“Non dimenticate mai che basta una sola crisi politica, economica o religiosa per mettere in pericolo i diritti delle donne. Quei diritti non sono mai da dare per scontati; devi rimanere vigile per tutta la vita”.
Sono parole di Simone de Beauvoir, autrice del romanzo autobiografico “Memorie di una ragazza perbene”, in cui rievoca la sua giovinezza borghese, durante la quale germinano i semi di quella che sarà un’esemplare vocazione intellettuale e femminista, fonte di ispirazione per tante, condensata nel suo saggio “Il secondo sesso” (1949). Verrebbe da scrivere, giocando un po’ con le parole: “Sono Simone. Sono francese. Sono tutte le donne e il loro camino in salita, verso la vetta delle opportunità pari e contro la sottocultura che le nega. Il cammino è stato così lungo (millenni) e così in salita che ho una sola cosa da dire: nessun passo indietro”.
Mentre le ragazze iraniane si tagliano i capelli e bruciano l’hijab per dare corpo alla protesta contro l’assassinio di Mahsa Amini, la 22enne pestata a morte dalla “polizia morale” per aver indossato il velo in modo non corretto (sarebbe fuoriuscita una ciocca), noi siamo ancora qui a parlare di stupro, non in generale, ma proprio in particolare, costretti dalla recente cronaca cittadina, per non scomodare quella nazionale, in cui aggressioni sessuali e rapporti non consensuali che coinvolgono giovanissime raccontano di una violenza sulle donne purtroppo ancora sistemica.
Sul corpo della donna e sul diritto che le spetta di fare scelte che lo riguardano è tornata anacronisticamente e con controproposte insoddisfacenti anche la politica, dal suo universo parallelo.
Più rispettose e utili le parole di Simone de Beauvoir, che scelse l’impegno femminista proprio nella consapevolezza della sua condizione privilegiata di intellettuale, in dovere di sporcarsi le mani e lottare per tutte quelle altre che di privilegi non ne hanno.
editoriale
“Non dimenticate mai che basta una sola crisi politica, economica o religiosa per mettere in pericolo i diritti delle donne. Quei diritti non sono mai da dare per scontati; devi rimanere vigile per tutta la vita”.
Sono parole di Simone de Beauvoir, autrice del romanzo autobiografico “Memorie di una ragazza perbene”, in cui rievoca la sua giovinezza borghese, durante la quale germinano i semi di quella che sarà un’esemplare vocazione intellettuale e femminista, fonte di ispirazione per tante, condensata nel suo saggio “Il secondo sesso” (1949). Verrebbe da scrivere, giocando un po’ con le parole: “Sono Simone. Sono francese. Sono tutte le donne e il loro camino in salita, verso la vetta delle opportunità pari e contro la sottocultura che le nega. Il cammino è stato così lungo (millenni) e così in salita che ho una sola cosa da dire: nessun passo indietro”.
Mentre le ragazze iraniane si tagliano i capelli e bruciano l’hijab per dare corpo alla protesta contro l’assassinio di Mahsa Amini, la 22enne pestata a morte dalla “polizia morale” per aver indossato il velo in modo non corretto (sarebbe fuoriuscita una ciocca), noi siamo ancora qui a parlare di stupro, non in generale, ma proprio in particolare, costretti dalla recente cronaca cittadina, per non scomodare quella nazionale, in cui aggressioni sessuali e rapporti non consensuali che coinvolgono giovanissime raccontano di una violenza sulle donne purtroppo ancora sistemica.
Sul corpo della donna e sul diritto che le spetta di fare scelte che lo riguardano è tornata anacronisticamente e con controproposte insoddisfacenti anche la politica, dal suo universo parallelo.
Più rispettose e utili le parole di Simone de Beauvoir, che scelse l’impegno femminista proprio nella consapevolezza della sua condizione privilegiata di intellettuale, in dovere di sporcarsi le mani e lottare per tutte quelle altre che di privilegi non ne hanno.
Consigli di una ragazza perbene
22 settembre 2022
Cuneo
“Non dimenticate mai che basta una sola crisi politica, economica o religiosa per mettere in pericolo i diritti delle donne. Quei diritti non sono mai da dare per scontati; devi rimanere vigile per tutta la vita”.
Sono parole di Simone de Beauvoir, autrice del romanzo autobiografico “Memorie di una ragazza perbene”, in cui rievoca la sua giovinezza borghese, durante la quale germinano i semi di quella che sarà un’esemplare vocazione intellettuale e femminista, fonte di ispirazione per tante, condensata nel suo saggio “Il secondo sesso” (1949). Verrebbe da scrivere, giocando un po’ con le parole: “Sono Simone. Sono francese. Sono tutte le donne e il loro camino in salita, verso la vetta delle opportunità pari e contro la sottocultura che le nega. Il cammino è stato così lungo (millenni) e così in salita che ho una sola cosa da dire: nessun passo indietro”.
Mentre le ragazze iraniane si tagliano i capelli e bruciano l’hijab per dare corpo alla protesta contro l’assassinio di Mahsa Amini, la 22enne pestata a morte dalla “polizia morale” per aver indossato il velo in modo non corretto (sarebbe fuoriuscita una ciocca), noi siamo ancora qui a parlare di stupro, non in generale, ma proprio in particolare, costretti dalla recente cronaca cittadina, per non scomodare quella nazionale, in cui aggressioni sessuali e rapporti non consensuali che coinvolgono giovanissime raccontano di una violenza sulle donne purtroppo ancora sistemica.
Sul corpo della donna e sul diritto che le spetta di fare scelte che lo riguardano è tornata anacronisticamente e con controproposte insoddisfacenti anche la politica, dal suo universo parallelo.
Più rispettose e utili le parole di Simone de Beauvoir, che scelse l’impegno femminista proprio nella consapevolezza della sua condizione privilegiata di intellettuale, in dovere di sporcarsi le mani e lottare per tutte quelle altre che di privilegi non ne hanno.