Cuneo - Cuneo non ammessa sui fondi Pnrr. La provincia di Cuneo sull’acqua perde 41.660.500 euro di progetti sull’innovazione, efficientamento e riduzione delle perdite della rete idrica. L’Ato, l’Ente di Governo dell’Ambito 4 Cuneese, non è stato neppure ammesso per “mancanza di requisiti di ammissione” sui progetti del Pnrr presentati al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, per interventi finalizzati alla riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti.
Un risultato che peserà sul territorio e soprattutto su Cogesi, il consorzio di gestione pubblica che deve subentrare ai privati in tutta la provincia e sui gestori pubblici già attivi come Acda, Sisi, Alac, Calso e Infernotto, che su questi fondi facevano affidamento. Dei 41 milioni totali solo Acda aveva presentato progetti per oltre 15 milioni di euro, ma il progetto per coprire tutta la provincia aveva compreso anche i gestori privati del gruppo Aeta.
La mancanza di requisiti sembra legata alla questione gestione del servizio idrico in provincia di Cuneo che non è ancora chiara e definitiva. Chiusi i ricorsi, definite sentenze, finalmente la gestione tutta pubblica dell’acqua in provincia dovrebbe arrivare alla conclusione con il pagamento da parte di Cogesi del valore residuo ai gestori privati che devono uscire di scena, ma che ad oggi, nonostante le concessioni siano scadute da tempo, stanno ancora gestendo il servizio. Ma secondo quanto riportato nella nota del ministero la bocciatura è dovuta alla mancanza dei requisiti soggettivi per uno dei soggetti facenti parte dell’Ato ovvero la monregalese Mondo Acqua Spa la cui convenzione è scaduta dal 31 dicembre 2021. Una bocciatura dunque causata proprio al fatto che l’Ato non sia ancora gestito tutto dal pubblico, che ci siano gestori con concessione di fatto scaduta e che Cogesi (a parte nella sua parte cuneese di Acda e degli altri soggetti già tutti pubblici) non sia pienamente operativa. E sarà operativa solo nel momento in cui liquiderà ai privati il valore residuo, perché senza quell’atto i gestori attuali possono e devono gestire il servizio per non far rimanere “a secco” i cittadini. Questa prima grande tranche di finanziamenti Pnrr sull’acqua garantiva proprio i gestori pubblici.
E così la provincia si vede sfumare un finanziamento fondamentale per evitare gli sprechi della rete, per garantire grandi interventi e soprattutto per contenere il futuro aumento delle bollette dell’acqua. E oltre il danno la beffa per quella parte di provincia, come Cuneo e vallate che sono gestiti da anni e decenni dal pubblico.
“La bocciatura su questa finestra del bando Pnrr - dice il presidente dell’Ato, il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni - è dovuta alla parzialità del percorso di definizione della consortile pubblica Cogesi. I continui ricorsi di questi anni non hanno permesso di arrivare al gestore unico d’ambito previsto dalla normativa nazionale e avallato dalla stragrande maggioranza dei comuni della provincia, di conseguenza al nostro servizio idrico manca uno dei requisiti per accedere alle ingenti risorse pubbliche del Pnrr. Siamo al lavoro per capire se e come si possa trovare una soluzione che ci consenta di aderire alla seconda finestra dello stesso bando, che si aprirà in ottobre. Ai decisori politici, alle colleghe ed ai colleghi, però voglio ribadire la necessità ormai improrogabile di raggiungere una sintesi efficace e rispettosa della norma in tempi strettissimi. O ne pagheremo tutti le conseguenze”.
Un mancato finanziamento che peserà in un futuro già molto incerto e carico di aumenti, tra caro energie e una carenza d’acqua per la siccità mai così pesante. Una beffa che si aggiunge già a quella regionale di inizio luglio, quando i fondi per lo stato di emergenza per la crisi idrica (7,6 milioni arrivati in Piemonte e di questi 3,3 in provincia di Cuneo) sono finiti in gran parte ai gestori privati e soprattutto per interventi che poco avevano a che fare con l’emergenza ma con il normale adeguamento della rete idrica, fatta passare per urgenza. L’Acda aveva incassato appena 126.000 euro contro i 2 milioni del privato, proprio Mondo Acqua.
Ora i fondi del Pnrr hanno finanziato 21 progetti per 606.870.905 euro e di questi tre piemontesi: quello dell’Ato Alessandria (secondo a livello nazionale) gestito da Amag Reti Idriche per la riduzione delle perdite, 14,8 milioni che arriveranno su un progetto di 16,6 milioni; quello Ato 3 Torinese della Società Metropolitana Acque Torino Spa per la trasformazione digitale della gestione dei sistemi acquedottistici, ben 50 milioni su un progetto da 66 e poi l’Ato Biellese, Vercellese, Casalese con 14,9 milioni sui 20 del progetto per la riduzione delle perdite. In graduatoria, ma per ora non finanziati per mancanza di fondi anche un altro progetto da 16,2 milioni sempre dell’Alessandrino, 11,3 milioni di Biella, Vercelli e Casale e 9,3 milioni di Asti.
Rimane ora ad ottobre la seconda tranche di nuovi progetti sull’acqua del Pnrr ma resta da chiedersi cosa farà Cuneo, come saranno presentati i progetti e se l’Ato li presenterà questa volta solo per i gestori pubblici o anche per i privati?
Dubbi che pesano non solo sulle aziende pubbliche chiamate a gestire il servizio idrico, ma sui Comuni di una provincia che da troppo tempo, dopo un iter lunghissimo e travagliato, ha scelto la gestione pubblica ma che in questi anni non ha saputo dare operatività al gestore. Errori che ora rischiano di essere pagati dai cittadini con l’aumento consistente delle bollette.
cuneo
Cuneo - Cuneo non ammessa sui fondi Pnrr. La provincia di Cuneo sull’acqua perde 41.660.500 euro di progetti sull’innovazione, efficientamento e riduzione delle perdite della rete idrica. L’Ato, l’Ente di Governo dell’Ambito 4 Cuneese, non è stato neppure ammesso per “mancanza di requisiti di ammissione” sui progetti del Pnrr presentati al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, per interventi finalizzati alla riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti.
Un risultato che peserà sul territorio e soprattutto su Cogesi, il consorzio di gestione pubblica che deve subentrare ai privati in tutta la provincia e sui gestori pubblici già attivi come Acda, Sisi, Alac, Calso e Infernotto, che su questi fondi facevano affidamento. Dei 41 milioni totali solo Acda aveva presentato progetti per oltre 15 milioni di euro, ma il progetto per coprire tutta la provincia aveva compreso anche i gestori privati del gruppo Aeta.
La mancanza di requisiti sembra legata alla questione gestione del servizio idrico in provincia di Cuneo che non è ancora chiara e definitiva. Chiusi i ricorsi, definite sentenze, finalmente la gestione tutta pubblica dell’acqua in provincia dovrebbe arrivare alla conclusione con il pagamento da parte di Cogesi del valore residuo ai gestori privati che devono uscire di scena, ma che ad oggi, nonostante le concessioni siano scadute da tempo, stanno ancora gestendo il servizio. Ma secondo quanto riportato nella nota del ministero la bocciatura è dovuta alla mancanza dei requisiti soggettivi per uno dei soggetti facenti parte dell’Ato ovvero la monregalese Mondo Acqua Spa la cui convenzione è scaduta dal 31 dicembre 2021. Una bocciatura dunque causata proprio al fatto che l’Ato non sia ancora gestito tutto dal pubblico, che ci siano gestori con concessione di fatto scaduta e che Cogesi (a parte nella sua parte cuneese di Acda e degli altri soggetti già tutti pubblici) non sia pienamente operativa. E sarà operativa solo nel momento in cui liquiderà ai privati il valore residuo, perché senza quell’atto i gestori attuali possono e devono gestire il servizio per non far rimanere “a secco” i cittadini. Questa prima grande tranche di finanziamenti Pnrr sull’acqua garantiva proprio i gestori pubblici.
E così la provincia si vede sfumare un finanziamento fondamentale per evitare gli sprechi della rete, per garantire grandi interventi e soprattutto per contenere il futuro aumento delle bollette dell’acqua. E oltre il danno la beffa per quella parte di provincia, come Cuneo e vallate che sono gestiti da anni e decenni dal pubblico.
“La bocciatura su questa finestra del bando Pnrr - dice il presidente dell’Ato, il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni - è dovuta alla parzialità del percorso di definizione della consortile pubblica Cogesi. I continui ricorsi di questi anni non hanno permesso di arrivare al gestore unico d’ambito previsto dalla normativa nazionale e avallato dalla stragrande maggioranza dei comuni della provincia, di conseguenza al nostro servizio idrico manca uno dei requisiti per accedere alle ingenti risorse pubbliche del Pnrr. Siamo al lavoro per capire se e come si possa trovare una soluzione che ci consenta di aderire alla seconda finestra dello stesso bando, che si aprirà in ottobre. Ai decisori politici, alle colleghe ed ai colleghi, però voglio ribadire la necessità ormai improrogabile di raggiungere una sintesi efficace e rispettosa della norma in tempi strettissimi. O ne pagheremo tutti le conseguenze”.
Un mancato finanziamento che peserà in un futuro già molto incerto e carico di aumenti, tra caro energie e una carenza d’acqua per la siccità mai così pesante. Una beffa che si aggiunge già a quella regionale di inizio luglio, quando i fondi per lo stato di emergenza per la crisi idrica (7,6 milioni arrivati in Piemonte e di questi 3,3 in provincia di Cuneo) sono finiti in gran parte ai gestori privati e soprattutto per interventi che poco avevano a che fare con l’emergenza ma con il normale adeguamento della rete idrica, fatta passare per urgenza. L’Acda aveva incassato appena 126.000 euro contro i 2 milioni del privato, proprio Mondo Acqua.
Ora i fondi del Pnrr hanno finanziato 21 progetti per 606.870.905 euro e di questi tre piemontesi: quello dell’Ato Alessandria (secondo a livello nazionale) gestito da Amag Reti Idriche per la riduzione delle perdite, 14,8 milioni che arriveranno su un progetto di 16,6 milioni; quello Ato 3 Torinese della Società Metropolitana Acque Torino Spa per la trasformazione digitale della gestione dei sistemi acquedottistici, ben 50 milioni su un progetto da 66 e poi l’Ato Biellese, Vercellese, Casalese con 14,9 milioni sui 20 del progetto per la riduzione delle perdite. In graduatoria, ma per ora non finanziati per mancanza di fondi anche un altro progetto da 16,2 milioni sempre dell’Alessandrino, 11,3 milioni di Biella, Vercelli e Casale e 9,3 milioni di Asti.
Rimane ora ad ottobre la seconda tranche di nuovi progetti sull’acqua del Pnrr ma resta da chiedersi cosa farà Cuneo, come saranno presentati i progetti e se l’Ato li presenterà questa volta solo per i gestori pubblici o anche per i privati?
Dubbi che pesano non solo sulle aziende pubbliche chiamate a gestire il servizio idrico, ma sui Comuni di una provincia che da troppo tempo, dopo un iter lunghissimo e travagliato, ha scelto la gestione pubblica ma che in questi anni non ha saputo dare operatività al gestore. Errori che ora rischiano di essere pagati dai cittadini con l’aumento consistente delle bollette.
Cuneo perde 41 milioni del Pnrr
02 settembre 2022
Cuneo
Cuneo - Cuneo non ammessa sui fondi Pnrr. La provincia di Cuneo sull’acqua perde 41.660.500 euro di progetti sull’innovazione, efficientamento e riduzione delle perdite della rete idrica. L’Ato, l’Ente di Governo dell’Ambito 4 Cuneese, non è stato neppure ammesso per “mancanza di requisiti di ammissione” sui progetti del Pnrr presentati al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, per interventi finalizzati alla riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti.
Un risultato che peserà sul territorio e soprattutto su Cogesi, il consorzio di gestione pubblica che deve subentrare ai privati in tutta la provincia e sui gestori pubblici già attivi come Acda, Sisi, Alac, Calso e Infernotto, che su questi fondi facevano affidamento. Dei 41 milioni totali solo Acda aveva presentato progetti per oltre 15 milioni di euro, ma il progetto per coprire tutta la provincia aveva compreso anche i gestori privati del gruppo Aeta.
La mancanza di requisiti sembra legata alla questione gestione del servizio idrico in provincia di Cuneo che non è ancora chiara e definitiva. Chiusi i ricorsi, definite sentenze, finalmente la gestione tutta pubblica dell’acqua in provincia dovrebbe arrivare alla conclusione con il pagamento da parte di Cogesi del valore residuo ai gestori privati che devono uscire di scena, ma che ad oggi, nonostante le concessioni siano scadute da tempo, stanno ancora gestendo il servizio. Ma secondo quanto riportato nella nota del ministero la bocciatura è dovuta alla mancanza dei requisiti soggettivi per uno dei soggetti facenti parte dell’Ato ovvero la monregalese Mondo Acqua Spa la cui convenzione è scaduta dal 31 dicembre 2021. Una bocciatura dunque causata proprio al fatto che l’Ato non sia ancora gestito tutto dal pubblico, che ci siano gestori con concessione di fatto scaduta e che Cogesi (a parte nella sua parte cuneese di Acda e degli altri soggetti già tutti pubblici) non sia pienamente operativa. E sarà operativa solo nel momento in cui liquiderà ai privati il valore residuo, perché senza quell’atto i gestori attuali possono e devono gestire il servizio per non far rimanere “a secco” i cittadini. Questa prima grande tranche di finanziamenti Pnrr sull’acqua garantiva proprio i gestori pubblici.
E così la provincia si vede sfumare un finanziamento fondamentale per evitare gli sprechi della rete, per garantire grandi interventi e soprattutto per contenere il futuro aumento delle bollette dell’acqua. E oltre il danno la beffa per quella parte di provincia, come Cuneo e vallate che sono gestiti da anni e decenni dal pubblico.
“La bocciatura su questa finestra del bando Pnrr - dice il presidente dell’Ato, il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni - è dovuta alla parzialità del percorso di definizione della consortile pubblica Cogesi. I continui ricorsi di questi anni non hanno permesso di arrivare al gestore unico d’ambito previsto dalla normativa nazionale e avallato dalla stragrande maggioranza dei comuni della provincia, di conseguenza al nostro servizio idrico manca uno dei requisiti per accedere alle ingenti risorse pubbliche del Pnrr. Siamo al lavoro per capire se e come si possa trovare una soluzione che ci consenta di aderire alla seconda finestra dello stesso bando, che si aprirà in ottobre. Ai decisori politici, alle colleghe ed ai colleghi, però voglio ribadire la necessità ormai improrogabile di raggiungere una sintesi efficace e rispettosa della norma in tempi strettissimi. O ne pagheremo tutti le conseguenze”.
Un mancato finanziamento che peserà in un futuro già molto incerto e carico di aumenti, tra caro energie e una carenza d’acqua per la siccità mai così pesante. Una beffa che si aggiunge già a quella regionale di inizio luglio, quando i fondi per lo stato di emergenza per la crisi idrica (7,6 milioni arrivati in Piemonte e di questi 3,3 in provincia di Cuneo) sono finiti in gran parte ai gestori privati e soprattutto per interventi che poco avevano a che fare con l’emergenza ma con il normale adeguamento della rete idrica, fatta passare per urgenza. L’Acda aveva incassato appena 126.000 euro contro i 2 milioni del privato, proprio Mondo Acqua.
Ora i fondi del Pnrr hanno finanziato 21 progetti per 606.870.905 euro e di questi tre piemontesi: quello dell’Ato Alessandria (secondo a livello nazionale) gestito da Amag Reti Idriche per la riduzione delle perdite, 14,8 milioni che arriveranno su un progetto di 16,6 milioni; quello Ato 3 Torinese della Società Metropolitana Acque Torino Spa per la trasformazione digitale della gestione dei sistemi acquedottistici, ben 50 milioni su un progetto da 66 e poi l’Ato Biellese, Vercellese, Casalese con 14,9 milioni sui 20 del progetto per la riduzione delle perdite. In graduatoria, ma per ora non finanziati per mancanza di fondi anche un altro progetto da 16,2 milioni sempre dell’Alessandrino, 11,3 milioni di Biella, Vercelli e Casale e 9,3 milioni di Asti.
Rimane ora ad ottobre la seconda tranche di nuovi progetti sull’acqua del Pnrr ma resta da chiedersi cosa farà Cuneo, come saranno presentati i progetti e se l’Ato li presenterà questa volta solo per i gestori pubblici o anche per i privati?
Dubbi che pesano non solo sulle aziende pubbliche chiamate a gestire il servizio idrico, ma sui Comuni di una provincia che da troppo tempo, dopo un iter lunghissimo e travagliato, ha scelto la gestione pubblica ma che in questi anni non ha saputo dare operatività al gestore. Errori che ora rischiano di essere pagati dai cittadini con l’aumento consistente delle bollette.