editoriale

Elham Nikzat: “Voglio che il mio Iran sia libero”

03 dicembre 2022

Cuneo

Elham Nikzat Elham Nikzat è nata a Teheran dove ha studiato e lavorato. Da nove anni vive in Italia, in un paese del Cuneese. Moglie di un medico iraniano, con lui è una attivista della Resistenza iraniana in esilio. Quali sono state la sua infanzia e la sua adolescenza in Iran? L’Iran è la mia terra, una bellissima terra ricca di storia, di tradizioni millenarie e culla di cultura. Purtroppo ho pochi ricordi felici della mia infanzia ed adolescenza perchè i miei genitori, entrambi insegnanti, hanno divorziato quando io avevo 5 anni. Fino a 7 anni, come vuole la legge iraniana, sono rimasta con mia madre, ma poi ho dovuto andare da mio padre che si era già risposato. La sua seconda moglie per me è stata una matrigna che mi faceva lavorare senza mai un abbraccio o una parola gentile. Per fortuna con me c’era mio fratello e ci aiutavamo a vicenda. All’età di 15 anni io e mio fratello abbiamo deciso di scappare di casa e siamo andati dalla nonna materna. Da lei abbiamo appreso che anche mamma si era risposata. Qual è stato il suo percorso scolastico? L’Iran è uno dei Paesi dell’area mediorientale con il tasso di alfabetizzazione più elevato e da questo punto di vista offre anche alle donne più opportunità, soprattutto nelle grandi città. Ho potuto studiare e conseguire la laurea in Tecnico di radiologia, ma ho sempre sofferto per la cultura imposta dal regime. A scuola noi femmine eravamo nettamente separate dai maschi. Quando e come è arrivata in Italia? Sono arrivata nel 2013. Avevo 35 anni ed in Iran lavoravo come tecnico di radiologia in una clinica privata. Per arrivare in Italia ho speso tutti i miei risparmi. Alla mia partenza mio fratello non mi ha salutata perchè era troppo legato a me ed ha sofferto per la mia scelta radicale. Ho potuto arrivare in Italia grazie a chi è diventato mio marito che allora viveva ed esercitava la professione di medico chirurgo già da tempo nel vostro Paese. L’avevo conosciuto tramite i social che però in Iran sono proibiti. Io avevo ugualmente una pagina di facebook e lì ho conosciuto tanti che erano della Resistenza e per i quali ricordo che vige la pena di morte. Ho ricevuto da mio marito una richiesta di amicizia e ci siamo incontrati in Turchia, di nascosto. Poi sono riuscita ad avere un visto turistico per Atene e di lì ho raggiunto l’Italia. Qual è la condizione della donna in Iran? Pessima perchè la donna non ha diritti. Una donna iraniana vive con la paura che la polizia morale la fermi per strada e la porti via. La sua testimonianza in tribunale vale la metà di un uomo, non può intraprendere la carriera di giudice, non può andare allo stadio, nè usare la bicicletta e la moto. Non può ballare in pubblico, nè fumare. La polizia morale impone il velo. Le donne iraniane sono impegnate in una coraggiosa resistenza per la difesa dei loro elementari diritti a rischio della loro vita. Che cosa può fare l’Europa per la libertà della sua terra? L’Europa non dovrebbe più avere rapporti politici, diplomatici ed economici con l’Iran, ma soprattutto dovrebbe riconoscere il diritto di autodifesa del popolo iraniano che lotta a mani nude contro un esercito armato. Che cosa può dire delle manifestazioni in Iran dopo la morte di Masha Amini? Queste non sono certamente le prime manifestazioni perchè, già all’indomani della restaurazione della repubblica islamica sciita ispirata alla legge coranica avvenuta nel 1979 dopo la cacciata dello scià e l’ascesa al potere di Komeini, c’erano state manifestazioni per il non rispetto dei diritti fondamentali e le condizioni economiche e sociali di vita. Altre proteste sono seguite, ma sempre ferocemente represse. Ci sono state uccisioni di massa e, nel solo 2019, millecinquecento uomini e donne hanno perso la vita. Certamente la morte di Masha ha dato il via a una ondata di proteste contro il regime degli ayatollah e queste hanno superato i confini del paese. Che cosa chiede oggi la popolazione iraniana? Non è solamente la condizione femminile a suscitare le rivolte, ma la violazione trasversale dei diritti umani subita dall’intera popolazione da più di 40 anni. Gli iraniani chiedono l’instaurazione di una repubblica democratica laica e si stanno organizzando per realizzare una vera rivoluzione. Nuclei di resistenti stanno assumendo un ruolo diretto. Io e mio marito cerchiamo di sensibilizzare le comunità del territorio e abbiamo scelto la Resistenza, unica opposizione combattente da tanti anni, per essere la voce del nostro popolo. Io mi ispiro al modello di Maryam Radjavi, la leader carismatica della Resistenza, una donna coraggiosa che da Parigi lotta contro il regime iraniano organizzando i nuclei resistenti in Iran. Per questa causa lei ha perso la sorella uccisa dal regime. Le divisioni etniche e sociali interne all’Iran potranno essere superate? Sì e questo grazie alle nuove generazioni che lottano senza paura. Possono convivere Iraniani, Curdi, Turchi ed Arabi. Due aggettivi per il popolo iraniano? Coraggioso e tenace. Una canzone del suo paese che ama ascoltare? “Bella ciao”. Questa è anche la canzone della vostra Resistenza durante la seconda guerra mondiale per la liberazione dell’Italia dai nazifascisti. I valori per lei fondamentali? Umanità, gentilezza, generosità. Qual è il suo più grande desiderio? Voglio che il mio Iran sia libero, che la sua gente non sia più oppressa ed uccisa. Non dobbiamo essere passivi perchè ogni nostra più piccola vibrazione positiva può cambiare il corso degli eventi. Che cosa augura ai suoi figli? Ai miei due adorati figli auguro che possano andare in un Iran libero perchè laggiù ci sono le nostre radici.
Diritti Libertà Proteste Iran repressione Elham Nikzat donna iraniana condizione femminile rivoluzione