infatti, le teorie di Modigliani poggiano su alcune basi teoriche senza dubbio valide per l’elaborazione del modello teorico, meno sotto altri profili.
Il Prof. Modigliani, ad esempio, pare supporre che i soggetti economici in questione conoscano (o ritengano di conoscere) la durata della propria vita, che durante la vecchiaia non percepiscano alcun reddito, che non abbiano ricevuto alcuna eredità e che non si preoccupino di lasciare nulla a chi verrà dopo di loro.
Forse, è proprio a partire da questi ultimi aspetti che si potrebbe pensare di ampliare il discorso. Una corretta sensibilità moderna, infatti, induce a collocare il ciclo di vita di una persona o di una intera generazione in quel (ben) più ampio ciclo vitale che unisce le generazioni e che si traduce in un senso di appartenenza al genere umano che deve indurre a valutare i comportamenti anche alla luce del rispetto della casa comune nella quale viviamo.
Il tempo che passa e l’inizio di un nuovo anno che abbiamo imparato a indicare con una numerazione progressiva a partire dalla nascita di quel Bambino che ha cambiato tutto dovrebbero spingerci a rivedere non poche categorie e canoni di comportamento.
Se, infatti, è vero che ciò che ci definisce ha anche a che fare con la relazione con gli altri, allora ne dovrebbe derivare che anche le scelte in campo economico dovrebbero procedere a partire da questa consapevolezza.
Probabilmente, si dovrebbe uscire dalla logica consumi/risparmi/investimenti per andare verso quella che comprende anche il “dono” come voce fondamentale di gratificazione personale e comunitaria. Da tempo, alcuni tra gli economisti e gli studiosi più avveduti, come il Professor Stefano Zamagni, il Professor Luigino Bruni e suor Alessandra Smerilli insistono nell’indicare la logica del dono come motore di sviluppo e di riappropriazione della dignità delle scelte e delle azioni in ambito economico. Suor Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice nominata da Papa Francesco Segretario ad interim del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nel 2018 ha scritto: “Senza radici un albero è morto. Le radici non sono passato, ma presente e futuro. È il dono delle sue radici ciò che più manca all’economia italiana di oggi e di domani”. Si tratta di parole che hanno preceduto la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi economica. Sono parole che indicano la via, ancora oggi, a partire dalla consapevolezza del dono ricevuto. Tra i tanti auguri che ci si possono scambiare per il 2023 potrebbe esserci anche quello di ritrovare questo tipo di consapevolezza e di lucidità e, così, di recuperare le radici della nostra speranza riscoprendo la grandezza e la gratuità di quanto abbiamo ricevuto.
Le radici del dono e della speranza nella nostra società
31 dicembre 2022
Cuneo
La nostra attenzione, individuale e collettiva, è naturalmente rivolta al futuro. Dovrebbe esserne consapevole la politica, attraverso la quale si individuano i fini di una collettività fatta Stato che disegna, programma, sogna e si mette in cammino verso il futuro.
Stesso discorso vale per l’economia, dove le scelte nel presente sono effettuate sulla base della valutazione di un arco temporale che può essere più o meno significativo ma che, per definizione, abbraccia almeno una parte di futuro. Le decisioni rispetto agli acquisti, agli investimenti e ai risparmi sono sempre influenzate dalle aspettative verso ciò che verrà.
È stata questa una delle intuizioni che l’economista Franco Modigliani ha sviluppato nei propri studi che gli sono valsi, primo e unico italiano, il Premio Nobel per l’economia nel 1985.
Secondo la teoria del “ciclo di vita”, sviluppata insieme al suo studente Richard Brumberg, i consumi e gli investimenti di una persona vengono effettuati sulla base di valutazioni che variano nel corso della vita e tenendo conto dello sviluppo dell’intera esistenza. Secondo Modigliani, le persone sono soggetti economici che, razionalmente, programmano le proprie attività: in età giovanile tendono a indebitarsi per sostenere i consumi, in età adulta questi debiti vengono rimborsati grazie al maggior reddito sul quale si può contare e, negli anni della pensione, si utilizzano i risparmi accumulati durante l’età produttiva. Tutto ciò, con l’obiettivo di mantenere un livello di consumo (tendenzialmente) costante durante l’intera esistenza.
Evidentemente, la visione del mondo da parte di Modigliani risente del periodo storico nel quale il celebre economista ha lavorato e del clima accademico in cui operava.
A ben vedere, infatti, le teorie di Modigliani poggiano su alcune basi teoriche senza dubbio valide per l’elaborazione del modello teorico, meno sotto altri profili.
Il Prof. Modigliani, ad esempio, pare supporre che i soggetti economici in questione conoscano (o ritengano di conoscere) la durata della propria vita, che durante la vecchiaia non percepiscano alcun reddito, che non abbiano ricevuto alcuna eredità e che non si preoccupino di lasciare nulla a chi verrà dopo di loro.
Forse, è proprio a partire da questi ultimi aspetti che si potrebbe pensare di ampliare il discorso. Una corretta sensibilità moderna, infatti, induce a collocare il ciclo di vita di una persona o di una intera generazione in quel (ben) più ampio ciclo vitale che unisce le generazioni e che si traduce in un senso di appartenenza al genere umano che deve indurre a valutare i comportamenti anche alla luce del rispetto della casa comune nella quale viviamo.
Il tempo che passa e l’inizio di un nuovo anno che abbiamo imparato a indicare con una numerazione progressiva a partire dalla nascita di quel Bambino che ha cambiato tutto dovrebbero spingerci a rivedere non poche categorie e canoni di comportamento.
Se, infatti, è vero che ciò che ci definisce ha anche a che fare con la relazione con gli altri, allora ne dovrebbe derivare che anche le scelte in campo economico dovrebbero procedere a partire da questa consapevolezza.
Probabilmente, si dovrebbe uscire dalla logica consumi/risparmi/investimenti per andare verso quella che comprende anche il “dono” come voce fondamentale di gratificazione personale e comunitaria. Da tempo, alcuni tra gli economisti e gli studiosi più avveduti, come il Professor Stefano Zamagni, il Professor Luigino Bruni e suor Alessandra Smerilli insistono nell’indicare la logica del dono come motore di sviluppo e di riappropriazione della dignità delle scelte e delle azioni in ambito economico. Suor Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice nominata da Papa Francesco Segretario ad interim del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nel 2018 ha scritto: “Senza radici un albero è morto. Le radici non sono passato, ma presente e futuro. È il dono delle sue radici ciò che più manca all’economia italiana di oggi e di domani”. Si tratta di parole che hanno preceduto la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi economica. Sono parole che indicano la via, ancora oggi, a partire dalla consapevolezza del dono ricevuto. Tra i tanti auguri che ci si possono scambiare per il 2023 potrebbe esserci anche quello di ritrovare questo tipo di consapevolezza e di lucidità e, così, di recuperare le radici della nostra speranza riscoprendo la grandezza e la gratuità di quanto abbiamo ricevuto.