I notiziari economici spesso mettono insieme l’inflazione, le difficoltà delle imprese ad andare avanti a causa dei costi dell’energia e le incertezze dei mercati finanziari. Si tratta di un modo di affrontare questo tipo di argomenti che ha il pregio della sintesi ma che può generare confusione. Bisogna tenere distinti il piano dell’economia reale da quello della circolazione monetaria da quello dei mercati finanziari.
Sintetizzando, si può dire che l’economia reale sia quella del mercato dei beni e dei servizi e il cui andamento è descritto da indici come i consumi delle famiglie, gli investimenti delle imprese oppure il tasso di occupazione. L’economia monetaria si occupa delle attività legate alla circolazione della moneta e degli strumenti di pagamento alternativi al contante. In quest’ambito, i punti di attenzione sono rappresentati dall’inflazione oppure dai costi legati agli incassi, al ricorso al credito e da tutto ciò che riguarda la gestione della base monetaria. Infine, la finanza si occupa del mercato dei titoli che rappresentano denaro, vale a dire, in primo luogo, azioni e obbligazioni.
Le notizie sulla Borsa riguardano, dunque, quest’ultimo settore che, come oramai si è compreso, vive di dinamiche non necessariamente legate all’economia reale, perché possono essere condizionate anche da spinte speculative verso l’alto o verso il basso.
Tre piani diversi, quindi, ma con evidenti meccanismi di condizionamento reciproco. Gli acquisti e gli investimenti avvengono in moneta e dunque le dinamiche monetarie come quelle legate all’inflazione hanno una significativa influenza sull’economia reale. Analogamente, i meccanismi di accesso ai capitali per le imprese da tempo, direttamente o indirettamente, avvengono attraverso la finanza. Ciò vale non solo per la grande o grandissima impresa, che acquisisce capitali attraverso l’emissione di azioni o obbligazioni, ma anche per la piccola e media impresa e per le famiglie che, ricorrendo al sistema bancario, a loro volta risentono degli effetti del mercato finanziario sulle banche.
Le banche, infatti, emettono titoli e acquistano titoli; un calo del valore finanziario di questi ultimi provoca perdite al sistema bancario che potrà essere indotto, ad esempio, ad aumentare gli interessi applicati alla clientela per compensare o quanto meno gestire la perdita.
Le economie dei paesi sviluppati sono state connotate da processi di progressiva e sempre maggiore finanziarizzazione, vale a dire da un costante spostamento della ricchezza dal mondo dell’economia reale a quello dell’economia finanziaria. Da decenni si cede alla tentazione di investire in titoli puramente finanziari anziché (ad esempio) in ricerca; da troppo tempo realtà anche strutturate hanno formulato i propri piani industriali non sulla produzione nel medio e lungo termine, ma sulla base del risultato maggiormente gradito dagli investitori e dagli azionisti nel breve o brevissimo termine. L’orizzonte temporale del risultato oramai si misura in mesi, e non più in anni o decenni. Questo modo di pensare il tempo e il futuro è alla radice di molti dei problemi che oggi affliggono il sistema economico.
Lascia interdetti sentire che “i mercati finanziari risentono dell’incertezza per il futuro”. Il futuro è per sua definizione incerto e dunque non si comprende come i mercati (e chi vi opera) possano essere sorpresi o preoccupati da questa incertezza. Verrebbe, poi, da chiedersi quando e sulla base di quali elementi, nei periodi positivi, i mercati (e chi vi opera) abbiano visto elementi di certezza per il futuro.
Probabilmente, la spiegazione sta nel significato che si vuole dare a questa parola. Se, infatti, il futuro è quello di poche settimane, allora si può capire come si possa parlare di certezza (peraltro, spesso, illusoriamente). Tuttavia, il futuro è ben altra cosa e abbraccia un orizzonte temporale che copre gli anni, i decenni e i secoli, fino ad arrivare a persone o situazioni che non vedremo neppure. Chi ci ha preceduto e ha costruito davvero lo ha fatto senza la pretesa della certezza e non solo per se stesso e per il proprio tornaconto a breve termine. C’è qualcosa di ironico nell’immagine dei grandi della finanza agli ultimi piani di grattacieli altissimi con orizzonti amplissimi che non riescono a guardare oltre al proprio naso. La soluzione a certi mali potrebbe essere proprio davanti agli occhi, ma è necessario guardare un pochino più in là.
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I notiziari economici spesso mettono insieme l’inflazione, le difficoltà delle imprese ad andare avanti a causa dei costi dell’energia e le incertezze dei mercati finanziari. Si tratta di un modo di affrontare questo tipo di argomenti che ha il pregio della sintesi ma che può generare confusione. Bisogna tenere distinti il piano dell’economia reale da quello della circolazione monetaria da quello dei mercati finanziari.
Sintetizzando, si può dire che l’economia reale sia quella del mercato dei beni e dei servizi e il cui andamento è descritto da indici come i consumi delle famiglie, gli investimenti delle imprese oppure il tasso di occupazione. L’economia monetaria si occupa delle attività legate alla circolazione della moneta e degli strumenti di pagamento alternativi al contante. In quest’ambito, i punti di attenzione sono rappresentati dall’inflazione oppure dai costi legati agli incassi, al ricorso al credito e da tutto ciò che riguarda la gestione della base monetaria. Infine, la finanza si occupa del mercato dei titoli che rappresentano denaro, vale a dire, in primo luogo, azioni e obbligazioni.
Le notizie sulla Borsa riguardano, dunque, quest’ultimo settore che, come oramai si è compreso, vive di dinamiche non necessariamente legate all’economia reale, perché possono essere condizionate anche da spinte speculative verso l’alto o verso il basso.
Tre piani diversi, quindi, ma con evidenti meccanismi di condizionamento reciproco. Gli acquisti e gli investimenti avvengono in moneta e dunque le dinamiche monetarie come quelle legate all’inflazione hanno una significativa influenza sull’economia reale. Analogamente, i meccanismi di accesso ai capitali per le imprese da tempo, direttamente o indirettamente, avvengono attraverso la finanza. Ciò vale non solo per la grande o grandissima impresa, che acquisisce capitali attraverso l’emissione di azioni o obbligazioni, ma anche per la piccola e media impresa e per le famiglie che, ricorrendo al sistema bancario, a loro volta risentono degli effetti del mercato finanziario sulle banche.
Le banche, infatti, emettono titoli e acquistano titoli; un calo del valore finanziario di questi ultimi provoca perdite al sistema bancario che potrà essere indotto, ad esempio, ad aumentare gli interessi applicati alla clientela per compensare o quanto meno gestire la perdita.
Le economie dei paesi sviluppati sono state connotate da processi di progressiva e sempre maggiore finanziarizzazione, vale a dire da un costante spostamento della ricchezza dal mondo dell’economia reale a quello dell’economia finanziaria. Da decenni si cede alla tentazione di investire in titoli puramente finanziari anziché (ad esempio) in ricerca; da troppo tempo realtà anche strutturate hanno formulato i propri piani industriali non sulla produzione nel medio e lungo termine, ma sulla base del risultato maggiormente gradito dagli investitori e dagli azionisti nel breve o brevissimo termine. L’orizzonte temporale del risultato oramai si misura in mesi, e non più in anni o decenni. Questo modo di pensare il tempo e il futuro è alla radice di molti dei problemi che oggi affliggono il sistema economico.
Lascia interdetti sentire che “i mercati finanziari risentono dell’incertezza per il futuro”. Il futuro è per sua definizione incerto e dunque non si comprende come i mercati (e chi vi opera) possano essere sorpresi o preoccupati da questa incertezza. Verrebbe, poi, da chiedersi quando e sulla base di quali elementi, nei periodi positivi, i mercati (e chi vi opera) abbiano visto elementi di certezza per il futuro.
Probabilmente, la spiegazione sta nel significato che si vuole dare a questa parola. Se, infatti, il futuro è quello di poche settimane, allora si può capire come si possa parlare di certezza (peraltro, spesso, illusoriamente). Tuttavia, il futuro è ben altra cosa e abbraccia un orizzonte temporale che copre gli anni, i decenni e i secoli, fino ad arrivare a persone o situazioni che non vedremo neppure. Chi ci ha preceduto e ha costruito davvero lo ha fatto senza la pretesa della certezza e non solo per se stesso e per il proprio tornaconto a breve termine. C’è qualcosa di ironico nell’immagine dei grandi della finanza agli ultimi piani di grattacieli altissimi con orizzonti amplissimi che non riescono a guardare oltre al proprio naso. La soluzione a certi mali potrebbe essere proprio davanti agli occhi, ma è necessario guardare un pochino più in là.
Il mercato e il futuro
17 settembre 2022
Cuneo
I notiziari economici spesso mettono insieme l’inflazione, le difficoltà delle imprese ad andare avanti a causa dei costi dell’energia e le incertezze dei mercati finanziari. Si tratta di un modo di affrontare questo tipo di argomenti che ha il pregio della sintesi ma che può generare confusione. Bisogna tenere distinti il piano dell’economia reale da quello della circolazione monetaria da quello dei mercati finanziari.
Sintetizzando, si può dire che l’economia reale sia quella del mercato dei beni e dei servizi e il cui andamento è descritto da indici come i consumi delle famiglie, gli investimenti delle imprese oppure il tasso di occupazione. L’economia monetaria si occupa delle attività legate alla circolazione della moneta e degli strumenti di pagamento alternativi al contante. In quest’ambito, i punti di attenzione sono rappresentati dall’inflazione oppure dai costi legati agli incassi, al ricorso al credito e da tutto ciò che riguarda la gestione della base monetaria. Infine, la finanza si occupa del mercato dei titoli che rappresentano denaro, vale a dire, in primo luogo, azioni e obbligazioni.
Le notizie sulla Borsa riguardano, dunque, quest’ultimo settore che, come oramai si è compreso, vive di dinamiche non necessariamente legate all’economia reale, perché possono essere condizionate anche da spinte speculative verso l’alto o verso il basso.
Tre piani diversi, quindi, ma con evidenti meccanismi di condizionamento reciproco. Gli acquisti e gli investimenti avvengono in moneta e dunque le dinamiche monetarie come quelle legate all’inflazione hanno una significativa influenza sull’economia reale. Analogamente, i meccanismi di accesso ai capitali per le imprese da tempo, direttamente o indirettamente, avvengono attraverso la finanza. Ciò vale non solo per la grande o grandissima impresa, che acquisisce capitali attraverso l’emissione di azioni o obbligazioni, ma anche per la piccola e media impresa e per le famiglie che, ricorrendo al sistema bancario, a loro volta risentono degli effetti del mercato finanziario sulle banche.
Le banche, infatti, emettono titoli e acquistano titoli; un calo del valore finanziario di questi ultimi provoca perdite al sistema bancario che potrà essere indotto, ad esempio, ad aumentare gli interessi applicati alla clientela per compensare o quanto meno gestire la perdita.
Le economie dei paesi sviluppati sono state connotate da processi di progressiva e sempre maggiore finanziarizzazione, vale a dire da un costante spostamento della ricchezza dal mondo dell’economia reale a quello dell’economia finanziaria. Da decenni si cede alla tentazione di investire in titoli puramente finanziari anziché (ad esempio) in ricerca; da troppo tempo realtà anche strutturate hanno formulato i propri piani industriali non sulla produzione nel medio e lungo termine, ma sulla base del risultato maggiormente gradito dagli investitori e dagli azionisti nel breve o brevissimo termine. L’orizzonte temporale del risultato oramai si misura in mesi, e non più in anni o decenni. Questo modo di pensare il tempo e il futuro è alla radice di molti dei problemi che oggi affliggono il sistema economico.
Lascia interdetti sentire che “i mercati finanziari risentono dell’incertezza per il futuro”. Il futuro è per sua definizione incerto e dunque non si comprende come i mercati (e chi vi opera) possano essere sorpresi o preoccupati da questa incertezza. Verrebbe, poi, da chiedersi quando e sulla base di quali elementi, nei periodi positivi, i mercati (e chi vi opera) abbiano visto elementi di certezza per il futuro.
Probabilmente, la spiegazione sta nel significato che si vuole dare a questa parola. Se, infatti, il futuro è quello di poche settimane, allora si può capire come si possa parlare di certezza (peraltro, spesso, illusoriamente). Tuttavia, il futuro è ben altra cosa e abbraccia un orizzonte temporale che copre gli anni, i decenni e i secoli, fino ad arrivare a persone o situazioni che non vedremo neppure. Chi ci ha preceduto e ha costruito davvero lo ha fatto senza la pretesa della certezza e non solo per se stesso e per il proprio tornaconto a breve termine. C’è qualcosa di ironico nell’immagine dei grandi della finanza agli ultimi piani di grattacieli altissimi con orizzonti amplissimi che non riescono a guardare oltre al proprio naso. La soluzione a certi mali potrebbe essere proprio davanti agli occhi, ma è necessario guardare un pochino più in là.