Il Solstizio d’estate (21 giugno) può ispirare una riflessione sul nostro bisogno di luce. È in questo momento che il Sole raggiunge il suo punto più settentrionale nel cielo della Terra. I luoghi che si trovano a Nord dell’equatore vivranno i giorni più lunghi dell’anno. Dunque abbiamo in questo momento la possibilità di fare il pieno di luce.
Il nostro organismo ha ritmi di funzionamento quotidiani condizionati dalla luce: si tratta del cosiddetto ritmo circadiano, che consiste nelle variazioni cicliche che ogni giorno coinvolgono le nostre attività biologiche. Inoltre l’energia immagazzinata negli alimenti proviene, direttamente o indirettamente, dalla luce Sole: l’energia radiante viene «catturata» dalle molecole di clorofilla e utilizzata per il processo di fotosintesi con il quale si producono ossigeno e glucosio. La luce solare è molto importante.
Tuttavia a volte “sbiadiamo” comunque, proprio come piante che non ricevono abbastanza luce. È come se venissero a mancare, a un altro livello, le condizioni necessarie ad attivare la nostra personale fotosintesi energetica interiore. Perdiamo vitalità.
Le fiabe e i miti raccontano di “discese” necessarie nell’oscurità di grotte, boschi, regioni sotterranee, utili a stimolare processi trasformativi: crisi di crescita, in altre parole. E poi di salti di coscienza innescati da una sorta di colpo di reni, di autospostamento da un luogo inaridito, chiuso e crepuscolare a un altro in cui la presenza di “luce” e “nutrimento” in senso lato consentono la riattivazione dello scambio di sostanze sottili indispensabili al recupero di una più intensa vitalità.
Nelle fiabe l’eroe o l’eroina escono dalla loro area di comfort: lasciano una casa, un lavoro, un amore, un pacchetto di abitudini, una condizione di apparente stabilità.
Chi è loro accanto a volte non capisce: “aveva lo stipendio garantito… i parenti e gli amici vicini che potevano dare una mano… si è sempre fatto così”.
Non arrivava più abbastanza luce.
editoriale
Il Solstizio d’estate (21 giugno) può ispirare una riflessione sul nostro bisogno di luce. È in questo momento che il Sole raggiunge il suo punto più settentrionale nel cielo della Terra. I luoghi che si trovano a Nord dell’equatore vivranno i giorni più lunghi dell’anno. Dunque abbiamo in questo momento la possibilità di fare il pieno di luce.
Il nostro organismo ha ritmi di funzionamento quotidiani condizionati dalla luce: si tratta del cosiddetto ritmo circadiano, che consiste nelle variazioni cicliche che ogni giorno coinvolgono le nostre attività biologiche. Inoltre l’energia immagazzinata negli alimenti proviene, direttamente o indirettamente, dalla luce Sole: l’energia radiante viene «catturata» dalle molecole di clorofilla e utilizzata per il processo di fotosintesi con il quale si producono ossigeno e glucosio. La luce solare è molto importante.
Tuttavia a volte “sbiadiamo” comunque, proprio come piante che non ricevono abbastanza luce. È come se venissero a mancare, a un altro livello, le condizioni necessarie ad attivare la nostra personale fotosintesi energetica interiore. Perdiamo vitalità.
Le fiabe e i miti raccontano di “discese” necessarie nell’oscurità di grotte, boschi, regioni sotterranee, utili a stimolare processi trasformativi: crisi di crescita, in altre parole. E poi di salti di coscienza innescati da una sorta di colpo di reni, di autospostamento da un luogo inaridito, chiuso e crepuscolare a un altro in cui la presenza di “luce” e “nutrimento” in senso lato consentono la riattivazione dello scambio di sostanze sottili indispensabili al recupero di una più intensa vitalità.
Nelle fiabe l’eroe o l’eroina escono dalla loro area di comfort: lasciano una casa, un lavoro, un amore, un pacchetto di abitudini, una condizione di apparente stabilità.
Chi è loro accanto a volte non capisce: “aveva lo stipendio garantito… i parenti e gli amici vicini che potevano dare una mano… si è sempre fatto così”.
Non arrivava più abbastanza luce.
Ho la luce che mi serve?
23 giugno 2022
Cuneo
Il Solstizio d’estate (21 giugno) può ispirare una riflessione sul nostro bisogno di luce. È in questo momento che il Sole raggiunge il suo punto più settentrionale nel cielo della Terra. I luoghi che si trovano a Nord dell’equatore vivranno i giorni più lunghi dell’anno. Dunque abbiamo in questo momento la possibilità di fare il pieno di luce.
Il nostro organismo ha ritmi di funzionamento quotidiani condizionati dalla luce: si tratta del cosiddetto ritmo circadiano, che consiste nelle variazioni cicliche che ogni giorno coinvolgono le nostre attività biologiche. Inoltre l’energia immagazzinata negli alimenti proviene, direttamente o indirettamente, dalla luce Sole: l’energia radiante viene «catturata» dalle molecole di clorofilla e utilizzata per il processo di fotosintesi con il quale si producono ossigeno e glucosio. La luce solare è molto importante.
Tuttavia a volte “sbiadiamo” comunque, proprio come piante che non ricevono abbastanza luce. È come se venissero a mancare, a un altro livello, le condizioni necessarie ad attivare la nostra personale fotosintesi energetica interiore. Perdiamo vitalità.
Le fiabe e i miti raccontano di “discese” necessarie nell’oscurità di grotte, boschi, regioni sotterranee, utili a stimolare processi trasformativi: crisi di crescita, in altre parole. E poi di salti di coscienza innescati da una sorta di colpo di reni, di autospostamento da un luogo inaridito, chiuso e crepuscolare a un altro in cui la presenza di “luce” e “nutrimento” in senso lato consentono la riattivazione dello scambio di sostanze sottili indispensabili al recupero di una più intensa vitalità.
Nelle fiabe l’eroe o l’eroina escono dalla loro area di comfort: lasciano una casa, un lavoro, un amore, un pacchetto di abitudini, una condizione di apparente stabilità.
Chi è loro accanto a volte non capisce: “aveva lo stipendio garantito… i parenti e gli amici vicini che potevano dare una mano… si è sempre fatto così”.
Non arrivava più abbastanza luce.