editoriale

Il debito primordiale e quell’intreccio indissolubile di relazioni di ognuno

10 luglio 2022

Cuneo

Il debito è ed è sempre stato un tema economico dai molteplici aspetti, talvolta incompresi o dimenticati. Il dato di fondo è la grande ambivalenza legata alle posizioni debitorie in economia. Da un lato, infatti, il debito pubblico (degli Stati) e quello privato (di famiglie e imprese) è fonte di grande preoccupazione per gli analisti e per chi deve prendere decisioni in ambito di politica economica. Uno dei problemi legati al debito, infatti, è la riduzione degli spazi di libertà nelle decisioni di impiego delle risorse. Chi si indebita, infatti, nella sostanza decide oggi l’impiego di risorse future. Questo significa che, di fronte a un’emergenza o a un’opportunità di investimento, chi è fortemente indebitato di troverà in difficoltà, non potendo disporre dei mezzi necessari per far fronte all’imprevisto o per cogliere opportunità inattese. Dall’altro lato, il ricorso al debito è uno dei grandi motori dello sviluppo economico. Anche solo nella dimensione più domestica dell’economia, è grazie al ricorso all’indebitamento che molte famiglie hanno potuto acquistare la propria abitazione. Nel mondo imprenditoriale, l’esclusivo utilizzo di risorse proprie, senza ricorrere al credito bancario, sarebbe o sarebbe stato un pesantissimo freno a iniziative di autentico sviluppo. Quando si parla in termini fortemente critici del sistema bancario è bene quindi tenere presente che, senza le banche, in molti non avrebbero potuto permettersi di vivere in una casa di proprietà oppure non sarebbero stati in grado di avviare una attività professionale, commerciale o imprenditoriale. Certamente, soprattutto in certe realtà e in determinati momenti storici, il sistema bancario avrebbe potuto fare di più e meglio. Soprattutto in alcuni periodi, le banche non avrebbero dovuto allontanarsi dalle realtà più vitali del territorio per lasciarsi attrarre dai facili guadagni (poi rivelatisi effimeri) che certi prodotti finanziari parevano garantire, così abbandonando gli ambiti autenticamente produttivi di reddito. Per quanto paradossale ciò possa sembrare, anche le banche dovrebbero sempre tenere presente di essere a loro volta debitrici dei loro clienti, intesi non solo come le persone che depositano nel sistema bancario i loro risparmi. Le banche devono considerare che sono debitrici anche delle persone alle quali viene erogato credito per finanziare progetti di ampio respiro e nel medio e lungo termine. Se si supera il piano strettamente bancario e contabile, è evidente, infatti, che lo stesso sistema bancario può esistere e consolidarsi solo se il tessuto economico si sviluppa. Dunque, sebbene, tecnicamente, le famiglie e le imprese che ottengono un prestito sono debitrici delle rispettive banche, in realtà anche il sistema bancario deve loro una parte del proprio futuro. Il riconoscimento della propria condizione debitoria, al di là del dato meccanicamente contabile, potrebbe essere un insospettabile strumento di ritorno alla realtà e di recupero di meccanismi e processi autenticamente portatori di sviluppo. Potrebbe essere il caso di riconsiderare le implicazioni di quello che il Prof. David Graeber, compianto antropologo e docente presso la London School of Economics, con altri studiosi, definiva “debito primordiale”. Si tratta, in realtà, di un’idea antichissima che pare addirittura risalire all’età del ferro, dunque svariati secoli prima della nascita di Cristo. Il concetto è, per certi aspetti, radicale ma che esprime un’idea di fondo che pare indubitabilmente esatta, e cioè che ognuno di noi è legato al suo prossimo da un intreccio indissolubile di relazioni di debito e di credito. Ognuno di noi, fin dalla nascita, è debitore delle persone che ha accanto, perché nessuno di noi sarebbe neppure nato se non grazie ai propri genitori che, a loro volta, hanno potuto dare alla luce un bambino perché, grazie ad altri, si sono trovati nelle condizioni in cui ciò è stato possibile. Ciò che ne consegue è che ciascuno è, nei fatti, tenuto a uscire dalla pura e miope logica del “do ut des” perché, in realtà, ognuno esiste in quanto destinatario del dono della vita, a cui sono seguiti tutta una serie di altri benefici da parte di chi ci sta accanto. Ovviamente, per i credenti, Chi dona la vita e la vita eterna ha un nome, ma ciò non toglie che le dimensioni della gratitudine e della responsabilità verso gli altri riguardino tutti. Si tratta solamente di prenderne atto e di comportarsi di conseguenza.