Appassionato di stelle sin dalla scuola media, Matteo Tivan si è iscritto per la prima volta alle Olimpiadi di Astronomia nell’anno scolastico 2019-2020, quando aveva appena iniziato le superiori.
Nel tempo, la sua passione è cresciuta con lui e, ora che frequenta la classe 4ªB (indirizzo ordinamentale) del Liceo Scientifico “G. Peano” di Cuneo, è arrivato a partecipare alla XXVI edizione dell’International Remore Astronomy Olympiad (IRAO), ovvero le Olimpiadi Internazionali di Astronomia.
Quest’anno, la gestione dell’IRAO è stata affidata all’Italia con il quartier generale del comitato organizzatore a Matera, dove si sono svolte, tra domenica 16 e lunedì 24 ottobre, la cerimonia inaugurale, le prove per la squadra italiana e la cerimonia di premiazione e di chiusura.
La competizione, promossa dal Ministero dell’Istruzione e organizzata dalla Società Astronomica Italiana e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha visto la partecipazione di 10 Stati: Bulgaria, Canada, Cina, Corea, Italia, Giappone, Malesia, Nepal, Repubblica Ceca e Vietnam.
La squadra italiana era formata da sette studenti: Matteo, appartenente alla categoria senior (leve 2005-2006) ed unico piemontese, e poi altri ragazzi provenienti da Pordenone, Roma, Bari e Reggio Calabria.
Da dove nasce il tuo amore per la scienza delle stelle?
Per quanto sembri fuori dal mondo, l’astronomia va considerata una scienza come le altre con cui confrontarsi ogni giorno, senza chiamare in causa scienziati e grandi telescopi: basta guardare il cielo.
Spesso, si parla d’inquinamento luminoso, ma le montagne cuneesi hanno un cielo molto buio, ovvero di qualità, che si sta cercando di preservare. Sì, io amo scrutare il cielo, ma chiunque si meraviglierebbe vedendo la via lattea di notte.
Poi, la mia famiglia mi ha sempre supportato ed è stata felice per me e per quello che facevo; soprattutto mio padre, che mi ha anche sopportato quando gli chiedevo di portarmi in montagna a vedere il cielo notturno.
Non sono un romantico che, nel guardare le stelle, fa riflessioni profonde, però loro amplificano le mie emozioni positive: se sono felice e le guardo, divento ancora più felice!
La visione del cielo resta qualcosa di stupendo, che ben si concilia con la divulgazione: permette di dare voce scientifica a quei temi che più affascinano dell’astronomia.
L’astronomia è una scienza alla portata di tutti: studia corpi che sono ‘appesi’ proprio sulle nostre teste. Eppure, forse perché non la si studia a scuola, può sembrare lontana da noi. In che cosa consiste?
Gli argomenti principali sono: la gravitazione, simile alla fisica classica; la radiazione, che prevede lo studio della luce delle stelle e poi di quelle formule utili a calcolare la luminosità degli astri e delle magnitudini; la cosmologia, che riguarda l’evoluzione dell’universo; l’astronomia di posizione, cioè la parte più antica dell’astronomia che usa la geometria per calcolare le altezze dei corpi celesti.
Sono argomenti molto vasti ed è fondamentale sapere tutto e bene: infatti, è possibile che, in uno stesso quesito, siano necessarie conoscenze di discipline differenti.
Ora, ripensandoci, sembra tutto così semplice, ma in prima superiore erano nuovi gli argomenti ed il ragionamento fisico!
Chi ti ha parlato delle Olimpiadi di Astronomia?
La mia scuola, prima, non partecipava a queste olimpiadi: sono stato io che, nel 2019, ho proposto il progetto. Ricordo che mi aveva scritto su Instagram un ragazzo valdostano, chiedendomi se partecipassi alle olimpiadi, ma non sapevo nemmeno esistessero; così, ne avevo parlato con il mio docente di Scienze, Gherardo Oreggia, e mi ero iscritto alla mia prima edizione.
All’epoca, al “Peano-Pellico”, ero l’unico interessato ed ero stato inviato a svolgere la prova della fase d’Istituto, un test a crocette, a Fossano, presso l’IIS “Vallauri”: lì, le olimpiadi si tenevano da anni.
Superata la fase d’Istituto, avevo partecipato a quella interregionale, andando a Torino, presso la Facoltà di Fisica; la prova era decisamente più complessa: c’erano cinque problemi da risolvere con la calcolatrice come in una verifica di fisica, ma senza avere affrontato gli argomenti a scuola. Fortunatamente, però, Alfio Battiato, professore referente delle Olimpiadi al “Vallauri”, aveva tenuto qualche lezione di preparazione con la premura d’invitarmi, nonostante non fossi loro alunno.
A marzo, ero stato ammesso alla fase nazionale ma, causa Covid-19, la competizione è slittata a luglio. Ammetto che il lockdown mi ha strizzato l’occhio perché, in quel periodo, è stato organizzato un corso online di preparazione con dispense da studiare ed esercizi da svolgere.
A luglio, ho vinto le nazionali e, pur non essendomi classificato, ho potuto seguire lo stage di Riace per la preparazione alla fase internazionale e, lì, ho fatto amicizia con diversi ragazzi, che sono diventati il motivo principale per cui mi sono iscritto all’edizione successiva (2020-21): non m’importava affatto vincere, ma rivederli.
Durante il tuo percorso olimpionico, c’è mai stato qualcosa che ti ha lasciato un po’ l’amaro in bocca?
Beh quando, desideroso di rivedere i miei amici, avevo ricominciato tutto daccapo e sono arrivato fino alle nazionali del 2021, ma senza classificarmi.
È buffo come, il primo anno, mi sentissi disorientato, felice e fortunato solo per partecipare all’interregionale, mentre il secondo anno, nonostante lo studio intenso, non sono tornato a Riace.
Tuttavia, non mi sono scoraggiato: anzi, ho azzerato le aspettative, mi sono iscritto per la terza volta e finalmente, a luglio 2022, li ho rincontrati alle nazionali, a Perugia. Non solo ho vinto quella fase, ma, per la prima volta, mi sono addirittura classificato per entrare nella squadra italiana delle internazionali di ottobre!
Quali ricordi, legati a quest’esperienza, porterai sempre con te?
Gli amici che ho cercato d’inseguire, in ogni modo possibile, durante gli anni delle olimpiadi e le competenze acquisite, che ho sfruttato a scuola: sin dalla prima superiore, ho sviluppato quella mentalità logica legata al mondo della fisica, che mi ha permesso di vivere di rendita. Inoltre, è aumentata la mia passione per l’astronomia: prima, mi limitavo ad osservare il cielo, ma ora lo riempio con la matematica e la fisica.
Nonostante ciò, non credo sia utile studiare astronomia a scuola: o desideri diventare astronomo o non ti servirà a nulla. Andrebbe, sì, studiata come tutte le scienze, ma la scuola fa quello che può, con le ore che ha, e capisco sia sacrificata in favore della biologia. Non voglio diventare un astronomo: per quanto la materia sia affascinante, non mi piacerebbe la vita da ricercatore; cerco qualcosa di più pragmatico, magari m’iscriverò ad Ingegneria o a Fisica, qualcosa di applicato ed aziendale.
scuola
Appassionato di stelle sin dalla scuola media, Matteo Tivan si è iscritto per la prima volta alle Olimpiadi di Astronomia nell’anno scolastico 2019-2020, quando aveva appena iniziato le superiori.
Nel tempo, la sua passione è cresciuta con lui e, ora che frequenta la classe 4ªB (indirizzo ordinamentale) del Liceo Scientifico “G. Peano” di Cuneo, è arrivato a partecipare alla XXVI edizione dell’International Remore Astronomy Olympiad (IRAO), ovvero le Olimpiadi Internazionali di Astronomia.
Quest’anno, la gestione dell’IRAO è stata affidata all’Italia con il quartier generale del comitato organizzatore a Matera, dove si sono svolte, tra domenica 16 e lunedì 24 ottobre, la cerimonia inaugurale, le prove per la squadra italiana e la cerimonia di premiazione e di chiusura.
La competizione, promossa dal Ministero dell’Istruzione e organizzata dalla Società Astronomica Italiana e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha visto la partecipazione di 10 Stati: Bulgaria, Canada, Cina, Corea, Italia, Giappone, Malesia, Nepal, Repubblica Ceca e Vietnam.
La squadra italiana era formata da sette studenti: Matteo, appartenente alla categoria senior (leve 2005-2006) ed unico piemontese, e poi altri ragazzi provenienti da Pordenone, Roma, Bari e Reggio Calabria.
Da dove nasce il tuo amore per la scienza delle stelle?
Per quanto sembri fuori dal mondo, l’astronomia va considerata una scienza come le altre con cui confrontarsi ogni giorno, senza chiamare in causa scienziati e grandi telescopi: basta guardare il cielo.
Spesso, si parla d’inquinamento luminoso, ma le montagne cuneesi hanno un cielo molto buio, ovvero di qualità, che si sta cercando di preservare. Sì, io amo scrutare il cielo, ma chiunque si meraviglierebbe vedendo la via lattea di notte.
Poi, la mia famiglia mi ha sempre supportato ed è stata felice per me e per quello che facevo; soprattutto mio padre, che mi ha anche sopportato quando gli chiedevo di portarmi in montagna a vedere il cielo notturno.
Non sono un romantico che, nel guardare le stelle, fa riflessioni profonde, però loro amplificano le mie emozioni positive: se sono felice e le guardo, divento ancora più felice!
La visione del cielo resta qualcosa di stupendo, che ben si concilia con la divulgazione: permette di dare voce scientifica a quei temi che più affascinano dell’astronomia.
L’astronomia è una scienza alla portata di tutti: studia corpi che sono ‘appesi’ proprio sulle nostre teste. Eppure, forse perché non la si studia a scuola, può sembrare lontana da noi. In che cosa consiste?
Gli argomenti principali sono: la gravitazione, simile alla fisica classica; la radiazione, che prevede lo studio della luce delle stelle e poi di quelle formule utili a calcolare la luminosità degli astri e delle magnitudini; la cosmologia, che riguarda l’evoluzione dell’universo; l’astronomia di posizione, cioè la parte più antica dell’astronomia che usa la geometria per calcolare le altezze dei corpi celesti.
Sono argomenti molto vasti ed è fondamentale sapere tutto e bene: infatti, è possibile che, in uno stesso quesito, siano necessarie conoscenze di discipline differenti.
Ora, ripensandoci, sembra tutto così semplice, ma in prima superiore erano nuovi gli argomenti ed il ragionamento fisico!
Chi ti ha parlato delle Olimpiadi di Astronomia?
La mia scuola, prima, non partecipava a queste olimpiadi: sono stato io che, nel 2019, ho proposto il progetto. Ricordo che mi aveva scritto su Instagram un ragazzo valdostano, chiedendomi se partecipassi alle olimpiadi, ma non sapevo nemmeno esistessero; così, ne avevo parlato con il mio docente di Scienze, Gherardo Oreggia, e mi ero iscritto alla mia prima edizione.
All’epoca, al “Peano-Pellico”, ero l’unico interessato ed ero stato inviato a svolgere la prova della fase d’Istituto, un test a crocette, a Fossano, presso l’IIS “Vallauri”: lì, le olimpiadi si tenevano da anni.
Superata la fase d’Istituto, avevo partecipato a quella interregionale, andando a Torino, presso la Facoltà di Fisica; la prova era decisamente più complessa: c’erano cinque problemi da risolvere con la calcolatrice come in una verifica di fisica, ma senza avere affrontato gli argomenti a scuola. Fortunatamente, però, Alfio Battiato, professore referente delle Olimpiadi al “Vallauri”, aveva tenuto qualche lezione di preparazione con la premura d’invitarmi, nonostante non fossi loro alunno.
A marzo, ero stato ammesso alla fase nazionale ma, causa Covid-19, la competizione è slittata a luglio. Ammetto che il lockdown mi ha strizzato l’occhio perché, in quel periodo, è stato organizzato un corso online di preparazione con dispense da studiare ed esercizi da svolgere.
A luglio, ho vinto le nazionali e, pur non essendomi classificato, ho potuto seguire lo stage di Riace per la preparazione alla fase internazionale e, lì, ho fatto amicizia con diversi ragazzi, che sono diventati il motivo principale per cui mi sono iscritto all’edizione successiva (2020-21): non m’importava affatto vincere, ma rivederli.
Durante il tuo percorso olimpionico, c’è mai stato qualcosa che ti ha lasciato un po’ l’amaro in bocca?
Beh quando, desideroso di rivedere i miei amici, avevo ricominciato tutto daccapo e sono arrivato fino alle nazionali del 2021, ma senza classificarmi.
È buffo come, il primo anno, mi sentissi disorientato, felice e fortunato solo per partecipare all’interregionale, mentre il secondo anno, nonostante lo studio intenso, non sono tornato a Riace.
Tuttavia, non mi sono scoraggiato: anzi, ho azzerato le aspettative, mi sono iscritto per la terza volta e finalmente, a luglio 2022, li ho rincontrati alle nazionali, a Perugia. Non solo ho vinto quella fase, ma, per la prima volta, mi sono addirittura classificato per entrare nella squadra italiana delle internazionali di ottobre!
Quali ricordi, legati a quest’esperienza, porterai sempre con te?
Gli amici che ho cercato d’inseguire, in ogni modo possibile, durante gli anni delle olimpiadi e le competenze acquisite, che ho sfruttato a scuola: sin dalla prima superiore, ho sviluppato quella mentalità logica legata al mondo della fisica, che mi ha permesso di vivere di rendita. Inoltre, è aumentata la mia passione per l’astronomia: prima, mi limitavo ad osservare il cielo, ma ora lo riempio con la matematica e la fisica.
Nonostante ciò, non credo sia utile studiare astronomia a scuola: o desideri diventare astronomo o non ti servirà a nulla. Andrebbe, sì, studiata come tutte le scienze, ma la scuola fa quello che può, con le ore che ha, e capisco sia sacrificata in favore della biologia. Non voglio diventare un astronomo: per quanto la materia sia affascinante, non mi piacerebbe la vita da ricercatore; cerco qualcosa di più pragmatico, magari m’iscriverò ad Ingegneria o a Fisica, qualcosa di applicato ed aziendale.
Matteo Tivan, unico studente piemontese alle Olimpiadi Internazionali di Astronomia
19 novembre 2022
Cuneo
Appassionato di stelle sin dalla scuola media, Matteo Tivan si è iscritto per la prima volta alle Olimpiadi di Astronomia nell’anno scolastico 2019-2020, quando aveva appena iniziato le superiori.
Nel tempo, la sua passione è cresciuta con lui e, ora che frequenta la classe 4ªB (indirizzo ordinamentale) del Liceo Scientifico “G. Peano” di Cuneo, è arrivato a partecipare alla XXVI edizione dell’International Remore Astronomy Olympiad (IRAO), ovvero le Olimpiadi Internazionali di Astronomia.
Quest’anno, la gestione dell’IRAO è stata affidata all’Italia con il quartier generale del comitato organizzatore a Matera, dove si sono svolte, tra domenica 16 e lunedì 24 ottobre, la cerimonia inaugurale, le prove per la squadra italiana e la cerimonia di premiazione e di chiusura.
La competizione, promossa dal Ministero dell’Istruzione e organizzata dalla Società Astronomica Italiana e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha visto la partecipazione di 10 Stati: Bulgaria, Canada, Cina, Corea, Italia, Giappone, Malesia, Nepal, Repubblica Ceca e Vietnam.
La squadra italiana era formata da sette studenti: Matteo, appartenente alla categoria senior (leve 2005-2006) ed unico piemontese, e poi altri ragazzi provenienti da Pordenone, Roma, Bari e Reggio Calabria.
Da dove nasce il tuo amore per la scienza delle stelle?
Per quanto sembri fuori dal mondo, l’astronomia va considerata una scienza come le altre con cui confrontarsi ogni giorno, senza chiamare in causa scienziati e grandi telescopi: basta guardare il cielo.
Spesso, si parla d’inquinamento luminoso, ma le montagne cuneesi hanno un cielo molto buio, ovvero di qualità, che si sta cercando di preservare. Sì, io amo scrutare il cielo, ma chiunque si meraviglierebbe vedendo la via lattea di notte.
Poi, la mia famiglia mi ha sempre supportato ed è stata felice per me e per quello che facevo; soprattutto mio padre, che mi ha anche sopportato quando gli chiedevo di portarmi in montagna a vedere il cielo notturno.
Non sono un romantico che, nel guardare le stelle, fa riflessioni profonde, però loro amplificano le mie emozioni positive: se sono felice e le guardo, divento ancora più felice!
La visione del cielo resta qualcosa di stupendo, che ben si concilia con la divulgazione: permette di dare voce scientifica a quei temi che più affascinano dell’astronomia.
L’astronomia è una scienza alla portata di tutti: studia corpi che sono ‘appesi’ proprio sulle nostre teste. Eppure, forse perché non la si studia a scuola, può sembrare lontana da noi. In che cosa consiste?
Gli argomenti principali sono: la gravitazione, simile alla fisica classica; la radiazione, che prevede lo studio della luce delle stelle e poi di quelle formule utili a calcolare la luminosità degli astri e delle magnitudini; la cosmologia, che riguarda l’evoluzione dell’universo; l’astronomia di posizione, cioè la parte più antica dell’astronomia che usa la geometria per calcolare le altezze dei corpi celesti.
Sono argomenti molto vasti ed è fondamentale sapere tutto e bene: infatti, è possibile che, in uno stesso quesito, siano necessarie conoscenze di discipline differenti.
Ora, ripensandoci, sembra tutto così semplice, ma in prima superiore erano nuovi gli argomenti ed il ragionamento fisico!
Chi ti ha parlato delle Olimpiadi di Astronomia?
La mia scuola, prima, non partecipava a queste olimpiadi: sono stato io che, nel 2019, ho proposto il progetto. Ricordo che mi aveva scritto su Instagram un ragazzo valdostano, chiedendomi se partecipassi alle olimpiadi, ma non sapevo nemmeno esistessero; così, ne avevo parlato con il mio docente di Scienze, Gherardo Oreggia, e mi ero iscritto alla mia prima edizione.
All’epoca, al “Peano-Pellico”, ero l’unico interessato ed ero stato inviato a svolgere la prova della fase d’Istituto, un test a crocette, a Fossano, presso l’IIS “Vallauri”: lì, le olimpiadi si tenevano da anni.
Superata la fase d’Istituto, avevo partecipato a quella interregionale, andando a Torino, presso la Facoltà di Fisica; la prova era decisamente più complessa: c’erano cinque problemi da risolvere con la calcolatrice come in una verifica di fisica, ma senza avere affrontato gli argomenti a scuola. Fortunatamente, però, Alfio Battiato, professore referente delle Olimpiadi al “Vallauri”, aveva tenuto qualche lezione di preparazione con la premura d’invitarmi, nonostante non fossi loro alunno.
A marzo, ero stato ammesso alla fase nazionale ma, causa Covid-19, la competizione è slittata a luglio. Ammetto che il lockdown mi ha strizzato l’occhio perché, in quel periodo, è stato organizzato un corso online di preparazione con dispense da studiare ed esercizi da svolgere.
A luglio, ho vinto le nazionali e, pur non essendomi classificato, ho potuto seguire lo stage di Riace per la preparazione alla fase internazionale e, lì, ho fatto amicizia con diversi ragazzi, che sono diventati il motivo principale per cui mi sono iscritto all’edizione successiva (2020-21): non m’importava affatto vincere, ma rivederli.
Durante il tuo percorso olimpionico, c’è mai stato qualcosa che ti ha lasciato un po’ l’amaro in bocca?
Beh quando, desideroso di rivedere i miei amici, avevo ricominciato tutto daccapo e sono arrivato fino alle nazionali del 2021, ma senza classificarmi.
È buffo come, il primo anno, mi sentissi disorientato, felice e fortunato solo per partecipare all’interregionale, mentre il secondo anno, nonostante lo studio intenso, non sono tornato a Riace.
Tuttavia, non mi sono scoraggiato: anzi, ho azzerato le aspettative, mi sono iscritto per la terza volta e finalmente, a luglio 2022, li ho rincontrati alle nazionali, a Perugia. Non solo ho vinto quella fase, ma, per la prima volta, mi sono addirittura classificato per entrare nella squadra italiana delle internazionali di ottobre!
Quali ricordi, legati a quest’esperienza, porterai sempre con te?
Gli amici che ho cercato d’inseguire, in ogni modo possibile, durante gli anni delle olimpiadi e le competenze acquisite, che ho sfruttato a scuola: sin dalla prima superiore, ho sviluppato quella mentalità logica legata al mondo della fisica, che mi ha permesso di vivere di rendita. Inoltre, è aumentata la mia passione per l’astronomia: prima, mi limitavo ad osservare il cielo, ma ora lo riempio con la matematica e la fisica.
Nonostante ciò, non credo sia utile studiare astronomia a scuola: o desideri diventare astronomo o non ti servirà a nulla. Andrebbe, sì, studiata come tutte le scienze, ma la scuola fa quello che può, con le ore che ha, e capisco sia sacrificata in favore della biologia. Non voglio diventare un astronomo: per quanto la materia sia affascinante, non mi piacerebbe la vita da ricercatore; cerco qualcosa di più pragmatico, magari m’iscriverò ad Ingegneria o a Fisica, qualcosa di applicato ed aziendale.