editoriale

Germania, il maxiscudo nazionale da 200 miliardi finalizzato ad attutire la crisi energetica e il curioso sovranismo di un paese antisovranista

23 ottobre 2022

Cuneo

Germania La crisi del governo Draghi e il rischio che a profilarsi in Italia fosse una compagine di centro destra fortemente orientata in senso sovranista era già suonato come una sorte di campanello di allarme. Che a incamminarsi lungo questa strada non fosse qualche secondario paese dell’Est, ma uno dei membri fondatori dell’Europa veniva percepito dalle istituzioni comunitarie come una sorta di svolta piuttosto rischiosa, destinata a creare i presupposti per dissolvere gli sforzi stessi di costruzione della Comunità europea. La stessa Ursula von der Leyen, del resto, nel suo primo discorso da presidente della Commissione europea aveva dichiarato: “Per me solamente una cosa è importante: l’Europa va rafforzata e chi vuol farla fiorire mi avrà dalla sua parte. Chi invece vuole indebolirla, troverà in me una dura nemica”. Quel che forse la von der Leyen non si aspettava era, proprio nel momento in cui stava studiando la strategia per attutire il colpo della netta vittoria in Italia delle forze sovraniste, di trovarsi a dover affrontare il sovranismo dei sedicenti antisovranisti: quello della Germania, del cui governo lei, peraltro, in passato è stata ministro. Eh già! Perché proprio la Germania, dopo aver recitato a lungo il ruolo di paladino dell’antisovranismo e aver sostenuto la necessità di imporre unitariamente sanzioni alla Russia, non appena l’effetto delle controsanzioni di Putin ha cominciato a farsi sentire, non ha esitato un attimo a seguire la via del sovranismo. Come potrebbe del resto essere altrimenti interpretata la scelta tedesca di reagire alla crisi del gas per un verso contrastando la proposta di fissare a livello europeo un tetto massimo al suo prezzo e per l’altro procedendo a tutelare la propria economia attraverso lo stanziamento di un maxiscudo biennale da 200 miliardi finalizzato proprio ad attutire, su un piano strettamente nazionale, la crisi energetica che sta coinvolgendo l’intera Europa? Con una giravolta inconcepibile, visto che gli altri paesi europei neppure sono stati avvertiti della decisione che la Germania stava per assumere, l’intransigente rigorismo tedesco si è dissolto. E a prendere il suo posto, nella prospettiva di un’esclusiva autotutela, è stata un’inedita decisione politica dal sapore squisitamente sovranista.  Del resto – come recita il proverbio e come la storia dimostra ampiamente - il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Non è certo un caso che l’inizio dell’inno nazionale tedesco – e ben prima che Hitler reinterpretasse queste parole in una chiave nazista volta enfatizzare la tensione al dominio universale implicito al suo costituirsi come Führer – si incentri sul concetto di “Deutschland über alles”: esso infatti non solo comincia con le parole “Germania, Germania, al di sopra di tutto / al di sopra di tutto nel mondo”, ma le conferma con forza poco dopo esplicitandole come “Germania, Germania, al di sopra di tutto / al di sopra di tutto nel mondo. / Donne tedesche, fedeltà tedesca / vino tedesco e canto tedesco / devono mantenere nel mondo / il loro antico, bel suono”. Sorvolando sul bel suono del vino e del canto teutonico, il primo messo in discussione dall’amore dei tedeschi stessi per le Langhe e il secondo dai dubbi che potrebbero essere sollevati al riguardo da molti amanti della lirica, a dover essere rilevato è come le recenti scelte tedesche – il cui mai sopito sovranismo è del tutto in linea con l’inno nazionale – rischiano di minare in profondità il futuro dell’Europa e di scardinarne la già fragile struttura e l’ancor meno solida compattezza. Se cioè la strategia europea di fiaccare la Russia attraverso le sanzioni sembra al momento non essere del tutto riuscita, la guerra del gas scatenata da Putin contro l’Europa con l’evidente intento di dividerla sembra aver segnato un primo punto. O forse un autogoal, messo in rete contro l’Europa proprio da una Germania che ha inaugurato un metodo autarchico del tutto in controtendenza, ad esempio, con la strategia scelta invece dall’Unione per far fronte alla recente pandemia di Covid-19. Che l’Europa abbia sempre faticato a muoversi in un’ottica davvero sovranazionale è evidenziato dalla prevalenza nella sua architettura interna del metodo bilaterale che, come forse non sarebbe accaduto con quello multilaterale, di fatto ha consentito la sua guida nei passati decenni all’asse Germania-Francia. Quello che però finora sembrava essere un cammino di costruzione dell’Europa, sia pure lento e determinato da faticosi passi in avanti, viene ora improvvisamente ipotecato da un clamoroso passo indietro. C’è da augurarsi che quest’ultimo, compiuto da una delle nazioni di punta dell’Unione, sia solo in una battuta d’arresto. Certo ad imporsi è un ripensamento della struttura complessiva e del metodo di lavoro dell’Unione. Anche perché, se questo non dovesse accadere, lo scollamento tra Europa e i suoi stessi cittadini sarebbe destinato a trasformarsi, forse più rapidamente di quanto si potrebbe credere, in uno iato dal quale il sogno europeo potrebbe forse essere fagocitato per sempre.
Italia Europa Unione europea Russia Gas Ursula von der Leyen Germania Sovranismo maxiscudo