chiesa

Fra Giovanni, la costante ricerca di Dio

02 settembre 2022

Cuneo

Giovanni Battista Arnaldi Ha cercato tutta la vita Dio e alla fine L’ha trovato. Da bambino, sognava di diventare Cappuccino. Invece si è sposato, ha una figlia ed è anche nonno, è stato Carabiniere e, nel 1983, a 55 anni, è entrato in convento. Da un quarto di secolo, è frate francescano minore e oggi vive nel convento di San Bernardino di Torino (dopo essere stato dal 2004 al 2013 a Saluzzo, dove in molti lo ricordano). Frate Giovanni, la sua carta d’identità? Sono Giovanni Battista Arnaldi, nato a Taggia il 9 agosto 1928. Mio padre lavorava la terra, mia madre era operaia. Ho una sorella sordomuta, con lei però ho vissuto solo quattro anni. È stata nel Collegio dei sordomuti fino a quando aveva 18 anni. Ho avuto una infanzia con pochi soldi e pochi divertimenti. Mio padre a 49 anni si è ammalato in modo grave, e a 55 anni è morto. Ho dovuto lavorare per mantenere la famiglia. Quando ha conosciuto sua moglie? Edda l’ho conosciuta nel 1957, era impiegata alla Ferrero di Alba. Io ero vicebrigadiere dei Carabinieri a Saluzzo. Ci siamo sposati il 26 ottobre 1958, mia figlia Augusta Maria è nata il 12 settembre 1959. È stato un buon matrimonio, credo di essere stato un buon marito. Mia moglie si lamentava che veniva a sapere di certe cose dalla pettinatrice, ma io le questioni di lavoro le ho lasciate sempre in caserma! Per quanti anni ha fatto il Carabiniere? Mi sono arruolato il 18 giugno 1947 e mi sono congedato il 28 agosto 1971. In caserma c’era disciplina. Non sono mai stato un comandante autoritario, ho sempre cercato la collaborazione con i miei colleghi. Lei ha fatto anche il barelliere a Lourdes? Sì, e dai malati ho imparato tantissimo! Quante delicatezze ho ricevuto da loro…  E il desiderio di diventare frate da dove nasce? A dieci anni avrei dovuto entrare fra i Cappuccini. Poi mio padre si è ammalato. Io dicevo sovente a mia moglie: “Se resto vedovo, io entro in convento”. Dopo alcune difficoltà in famiglia, ho visto chiaro cosa dovevo fare: mia moglie e mia figlia lo sapevano e mi hanno capito! Ad Assisi, nel 1982, nella Porziuncola, sono stato a pregare per più di mezz’ora: e uscendo di lì, si è accesa la lampadina e ho capito quale era la mia strada: e così sono entrato in convento a 55 anni. Che rapporti ha con i suoi familiari? Ottimi, sia con la mia ex moglie, sia con mia figlia e con mio nipote. Ci sentiamo regolarmente e ci vediamo ogni tanto. È felice della scelta di vita che ha fatto? Sì, non sono pentito, perché ho realizzato il mio sogno. A volte ci sono difficoltà e contraddizioni nelle comunità religiose, ma poi si superano. Oggi qui a Torino nell’Infermeria ci sono nove frati. Io faccio il sacrestano della cappella, esco a fare le commissioni e mi rendo utile per quanto è possibile. Che ricordi ha di Padre Ruggero Cipolla, cappellano del carcere di Torino per mezzo secolo, con il quale ha vissuto per anni a Saluzzo? Ho dei bei ricordi, con lui scherzavo sempre! Lui mi prendeva in giro (‘Frate Giovanni, ricordati che non siamo in caserma!’) e io replicavo sorridendo: ‘E lei, Padre Ruggero, si ricordi che non siamo in carcere!’. Quando penso che lui ha assistito 72 condannati a morte, non posso che apprezzare la sua straordinaria grandezza. Un episodio divertente? Accompagnavo sovente Padre Ruggero da Saluzzo a Torino. Guidavo io, e al ritorno scherzavo con lui: ‘Non so come mai, ma l’auto mi pare più leggera e va molto più veloce!’. E lui, ridendo, mi rispondeva così: ‘Lo credo, ho appena confessato tutti i miei peccati!’. Momenti indimenticabili! Come mai dopo 800 anni il messaggio di San Francesco è sempre di una sconvolgente attualità? Perché è alla portata di tutti. Per il suo grande amore per la natura, per gli animali, per i poveri. Io quando vado ad Assisi, provo grandi sentimenti, si respira l’atmosfera di Chiara e di Francesco. E ho provato grandi emozioni nell’Eremo di San Bernardo di Verzuolo, dove viveva Padre Gianpiero Bellometti. Ci sono stato più volte, per diversi mesi e il mio sogno è di poter fare l’eremita, se Dio lo vorrà. Lei è stato sposato, ha lavorato in caserma, è in convento ma sogna nella prossima vita di fare l’eremita. Come mai? Il problema è quello di cercare di essere sempre più vicino al Signore. Io mi alzo al-le cinque del mattino e dalle sei vado, da solo, a pregare per alcune ore in cappella. Dio c’è, io gli parlo, me lo sento vicino… A volte ho anche mugugnato con Lui (‘Se Tu e tua Madre non mi aiutate, io sprofondo!’). Dio esiste, sennò non sarei frate e ho anche capito il suo disegno su di me. Lo ringrazio per tutto quello che mi ha dato! Se rinasco, però faccio l’eremita da subito. La preghiera per lei è importante? Sì, certamente. E recito decine di Padre nostro e di Ave Maria per chi è in difficoltà. Papa Francesco? Ha i poveri nel cuore. È inviso a certi cardinali che non andrebbero a trovare i poveri. Papa Francesco segue Cristo e gli insegnamenti del Vangelo, con i politici che purtroppo non lo ascoltano. Lei a 94 anni di età pensa alla morte? Tutti i giorni. E ringrazio sempre il Signore che alla mia età sono ancora qui. La morte è una cosa naturale e non ho paura di morire. Spero di finire in purgatorio e dopo ci sarà la vita eterna, non ho dubbi su questo!
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