2 - Sant’Agostino; Affresco (particolare); Pietro da Saluzzo; XV secolo; Chiesa di San Francesco; Cuneo
La figura di Sant’Agostino rappresenta, pur nel variegatissimo universo di Santi e Sante che ne costellano la storia, un pianeta di prima grandezza. E questo soprattutto per la sua produzione teologica, divenuta fin da subito il liquido amniotico dal quale il cristianesimo latino avrebbe tratto la linfa capace nell’immediato di formarlo e successivamente di nutrirlo nello sviluppo millenario che lo avrebbe condotto fino alla nostra epoca. Emblematico, al riguardo, è il fatto che ancora oggi Agostino sia riconosciuto come un’irrinunciabile pietra miliare del cristianesimo e il suo pensiero rappresenti comunque una prospettiva con la quale non ci si può non misurare. Il fascino esercitato da questa figura, vissuta a cavallo tra i IV e il V secolo nel momento storico della dissoluzione dell’impero romano sotto le pressioni del mondo barbaro, non poteva che tradursi in una presenza diffusa dell’iconografia di questo Santo sia a livello universale sia a livello locale. Non è affatto strano dunque il ritrovarlo rappresentato, in modo piuttosto diffuso, anche in molti affreschi romanici e gotici posti a decorazione di chiese e cappelle del cuneese. Dove ad emergere sono il suo ruolo di vescovo e la sua autorevolezza di padre della chiesa, trascurando invece quello che è uno dei punti chiave stessi della vita di Sant’Agostino da lui raccontata nelle
Confessioni: il suo essere cioè un convertito che, dopo aver vissuto appieno la sua epoca, trovò un approdo sicuro proprio nel cristianesimo.
Nelle numerose pagine che la
Legenda aurea dedica a Sant’Agostino ad essere evidenziata è soprattutto la sua estrema umiltà. Quella che lo avrebbe indotto, nel momento in cui fu sul punto di essere nominato vescovo di Ippona, di opporre una forte resistenza alla decisione presa a suo riguardo: egli infatti dapprima “rifiutò con fermezza, ma alla fine, costretto e obbligato, cedette”. Dedicando poi la sia intera vita alla sua diocesi, di cui si prese cura con una tale dedizione da riscuotere da parte dei suoi fedeli una stima pressoché incondizionata. Ed è proprio sul fascino che dovette derivare a Sant’Agostino dal suo aver esercitato così esemplarmente la sua guida della comunità di Ippona che sembra insistere l’affresco quattrocentesco dipinto nella Chiesa di San Martino nella frazione Lignera di Saliceto
(Fig. 1). La postura della sua figura, collocata alla destra della Vergine Maria col Bambino Gesù tra le sue braccia, trasmette una severa solidità, in qualche modo enfatizzata dalle vesti liturgiche che egli porta e sulla cui raffinatezza sembra sovrastare lo scapolare nero che, con l’intento di sottolineare la fondazione da parte di Sant’Agostino di un monastero, di fatto evoca quello portato all’epoca del dipinto dagli appartenenti all’ordine agostiniano. È proprio questo scapolare che, segno di benedizione della Vergine, imprime al volto barbato del Santo un tratto ad un tempo di forza e benevolenza, delle quali risultano potenti simboli rispettivamente il pastorale che egli stringe con la mano sinistra e il gesto benedicente della destra.
Accanto a iconografie che lo rappresentano accentuando il suo ruolo di vescovo, non ne mancano altre che rimarcano il costituirsi di Sant’Agostino come studioso intento ad approfondire le sacre scritture, ad esplorare i misteri del cristianesimo e a redigere i testi teologici di grande spessore. È questo fervore di studioso che, evocando il suo essere “d’ingegno acuto, di parola fluida, ottimo conoscitore dei testi anche non religiosi” oltre che capace di scrivere “alcuni libri di estrema difficoltà” e altri “comprensibili anche ai bambini”, emerge con forza dall’affresco del vescovo di Ippona dipinto agli inizi del XV da Pietro da Saluzzo sulla volta della Chiesa di san Francesco a Cuneo
(Fig. 2). A trovarvi posto è un Sant’Agostino vestito in abiti vescovili, seduto su una sorta di poltroncina in legno e intento a scrivere su una pergamena collocata su uno scrittoio. Il contesto, evocando attraverso le bifore che fanno da sfondo alla scena uno
scriptorium medievale, è infatti quello di uno spazio completamente dedicato allo studio. Il solido mobiletto nel quale trovano posto voluminosi testi, il leggio con sopra alcuni libri aperti, le forbici e altri oggetti ne evidenziano il tratto di luogo di lavoro nel quale Agostino trascorreva larga parte del suo tempo, intento a leggere e scrivere opere che lo avrebbero reso famoso nei secoli. E a cui egli dedicò tutta sua attenzione e nella quale profuse tutto il suo impegno.
Sarà sulla base di queste opere che la fama di Sant’Agostino si sarebbe accresciuta nei secoli, facendone uno dei baluardi del cristianesimo: “Splendente faro di sapienza – così ne sintetizza la grandezza la
Legenda aurea - bastione della verità, fortezza della fede, Agostino superò senza possibilità di paragone tutti gli altri dottori della chiesa per scienza e per intelligenza”. Ed è proprio l’eccezionalità del suo magistero a diventare la prospettiva attraverso cui guarda al vescovo di Ippona l’anonimo affresco dipinto nella prima metà del XV secolo sulla volta della chiesa di San Domenico ad Alba
(Fig. 3). Nell’opera pittorica Sant’Agostino viene rappresentato in abiti vescovili assiso sulla sua cattedra episcopale, quella da cui esercitò con forza il suo impegno di salvaguardia della fede che indusse San Bernardo di Clervaux a definirlo come “il più robusto martello degli eretici”. Ed è proprio un Sant’Agostino dallo sguardo severo, reso più plastico da un volto quasi emaciato e contornato da un’austera barba bianca quello che, reso autorevole dagli emblemi stessi del suo magistero episcopale, questo dipinto intende rappresentare. Una rappresentazione di straordinaria efficacia, resa se possibile ancor più incisiva dalla decontestualizzazione della figura del santo, il cui concentrarsi in modo quasi assoluto sul suo asciutto profilo fisico e religioso ne fissa in modo indelebile il suo essere “il difensore dell’integrità della fede”.
È questo suo costituirsi come “testata d’angolo” della costruzione bimillenaria del cristianesimo che ha consentito a Sant’Agostino di diventare uno dei personaggi inseriti nella strategia iconografica che, in molti casi sulle volte delle chiese e cappelle cuneesi, abbina le figure degli evangelisti a quelli dei padri della chiesa. Ad essere così efficacemente stabilito è un parallelo tra coloro che hanno narrato teologicamente la storia del Nazareno, dando avvio con la loro testimonianza al cristianesimo, a coloro che con i loro scritti ne hanno puntualizzato i dogmi fondamentali: San Girolamo, Sant’Ambrogio, San Gregorio Magno e, appunto, Sant’Agostino. Proprio intento a conversare con Sant’Ambrogio, il cui ruolo nella conversione di Sant’Agostino al cristianesimo fu sicuramente decisivo, viene dunque rappresentato il Vescovo di Ippona nell’affresco collocato sulla volta della cappella dei Santi Bernardo e Mauro a Valgrana
(Fig. 4). I due padri della Chiesa, nella vivace pittura di Pietro da Saluzzo, sono ritratti entrambi in abiti episcopali nell’atto di discutere animatamente, confermando le proprie posizioni a partire da due testi: quello che il vescovo di Milano legge con l’ausilio di un paio di occhiali e quello che il vescovo di Ippona tiene chiuso tra le mani mentre ascolta con estrema attenzione quello che considerava il suo maestro. Un maestro che egli, pur rimanendogli fedele, dentro e fuori dall’universo cristiano avrebbe indiscutibilmente superato in profondità e fama.

4 - Sant’Agostino (e Sant’Ambrogio); Affresco; Pietro da Saluzzo; Seconda metà XV secolo (1470-1780); Cappella dei Santi Bernardo e Mauro; Valgrana.

3 - Sant’Agostino; Affresco; Anonimo; Prima metà del XV secolo (1390-1464); Chiesa di San Domenico; Alba.

1 - Sant’Agostino; Affresco (particolare); Anonimo; Inizio XV secolo (1400); Chiesa di San Martino; Saliceto (Lignera).
(I - continua)