editoriale
Discutere di enoturismo escludendo il territorio
01 ottobre 2022
Cuneo
L’UNWTO, l’agenzia dell’ONU che ha come obiettivo la promozione del turismo (recentemente divenuto “responsabile e sostenibile”!), ha dato vita ad Alba alla sua sesta conferenza mondiale, assumendo a tema specifico l’enoturismo. L’approccio a questa tematica da parte dell’organizzazione in questione, forse in quanto quest’ ultima è chiamata a muoversi a un livello globale, non poteva che svilupparsi in una chiave macroeconomica volta a esplorare a livello mondiale le potenzialità di questo segmento del settore turistico. Il tutto gestito - per essere chiari - in quello che qualcuno ha definito lo “stile ONU”: quello di un’istituzione che non manca, ogni qualvolta si crei un qualche conflitto internazionale, di addivenire a risoluzioni destinate a rivelare il più delle volte l’impotenza dell’ONU stessa: come accaduto in occasione del conflitto tra Russia e Ucraina, nel quale la trattativa tra le due parti non è neppure decollata, o come nel caso di larga parte degli interventi dei “caschi blu” in aree di guerra, destinati, al loro ritiro, a vedere le tensioni belliche preesistenti rianimarsi immediatamente.
A questo stile non sembra aver fatto eccezione nemmeno la sesta conferenza globale sul turismo del vino tenutasi ad Alba dal 19 al 21 settembre. L’iniziativa, organizzata dall’UNWTO in accordo col Governo italiano e incentrata sul tema “Cosa c’è dopo? Il vino si unisce all’innovazione...”, aveva un preciso intento: fornire una fotografia prospettica del mondo dell’enoturismo capace di mostrare come marketing e partnership rappresentino, per tutti i diversi segmenti del settore, notevoli opportunità di sviluppo. Fin dalla sua presentazione tuttavia, l’esito dell’iniziativa è stato chiaro: l’accentuazione inevitabilmente “global” della sua declinazione non poteva che tradursi in una marginalizzazione del “local”. E così è stato: il territorio ospitante – una delle aree vitivinicole più famose al mondo - si è trasformato in mero panorama della conferenza stessa, preliminarmente sterilizzato nella sua possibilità di giocare qualsiasi altro ruolo. E questo al netto dell’enfasi sul peso assunto dalle Langhe nell’evento albese affiorato in qualche dichiarazione o articolo dai tratti davvero eccessivamente entusiastici.
Che l’esito della conferenza dell’Unwto non potesse che essere questo era già chiaro dall’impostazione dell’iniziativa che, tutta proiettata su scenari mondiali, di fatto riduceva le Langhe a sfondo panoramico mostrato ai partecipanti attraverso alcune visite a cantine simbolo del territorio (Ceretto, Tenuta Carretta, Michele Chiarlo…) e non certo rappresentato in prima persona dai relatori piemontesi, in realtà chiamati a parlare all’evento stesso esclusivamente per il tratto internazionale delle realtà da essi guidate. Tuttavia una timida reazione - forse dal sen fuggita a qualche esponente del mondo del vino - questa impostazione l’ha fin da subito provocata: «Ci rammarica molto - ha dichiarato ai media Daniele Manzone, direttore della Strada del Barolo - che il territorio non sia coinvolto. È come se mancasse la consapevolezza dell’enorme strada che qui si è fatta come sistema pubblico e privato per creare un sistema turistico di successo».
Il rammarico di Manzone è però stato immediatamente sopito sia da esponenti politici come l’assessore albese al turismo Emanuele Bolla, che si è consolato col fatto che la conferenza stampa di presentazione oltre che a Roma sarebbe stata successivamente organizzata anche sul territorio, sia da dal neo-presidente dell’Ente turismo Langhe-Monferrato-Roero Mariano Rabino, che ha giustificato il tratto dell’iniziativa avulso dal territorio stesso col fatto che «eventi come questo viaggiano ad alti livelli ed è oggettivamente difficile inserirsi con le nostre dinamiche più locali». Queste dichiarazioni – peraltro allineate all’atteggiamento di un ministro del turismo che, coinvolto nell’organizzazione dell’evento, perlomeno da leghista una qualche maggiore sensibilità per il “local” avrebbe dovuto dimostrarla - lasciano trasparire delle Langhe stranamente incapaci di reagire alla sufficienza con cui sono state trattate, al di là delle dichiarazioni di rito e della loro scelta come location della conferenza, dall’UNWTO.
Dunque, a giochi fatti, resta una domanda: non sarà che questa prestigiosa area del Piemonte, in grado nel giro di un pugno di decenni di passare dalla “Malora” al successo internazionale, sia divenuta prigioniera proprio di quest’ultimo, incamminandosi così sulla via di una metamorfosi che - facendole peraltro perdere quell’identità che l’ha portata ad essere ciò che è - la sta gradualmente trasformando da genuina terra di vini e tartufi in una sorta di Disneyland dell’enoturismo di lusso?