Cuneo - Il 18 maggio scorso è stata presentata alla direzione dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle una proposta per la realizzazione del nuovo Ospedale di Cuneo a Confreria nell’area intorno al vecchio Carle. La proposta segue lo studio presentato a gennaio dalla AGM Project di Milano. Uno studio che, più o meno incomprensibilmente, la Regione aveva commissionato non direttamente e neppure attraverso la Fondazione Ospedale di Cuneo, ma attraverso la Fondazione Ospedale di Verduno.
I numeri del nuovo ospedale
Per il nuovo ospedale di Cuneo è prevista una superficie di almeno 115 mila mq a cui bisognerà aggiungere i parcheggi: avrà 696 posti letto più 109 cosiddetti posti letto tecnici (culle, dialisi, chirurgia ambulatoriale complessa, terapie oncologiche), 25 sale diagnostiche, 19 sale operatorie, 6 sale di emodinamica e radiologia interventistica, 6 sale parto, 3 acceleratori per radioterapia, 2 pet-Tc e 115 ambulatori. Una struttura in grado di ospitare 35.000 ricoveri ordinari e diurni, 215 mila esami diagnostici, 30 mila interventi chirurgici, 2 mila parti e 380 mila visite all’anno.
Ma i soldi per la costruzione?
Quel che è certo finora è che nei passaggi ci sono ancora troppi “ma”, a partire da come verrà finanziata la costruzione del nuovo ospedale. E questo anche alla luce di quanto relazionato dalla Corte dei Conti che ha del tutto bocciato la sanità del Piemonte soprattutto sulla progettazione dei nuovi ospedali considerata inesistente. Scrive la Corte: “per nessuna delle opere programmate risulta avviata la fase della concreta realizzazione, continuano a non essere definite neppure le fasi precedenti e si procede comunque con un’estrema lentezza”.
L’assessore alla sanità Luigi Genesio Icardi e il presidente Alberto Cirio hanno da sempre garantito sui fondi: il nuovo ospedale di Cuneo è stato inserito nella lista della spesa dei fondi Inail, 310 milioni di euro. Quello di Inail, non è un investimento pubblico diretto ma un tipo di finanziamento a cui il pubblico ha fatto spesso uso. In realtà il processo fondi Inail prevede che la Regione metta a disposizione i terreni e anticipi le spese per la progettazione, e una volta costruito l’immobile la Regione corrisponderà all’Istituto un canone annuo del 2,5% a valore sul capitale investito.
Proposta consegnata e tempi di risposta
Nel corso dei mesi, sempre dalla Regione, sono state aperte altre strade, non quelle ipotizzate pubblicamente dei fondi tutti pubblici i cosiddetti “ex articolo 20” (fondi nazionali pubblici sanitari) viceversa si è parlato in modo più o meno chiaro ed esplicito dell’eventuale partenariato pubblico-privato. Il cosiddetto PPP ad iniziativa privata, che è ben diverso dal project financing, perché la proposta non viene dall’ente pubblico ma dall’operatore economico che, forte di un progetto, lo sottopone alla Pubblica Amministrazione per verificarne l’interesse. La proposta dev’essere costituita da un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione ed un Piano economico finanziario asseverato.
L’ipotesi progetto Nuovo Ospedale di Cuneo, sempre dalla Regione era stato annunciato pronto già per febbraio, ma per ora non c’è nulla di nuovo. Mentre è di questo genere, un PPP, la proposta che è arrivata nelle mani dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle. Dopo averla ricevuta ufficialmente, due giorni dopo, il 20 maggio, la direzione del Santa Croce l’ha girata alla Regione per prenderla in esame. La Regione cinque giorno dopo, il 25 maggio, l’ha consegnata all’Ires, l’istituto pubblico di ricerca che deve aiutare la giunta nella progettazione delle politiche e nella valutazione della loro efficacia, che ora deve esprimere un parere sulla proposta. Una volta acquisito il parere dell’Ires, la Regione comunicherà all’Aso Santa Croce la sua decisione finale. Il tutto, di per sé, entro 90 giorni di tempo, non vincolanti, dalla ricezione della proposta. Che significa entro fine agosto.
Ed è proprio sui tempi che la Regione sta “giocando”, scaricando su Ires le responsabilità della “lentezza” delle decisioni. Non per partire con bandi e appalti ma solo per esprimere un giudizio di “pubblico interesse” della proposta presentata.
La proposta del privato, la Inc Spa di Torino
La proposta è arrivata dalla Inc Spa di Torino, una grande azienda, leader nel settore delle grandi infrastrutture (la 19ª in Italia nella classifica delle imprese generali), con un volume di affari annuo di 200 milioni di euro e che ha radici cuneesi. È nata infatti dalla famiglia Dogliani che detiene il controllo della Fininc Spa che fa parte del gruppo. Guidata dal narzolese Matterino Dogliani la società ha realizzato nell’ultimo decennio alcune tra le più importanti commesse pubbliche italiane sia nel campo stradale (varianti Anas di Cesana e Claviere, Autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Pedemontana Veneta), sia in quello ferro-tranviario (la Tranvia di Palermo, il Passante Ferroviario di Palermo) e si è candidata a costruire le infrastrutture strategiche di mezzo Piemonte, facendo offerte per il tunnel di base della Tav, Aspi-Autostrade per l’Italia e anche per l’Asti-Cuneo. Ma soprattutto è una delle due aziende giunte alle proposte finali del Parco della Salute di Torino. Il Gruppo detiene anche il 51% del Consorzio Stabile Sis a cui è andato il circuito delle autostrade del Piemonte dell’ex Gavio, che va dalla tangenziale di Torino, l’A21 Torino Piacenza, la bretella per Santhià, la Torino-Pinerolo, e la Ivrea-Quincinetto. Ma da tempo il gruppo guarda anche alla sanità con la costruzione del Nuovo Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano (155 milioni), oltre ad aver costruito già l’ospedale di Mondovì dal 2002 al 2008.
Ed è proprio in questo settore che si colloca la proposta per il nuovo ospedale di Cuneo.
PPP il Partenariato Pubblico Privato
Se la proposta PPP di Inc Spa verrà accolta come di pubblico interesse i passaggi sono ancora lunghi. In quel caso la Regione deve fare proprio il progetto, inserirlo nel Piano di programmazione triennale delle opere, per dare poi inizio all’iter concorsuale per l’individuazione dell’azienda in grado di realizzare il progetto presentato dal privato promotore. Perché potrebbe essere non necessariamente chi ha presentato la proposta. Secondo la norma europea alla gara può partecipare chiunque: il promotore ha dei vantaggi perché può godere del diritto di prelazione, e può anche aggiudicarsi la gara qualora la sua offerta non sia risultata vincente, salvo dover rimborsare all’effettivo vincitore i costi della sua partecipazione. Se il promotore decide di non attivare la prelazione, sarà il vincitore della gara a dover rimborsare al promotore il costo del suo progetto.
Tutto questo è un inter non immediato ed è qui l’altra serie di “ma” sul futuro dell’Ospedale di Cuneo.
I vantaggi di questa modalità procedimentale-contrattuale stanno soprattutto nel fatto che la Regione può sopperire alla propria mancata capacità progettuale, ricorrendo agli operatori economici ed alla loro iniziativa senza spendere un soldo e senza, in parte, il cosiddetto “rischio operativo”, a differenza dalla concessione e dall’appalto, perché questo deve obbligatoriamente ricadere in misura maggioritaria sull’operatore economico cioè sul privato. E non solo, in più per i difficili e sotto controllo conti della Regione, il modello PPP non aumenta l’indebitamento perché la spesa non va in gestione corrente come invece un mutuo. Non c’è in questo caso indebitamento dell’ente pubblico: la Regione già solo per il progetto avrebbe dovuto ricorrere a un mutuo dalla Cassa Depositi e Prestiti, perché non ha fondi sufficienti. E in più alla fine della convenzione il bene rimane pubblico.
Da parte del privato i vantaggi sono vari per scegliere un investimento così importante: si costruisce una grande struttura sulla propria progettazione, ma c’è la questione, non marginale, che oltre alla costruzione il progetto prevede tramite la convenzione anche la gestione dell’immobile, le manutenzioni, una parte importante di servizi accessori per tanti anni (dall’energia alle utenze, dai trasporti ai parcheggi, dalle pulizie alle mense, etc).
Resta però il fatto che rimane la forte incognita sui tempi, non certo da parte del privato che avrà tutto l’interesse a realizzare l’investimento di soldi suoi in tempi molto più celeri rispetto a un appalto tradizionale e nel rispetto dei costi preventivati, ma del pubblico.
Anche riconosciuto il pubblico interesse entro i 90 giorni, quanto passerà per l’inserimento dell’opera Nuovo Ospedale di Cuneo nel Piano triennale?
E quanto ci vorrà per tutto l’iter concorsuale?
Forse, scaduti i 90 giorni, troppo tempo per non finire nell’ultimo anno amministrativo della Regione in cui, si sa, tanto viene promesso ma nulla realmente messo in opera.
cuneo
Cuneo - Il 18 maggio scorso è stata presentata alla direzione dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle una proposta per la realizzazione del nuovo Ospedale di Cuneo a Confreria nell’area intorno al vecchio Carle. La proposta segue lo studio presentato a gennaio dalla AGM Project di Milano. Uno studio che, più o meno incomprensibilmente, la Regione aveva commissionato non direttamente e neppure attraverso la Fondazione Ospedale di Cuneo, ma attraverso la Fondazione Ospedale di Verduno.
I numeri del nuovo ospedale
Per il nuovo ospedale di Cuneo è prevista una superficie di almeno 115 mila mq a cui bisognerà aggiungere i parcheggi: avrà 696 posti letto più 109 cosiddetti posti letto tecnici (culle, dialisi, chirurgia ambulatoriale complessa, terapie oncologiche), 25 sale diagnostiche, 19 sale operatorie, 6 sale di emodinamica e radiologia interventistica, 6 sale parto, 3 acceleratori per radioterapia, 2 pet-Tc e 115 ambulatori. Una struttura in grado di ospitare 35.000 ricoveri ordinari e diurni, 215 mila esami diagnostici, 30 mila interventi chirurgici, 2 mila parti e 380 mila visite all’anno.
Ma i soldi per la costruzione?
Quel che è certo finora è che nei passaggi ci sono ancora troppi “ma”, a partire da come verrà finanziata la costruzione del nuovo ospedale. E questo anche alla luce di quanto relazionato dalla Corte dei Conti che ha del tutto bocciato la sanità del Piemonte soprattutto sulla progettazione dei nuovi ospedali considerata inesistente. Scrive la Corte: “per nessuna delle opere programmate risulta avviata la fase della concreta realizzazione, continuano a non essere definite neppure le fasi precedenti e si procede comunque con un’estrema lentezza”.
L’assessore alla sanità Luigi Genesio Icardi e il presidente Alberto Cirio hanno da sempre garantito sui fondi: il nuovo ospedale di Cuneo è stato inserito nella lista della spesa dei fondi Inail, 310 milioni di euro. Quello di Inail, non è un investimento pubblico diretto ma un tipo di finanziamento a cui il pubblico ha fatto spesso uso. In realtà il processo fondi Inail prevede che la Regione metta a disposizione i terreni e anticipi le spese per la progettazione, e una volta costruito l’immobile la Regione corrisponderà all’Istituto un canone annuo del 2,5% a valore sul capitale investito.
Proposta consegnata e tempi di risposta
Nel corso dei mesi, sempre dalla Regione, sono state aperte altre strade, non quelle ipotizzate pubblicamente dei fondi tutti pubblici i cosiddetti “ex articolo 20” (fondi nazionali pubblici sanitari) viceversa si è parlato in modo più o meno chiaro ed esplicito dell’eventuale partenariato pubblico-privato. Il cosiddetto PPP ad iniziativa privata, che è ben diverso dal project financing, perché la proposta non viene dall’ente pubblico ma dall’operatore economico che, forte di un progetto, lo sottopone alla Pubblica Amministrazione per verificarne l’interesse. La proposta dev’essere costituita da un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione ed un Piano economico finanziario asseverato.
L’ipotesi progetto Nuovo Ospedale di Cuneo, sempre dalla Regione era stato annunciato pronto già per febbraio, ma per ora non c’è nulla di nuovo. Mentre è di questo genere, un PPP, la proposta che è arrivata nelle mani dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle. Dopo averla ricevuta ufficialmente, due giorni dopo, il 20 maggio, la direzione del Santa Croce l’ha girata alla Regione per prenderla in esame. La Regione cinque giorno dopo, il 25 maggio, l’ha consegnata all’Ires, l’istituto pubblico di ricerca che deve aiutare la giunta nella progettazione delle politiche e nella valutazione della loro efficacia, che ora deve esprimere un parere sulla proposta. Una volta acquisito il parere dell’Ires, la Regione comunicherà all’Aso Santa Croce la sua decisione finale. Il tutto, di per sé, entro 90 giorni di tempo, non vincolanti, dalla ricezione della proposta. Che significa entro fine agosto.
Ed è proprio sui tempi che la Regione sta “giocando”, scaricando su Ires le responsabilità della “lentezza” delle decisioni. Non per partire con bandi e appalti ma solo per esprimere un giudizio di “pubblico interesse” della proposta presentata.
La proposta del privato, la Inc Spa di Torino
La proposta è arrivata dalla Inc Spa di Torino, una grande azienda, leader nel settore delle grandi infrastrutture (la 19ª in Italia nella classifica delle imprese generali), con un volume di affari annuo di 200 milioni di euro e che ha radici cuneesi. È nata infatti dalla famiglia Dogliani che detiene il controllo della Fininc Spa che fa parte del gruppo. Guidata dal narzolese Matterino Dogliani la società ha realizzato nell’ultimo decennio alcune tra le più importanti commesse pubbliche italiane sia nel campo stradale (varianti Anas di Cesana e Claviere, Autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Pedemontana Veneta), sia in quello ferro-tranviario (la Tranvia di Palermo, il Passante Ferroviario di Palermo) e si è candidata a costruire le infrastrutture strategiche di mezzo Piemonte, facendo offerte per il tunnel di base della Tav, Aspi-Autostrade per l’Italia e anche per l’Asti-Cuneo. Ma soprattutto è una delle due aziende giunte alle proposte finali del Parco della Salute di Torino. Il Gruppo detiene anche il 51% del Consorzio Stabile Sis a cui è andato il circuito delle autostrade del Piemonte dell’ex Gavio, che va dalla tangenziale di Torino, l’A21 Torino Piacenza, la bretella per Santhià, la Torino-Pinerolo, e la Ivrea-Quincinetto. Ma da tempo il gruppo guarda anche alla sanità con la costruzione del Nuovo Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano (155 milioni), oltre ad aver costruito già l’ospedale di Mondovì dal 2002 al 2008.
Ed è proprio in questo settore che si colloca la proposta per il nuovo ospedale di Cuneo.
PPP il Partenariato Pubblico Privato
Se la proposta PPP di Inc Spa verrà accolta come di pubblico interesse i passaggi sono ancora lunghi. In quel caso la Regione deve fare proprio il progetto, inserirlo nel Piano di programmazione triennale delle opere, per dare poi inizio all’iter concorsuale per l’individuazione dell’azienda in grado di realizzare il progetto presentato dal privato promotore. Perché potrebbe essere non necessariamente chi ha presentato la proposta. Secondo la norma europea alla gara può partecipare chiunque: il promotore ha dei vantaggi perché può godere del diritto di prelazione, e può anche aggiudicarsi la gara qualora la sua offerta non sia risultata vincente, salvo dover rimborsare all’effettivo vincitore i costi della sua partecipazione. Se il promotore decide di non attivare la prelazione, sarà il vincitore della gara a dover rimborsare al promotore il costo del suo progetto.
Tutto questo è un inter non immediato ed è qui l’altra serie di “ma” sul futuro dell’Ospedale di Cuneo.
I vantaggi di questa modalità procedimentale-contrattuale stanno soprattutto nel fatto che la Regione può sopperire alla propria mancata capacità progettuale, ricorrendo agli operatori economici ed alla loro iniziativa senza spendere un soldo e senza, in parte, il cosiddetto “rischio operativo”, a differenza dalla concessione e dall’appalto, perché questo deve obbligatoriamente ricadere in misura maggioritaria sull’operatore economico cioè sul privato. E non solo, in più per i difficili e sotto controllo conti della Regione, il modello PPP non aumenta l’indebitamento perché la spesa non va in gestione corrente come invece un mutuo. Non c’è in questo caso indebitamento dell’ente pubblico: la Regione già solo per il progetto avrebbe dovuto ricorrere a un mutuo dalla Cassa Depositi e Prestiti, perché non ha fondi sufficienti. E in più alla fine della convenzione il bene rimane pubblico.
Da parte del privato i vantaggi sono vari per scegliere un investimento così importante: si costruisce una grande struttura sulla propria progettazione, ma c’è la questione, non marginale, che oltre alla costruzione il progetto prevede tramite la convenzione anche la gestione dell’immobile, le manutenzioni, una parte importante di servizi accessori per tanti anni (dall’energia alle utenze, dai trasporti ai parcheggi, dalle pulizie alle mense, etc).
Resta però il fatto che rimane la forte incognita sui tempi, non certo da parte del privato che avrà tutto l’interesse a realizzare l’investimento di soldi suoi in tempi molto più celeri rispetto a un appalto tradizionale e nel rispetto dei costi preventivati, ma del pubblico.
Anche riconosciuto il pubblico interesse entro i 90 giorni, quanto passerà per l’inserimento dell’opera Nuovo Ospedale di Cuneo nel Piano triennale?
E quanto ci vorrà per tutto l’iter concorsuale?
Forse, scaduti i 90 giorni, troppo tempo per non finire nell’ultimo anno amministrativo della Regione in cui, si sa, tanto viene promesso ma nulla realmente messo in opera.
Per il nuovo ospedale un partenariato pubblico privato
14 agosto 2022
Cuneo
Cuneo - Il 18 maggio scorso è stata presentata alla direzione dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle una proposta per la realizzazione del nuovo Ospedale di Cuneo a Confreria nell’area intorno al vecchio Carle. La proposta segue lo studio presentato a gennaio dalla AGM Project di Milano. Uno studio che, più o meno incomprensibilmente, la Regione aveva commissionato non direttamente e neppure attraverso la Fondazione Ospedale di Cuneo, ma attraverso la Fondazione Ospedale di Verduno.
I numeri del nuovo ospedale
Per il nuovo ospedale di Cuneo è prevista una superficie di almeno 115 mila mq a cui bisognerà aggiungere i parcheggi: avrà 696 posti letto più 109 cosiddetti posti letto tecnici (culle, dialisi, chirurgia ambulatoriale complessa, terapie oncologiche), 25 sale diagnostiche, 19 sale operatorie, 6 sale di emodinamica e radiologia interventistica, 6 sale parto, 3 acceleratori per radioterapia, 2 pet-Tc e 115 ambulatori. Una struttura in grado di ospitare 35.000 ricoveri ordinari e diurni, 215 mila esami diagnostici, 30 mila interventi chirurgici, 2 mila parti e 380 mila visite all’anno.
Ma i soldi per la costruzione?
Quel che è certo finora è che nei passaggi ci sono ancora troppi “ma”, a partire da come verrà finanziata la costruzione del nuovo ospedale. E questo anche alla luce di quanto relazionato dalla Corte dei Conti che ha del tutto bocciato la sanità del Piemonte soprattutto sulla progettazione dei nuovi ospedali considerata inesistente. Scrive la Corte: “per nessuna delle opere programmate risulta avviata la fase della concreta realizzazione, continuano a non essere definite neppure le fasi precedenti e si procede comunque con un’estrema lentezza”.
L’assessore alla sanità Luigi Genesio Icardi e il presidente Alberto Cirio hanno da sempre garantito sui fondi: il nuovo ospedale di Cuneo è stato inserito nella lista della spesa dei fondi Inail, 310 milioni di euro. Quello di Inail, non è un investimento pubblico diretto ma un tipo di finanziamento a cui il pubblico ha fatto spesso uso. In realtà il processo fondi Inail prevede che la Regione metta a disposizione i terreni e anticipi le spese per la progettazione, e una volta costruito l’immobile la Regione corrisponderà all’Istituto un canone annuo del 2,5% a valore sul capitale investito.
Proposta consegnata e tempi di risposta
Nel corso dei mesi, sempre dalla Regione, sono state aperte altre strade, non quelle ipotizzate pubblicamente dei fondi tutti pubblici i cosiddetti “ex articolo 20” (fondi nazionali pubblici sanitari) viceversa si è parlato in modo più o meno chiaro ed esplicito dell’eventuale partenariato pubblico-privato. Il cosiddetto PPP ad iniziativa privata, che è ben diverso dal project financing, perché la proposta non viene dall’ente pubblico ma dall’operatore economico che, forte di un progetto, lo sottopone alla Pubblica Amministrazione per verificarne l’interesse. La proposta dev’essere costituita da un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione ed un Piano economico finanziario asseverato.
L’ipotesi progetto Nuovo Ospedale di Cuneo, sempre dalla Regione era stato annunciato pronto già per febbraio, ma per ora non c’è nulla di nuovo. Mentre è di questo genere, un PPP, la proposta che è arrivata nelle mani dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle. Dopo averla ricevuta ufficialmente, due giorni dopo, il 20 maggio, la direzione del Santa Croce l’ha girata alla Regione per prenderla in esame. La Regione cinque giorno dopo, il 25 maggio, l’ha consegnata all’Ires, l’istituto pubblico di ricerca che deve aiutare la giunta nella progettazione delle politiche e nella valutazione della loro efficacia, che ora deve esprimere un parere sulla proposta. Una volta acquisito il parere dell’Ires, la Regione comunicherà all’Aso Santa Croce la sua decisione finale. Il tutto, di per sé, entro 90 giorni di tempo, non vincolanti, dalla ricezione della proposta. Che significa entro fine agosto.
Ed è proprio sui tempi che la Regione sta “giocando”, scaricando su Ires le responsabilità della “lentezza” delle decisioni. Non per partire con bandi e appalti ma solo per esprimere un giudizio di “pubblico interesse” della proposta presentata.
La proposta del privato, la Inc Spa di Torino
La proposta è arrivata dalla Inc Spa di Torino, una grande azienda, leader nel settore delle grandi infrastrutture (la 19ª in Italia nella classifica delle imprese generali), con un volume di affari annuo di 200 milioni di euro e che ha radici cuneesi. È nata infatti dalla famiglia Dogliani che detiene il controllo della Fininc Spa che fa parte del gruppo. Guidata dal narzolese Matterino Dogliani la società ha realizzato nell’ultimo decennio alcune tra le più importanti commesse pubbliche italiane sia nel campo stradale (varianti Anas di Cesana e Claviere, Autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Pedemontana Veneta), sia in quello ferro-tranviario (la Tranvia di Palermo, il Passante Ferroviario di Palermo) e si è candidata a costruire le infrastrutture strategiche di mezzo Piemonte, facendo offerte per il tunnel di base della Tav, Aspi-Autostrade per l’Italia e anche per l’Asti-Cuneo. Ma soprattutto è una delle due aziende giunte alle proposte finali del Parco della Salute di Torino. Il Gruppo detiene anche il 51% del Consorzio Stabile Sis a cui è andato il circuito delle autostrade del Piemonte dell’ex Gavio, che va dalla tangenziale di Torino, l’A21 Torino Piacenza, la bretella per Santhià, la Torino-Pinerolo, e la Ivrea-Quincinetto. Ma da tempo il gruppo guarda anche alla sanità con la costruzione del Nuovo Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano (155 milioni), oltre ad aver costruito già l’ospedale di Mondovì dal 2002 al 2008.
Ed è proprio in questo settore che si colloca la proposta per il nuovo ospedale di Cuneo.
PPP il Partenariato Pubblico Privato
Se la proposta PPP di Inc Spa verrà accolta come di pubblico interesse i passaggi sono ancora lunghi. In quel caso la Regione deve fare proprio il progetto, inserirlo nel Piano di programmazione triennale delle opere, per dare poi inizio all’iter concorsuale per l’individuazione dell’azienda in grado di realizzare il progetto presentato dal privato promotore. Perché potrebbe essere non necessariamente chi ha presentato la proposta. Secondo la norma europea alla gara può partecipare chiunque: il promotore ha dei vantaggi perché può godere del diritto di prelazione, e può anche aggiudicarsi la gara qualora la sua offerta non sia risultata vincente, salvo dover rimborsare all’effettivo vincitore i costi della sua partecipazione. Se il promotore decide di non attivare la prelazione, sarà il vincitore della gara a dover rimborsare al promotore il costo del suo progetto.
Tutto questo è un inter non immediato ed è qui l’altra serie di “ma” sul futuro dell’Ospedale di Cuneo.
I vantaggi di questa modalità procedimentale-contrattuale stanno soprattutto nel fatto che la Regione può sopperire alla propria mancata capacità progettuale, ricorrendo agli operatori economici ed alla loro iniziativa senza spendere un soldo e senza, in parte, il cosiddetto “rischio operativo”, a differenza dalla concessione e dall’appalto, perché questo deve obbligatoriamente ricadere in misura maggioritaria sull’operatore economico cioè sul privato. E non solo, in più per i difficili e sotto controllo conti della Regione, il modello PPP non aumenta l’indebitamento perché la spesa non va in gestione corrente come invece un mutuo. Non c’è in questo caso indebitamento dell’ente pubblico: la Regione già solo per il progetto avrebbe dovuto ricorrere a un mutuo dalla Cassa Depositi e Prestiti, perché non ha fondi sufficienti. E in più alla fine della convenzione il bene rimane pubblico.
Da parte del privato i vantaggi sono vari per scegliere un investimento così importante: si costruisce una grande struttura sulla propria progettazione, ma c’è la questione, non marginale, che oltre alla costruzione il progetto prevede tramite la convenzione anche la gestione dell’immobile, le manutenzioni, una parte importante di servizi accessori per tanti anni (dall’energia alle utenze, dai trasporti ai parcheggi, dalle pulizie alle mense, etc).
Resta però il fatto che rimane la forte incognita sui tempi, non certo da parte del privato che avrà tutto l’interesse a realizzare l’investimento di soldi suoi in tempi molto più celeri rispetto a un appalto tradizionale e nel rispetto dei costi preventivati, ma del pubblico.
Anche riconosciuto il pubblico interesse entro i 90 giorni, quanto passerà per l’inserimento dell’opera Nuovo Ospedale di Cuneo nel Piano triennale?
E quanto ci vorrà per tutto l’iter concorsuale?
Forse, scaduti i 90 giorni, troppo tempo per non finire nell’ultimo anno amministrativo della Regione in cui, si sa, tanto viene promesso ma nulla realmente messo in opera.