
(figura E)
Il sottosuolo di Boves può ancora riservare delle sorprese, ed a volte molto spiacevoli.
Provate ad immaginare di abitare nella casa in cui siete nati, ed un bel giorno notare sui muri delle crepe anomale, finché non scoprite che al di sotto della casa è comparsa una cavità delle dimensioni di una cantina!! Dovete abbandonare la casa, dichiarata non più abitabile, e sopportare una lunga serie di disagi sotto tutti punti di vista. Una situazione difficile e che ha bisogno di un sostegno da parte di tutti.
Tutto questo non è fantasia, è un fatto reale dei giorni scorsi. Non è nemmeno un fatto nuovo, ma un fenomeno noto da almeno 50 anni.
Via Fratelli Giuliano è stata recentemente transennata, per un breve tratto, per impedire l’accesso anche ai pedoni.
Se andiamo a recuperare le vecchie carte, nel dimenticatoio degli archivi, e fortunatamente ho il vizio di conservare tutto (negli anni ’80 collaboravo come geologo con il Comune di Boves, a titolo volontario) troviamo una relazione del luglio 1978, in cui i tre Esperti della Commissione convocata dalla Regione Piemonte riferiscono sui dissesti nel concentrico di Boves.
Da questa relazione apprendiamo che con ordinanza n. 34 del 29/1/1975 si decretò la preclusione totale al traffico di Via Fratelli Giuliano e limitatamente al traffico pesante dell’intera via Tecco. Nello stesso giorno l’ordinanza n. 33 decretava lo sgombero di alcuni fabbricati posti nelle vie Fratelli Giuliano, Moschetti e Tecco.
Contemporaneamente il Comune provvide alla centinatura del tratto coperto di Via Fratelli Giuliano ed a puntellamenti saltuari nelle case adiacenti.
Tali ordinanze rimasero in vigore almeno fino al 1978.
Niente di nuovo sotto il sole dunque, la storia si ripete!!
Furono eseguiti 7 sondaggi per capire la conformazione del sottosuolo, fino ad una profondità di 47 m.
Nella figura allegata (figura A) il lettore può vedere l’estensione delle zone con danneggiamenti del 1975, la posizione dei sondaggi eseguiti e l’ubicazione della casa danneggiata attualmente.
Nel febbraio 1985 il Servizio Geologico della Regione Piemonte emise un rapporto riguardante i cedimenti nel concentrico di Boves.
Nel rapporto si afferma che “
Si tratta di buche che si originano in seguito a sprofondamenti improvvisi del terreno .Tali fenomeni, che pare si siano manifestati una prima volta in un non meglio precisato periodo anteriore all’ultima guerra, hanno interessato, in particolare, due zone del Comune .La prima corrisponde alla zona abitata, del vecchio concentrico, limitrofa a Piazza Italia; la seconda è la zona periferica denominata Regione Moretta, attraversata da canale irriguo il Naviglio .
I dissesti nel centro storico di Boves, di cui si ha la documentazione, si verificarono una prima volta nel 1966 e si ripeterono nel 1968 , 1970, e 1974 “.
Nelle conclusioni viene detto che
: “In considerazione che i dissesti proseguono da molti anni e rappresentano un notevole rischio ed un difficile problema tecnico scientifico si invita l’Amministrazione Comunale a:
1) procedere ad una ulteriore campagna geognostica spinta a profondità maggiori che permetterà la risoluzione delle incognite tutt’ora esistenti.
2) vincolare le caratteristiche delle fondazioni di nuovi insediamenti e di ristrutturazioni. Le tipologie costruttive dovranno essere idonee a sopportare cedimenti differenziali molto elevati e sprofondamenti localizzati di alcuni metri quadri.
Si sottolinea infine che, essendo l’origine dei cedimenti profonda, non avranno significato future indagini spinte a profondità inferiori a decine di metri; questo fatto rende problematica, per motivi economici, l’esecuzione di indagini valide da parte di singoli utenti; per ovviare questo fatto si propone che i risultati generali e geotecnici di questo studio vengano opportunamente divulgati presso i progettisti di future opere concernenti l’area del concentrico di Boves.”
I cedimenti perdurarono e furono oggetto di interventi, anche in tempi recenti, nella zona del canale Naviglio, (figura B) e nel Piano Regolatore Comunale tuttora permangono delle prescrizioni specifiche. Le spiegazioni dei fenomeni avvenuti all’epoca non prevedevano l’esistenza di carsismo profondo in tale zona del centro, e devo dire che quanto avvenuto recentemente porta nuova luce alla comprensione dei fenomeni avvenuti.
È un chiaro caso del fenomeno attualmente indicato internazionalmente come “sinkhole”, nel quale mi imbatto di frequente, in relazione all’esecuzione di infrastrutture civili, ma non comunissimo in aree urbane. Nella figura allegata, riferita alla casa danneggiata di Via Fratelli Giuliano (figura C), tento di spiegare il fenomeno e le sue possibili evoluzioni, passate e future.
Per innescare il fenomeno è necessario che vi sia un substrato di rocce carbonatiche (calcari, calcari dolomitici) ed interessate da fenomeni carsici. Nel nostro caso esse non sono visibili in quanto, al di sotto della casa, sono coperte dai depositi del torrente che deriva dalla valle che sale ai Cerati o poi al Colle del Malandrè. Nella collina che borda il Corso Bisalta però i calcari dolomitici affiorano ed erano in passato oggetto di cava. Il vecchio torrente in passato non correva lungo il Corso Bisalta, dove è attualmente incanalato, ma correva all’incirca nella zona di Via Fratelli Giuliano.
La situazione attuale presenta una cavità di recente formazione al di sotto della casa, a pianta ellittica, formatasi all’interno di depositi torrentizi a ciottoli arrotondati. Le fotografie mostrano chiaramente la situazione (figure D e E).
La camera formatasi ha come base il “tetto della tramoggia”, che si origina per lo sprofondamento causato dal progressivo collasso di una cavità carsica localizzata nei calcari sottostanti.
È un fenomeno che si sviluppa nel tempo, e che nel futuro può dare adito al crollo della casa, se non viene opportunamente contrastato con opere adeguate.
C’è anche da dire che è un fenomeno imprevedibile, in base alle sole osservazioni di superficie, e che può manifestarsi ancora in una vasta area.
Quanto avvenuto recentemente secondo me deve costituire un utile spunto ad approfondire le indagini per meglio conoscere questi fenomeni, che seppur dormienti e con tempi di ritorno lunghi, permangono attivi nel sottosuolo bovesano.
Le prescrizioni del 1985 del Servizio Geologico della Regione Piemonte di eseguire ulteriori e più approfondite indagini mi pare siano rimaste largamente inascoltate. Mi risulta però che l’attuale Amministrazione ha prontamente impegnato dei fondi per eseguire in tempi rapidi delle indagini mirate, e questo è un fatto molto positivo.
Da parte della Regione mi aspetto una collaborazione ed un investimento in termini di mezzi e persone, in quanto fenomeni di questo tipo in aree urbane non sono molto comuni ed il caso di Boves rappresenta un utile insegnamento.
Con il progresso delle nuove tecnologie va fatto uno sforzo per delimitare e quantizzare le aree a rischio nell’ambito comunale. Non è un compito facile, in termini di mezzi finanziari ed intellettuali, ma nella nostra Regione abbiamo alcuni centri di eccellenza, tra cui il Politecnico di Torino, e l’AGSP (Associazione degli Speleologi Piemontesi).
Infine desidero rivolgere un appello alle Autorità a fornire un aiuto alle famiglie coinvolte da questo recente fenomeno, che si sono trovate senza nessuna colpa e loro malgrado a sopportare un peso economico e di scadimento della qualità di vita improvviso ed opprimente. A loro va la mia simpatia ed un augurio di potere rientrare presto nelle loro case.

Figura C

figura B

figura A

Figura D