C’è una parola nell’ultimo libro di Selvaggia Lucarelli, “Crepacuore”, (Rizzoli 2021), qualcosa che l’autrice recupera dal mondo dello sport per parlare di se stessa e di un cambiamento che ha attraversato. Si tratta di una condizione misteriosa, chiamata “yips”, che consiste nella perdita improvvisa e inspiegabile della capacità di compiere un’azione che si è compiuta molte volte.
Tennisti che perdono il dritto, giocatori di golf che non centrano più la pallina, calciatori che non riescono più a fare gesti molto semplici. È successo a molti atleti esperti. “Ecco”, scrive la giornalista, “io mi sentivo così. Un’atleta di lunga carriera che non sapeva più giocare”.
Ne parla a proposito della sua storia di dipendenza affettiva da una relazione tossica che l’ha quasi distrutta. Dopo esserne uscita, per qualche anno è rimasta come bloccata: non perché avesse paura d’amare o non si fidasse. C’era un ingranaggio dentro che s’era inceppato.
Poi l’intuizione. “In realtà mi stavo rigenerando. Stavo ricostruendo pelle, ossa, tessuti, ma era una gestazione che richiedeva pazienza, e qualunque tentativo anzitempo non poteva che fallire. Dovevo disimparare, per ricominciare a imparare”. Stava costruendo nuovi confini.
Disimparare, per ricominciare a imparare. A volte è così. Non si tratta di aggiungere. Cambiare ci chiede di sottrarre, un’operazione di azzeramento paziente per favorire la trasformazione di stato nella materia di cui siamo fatti: abitudini, gesti stereotipati, credenze condizionanti, che nemmeno ricordiamo da dove arrivino e a cosa servano.
Quando non riusciamo più a fare qualcosa (tipo accettare situazioni che un tempo accettavamo, mostrare una disponibilità che ora chissà dove si è persa, svolgere un compito in cui di colpo non funzioniamo), restiamo fiduciosi! Stiamo disimparando un gesto per lasciare spazio a qualcos’altro, più adatto a quello che siamo diventati nel frattempo. Si tratta di un passaggio.
Come quello pasquale di Gesù, attraverso il sepolcro: disimpara a vivere, per risorgere in una condizione totalmente rinnovata.
Buona Pasqua a tutti e in particolare a chi sta disimparando qualcosa.
editoriale
C’è una parola nell’ultimo libro di Selvaggia Lucarelli, “Crepacuore”, (Rizzoli 2021), qualcosa che l’autrice recupera dal mondo dello sport per parlare di se stessa e di un cambiamento che ha attraversato. Si tratta di una condizione misteriosa, chiamata “yips”, che consiste nella perdita improvvisa e inspiegabile della capacità di compiere un’azione che si è compiuta molte volte.
Tennisti che perdono il dritto, giocatori di golf che non centrano più la pallina, calciatori che non riescono più a fare gesti molto semplici. È successo a molti atleti esperti. “Ecco”, scrive la giornalista, “io mi sentivo così. Un’atleta di lunga carriera che non sapeva più giocare”.
Ne parla a proposito della sua storia di dipendenza affettiva da una relazione tossica che l’ha quasi distrutta. Dopo esserne uscita, per qualche anno è rimasta come bloccata: non perché avesse paura d’amare o non si fidasse. C’era un ingranaggio dentro che s’era inceppato.
Poi l’intuizione. “In realtà mi stavo rigenerando. Stavo ricostruendo pelle, ossa, tessuti, ma era una gestazione che richiedeva pazienza, e qualunque tentativo anzitempo non poteva che fallire. Dovevo disimparare, per ricominciare a imparare”. Stava costruendo nuovi confini.
Disimparare, per ricominciare a imparare. A volte è così. Non si tratta di aggiungere. Cambiare ci chiede di sottrarre, un’operazione di azzeramento paziente per favorire la trasformazione di stato nella materia di cui siamo fatti: abitudini, gesti stereotipati, credenze condizionanti, che nemmeno ricordiamo da dove arrivino e a cosa servano.
Quando non riusciamo più a fare qualcosa (tipo accettare situazioni che un tempo accettavamo, mostrare una disponibilità che ora chissà dove si è persa, svolgere un compito in cui di colpo non funzioniamo), restiamo fiduciosi! Stiamo disimparando un gesto per lasciare spazio a qualcos’altro, più adatto a quello che siamo diventati nel frattempo. Si tratta di un passaggio.
Come quello pasquale di Gesù, attraverso il sepolcro: disimpara a vivere, per risorgere in una condizione totalmente rinnovata.
Buona Pasqua a tutti e in particolare a chi sta disimparando qualcosa.
Disimparare
14 aprile 2022
Cuneo
C’è una parola nell’ultimo libro di Selvaggia Lucarelli, “Crepacuore”, (Rizzoli 2021), qualcosa che l’autrice recupera dal mondo dello sport per parlare di se stessa e di un cambiamento che ha attraversato. Si tratta di una condizione misteriosa, chiamata “yips”, che consiste nella perdita improvvisa e inspiegabile della capacità di compiere un’azione che si è compiuta molte volte.
Tennisti che perdono il dritto, giocatori di golf che non centrano più la pallina, calciatori che non riescono più a fare gesti molto semplici. È successo a molti atleti esperti. “Ecco”, scrive la giornalista, “io mi sentivo così. Un’atleta di lunga carriera che non sapeva più giocare”.
Ne parla a proposito della sua storia di dipendenza affettiva da una relazione tossica che l’ha quasi distrutta. Dopo esserne uscita, per qualche anno è rimasta come bloccata: non perché avesse paura d’amare o non si fidasse. C’era un ingranaggio dentro che s’era inceppato.
Poi l’intuizione. “In realtà mi stavo rigenerando. Stavo ricostruendo pelle, ossa, tessuti, ma era una gestazione che richiedeva pazienza, e qualunque tentativo anzitempo non poteva che fallire. Dovevo disimparare, per ricominciare a imparare”. Stava costruendo nuovi confini.
Disimparare, per ricominciare a imparare. A volte è così. Non si tratta di aggiungere. Cambiare ci chiede di sottrarre, un’operazione di azzeramento paziente per favorire la trasformazione di stato nella materia di cui siamo fatti: abitudini, gesti stereotipati, credenze condizionanti, che nemmeno ricordiamo da dove arrivino e a cosa servano.
Quando non riusciamo più a fare qualcosa (tipo accettare situazioni che un tempo accettavamo, mostrare una disponibilità che ora chissà dove si è persa, svolgere un compito in cui di colpo non funzioniamo), restiamo fiduciosi! Stiamo disimparando un gesto per lasciare spazio a qualcos’altro, più adatto a quello che siamo diventati nel frattempo. Si tratta di un passaggio.
Come quello pasquale di Gesù, attraverso il sepolcro: disimpara a vivere, per risorgere in una condizione totalmente rinnovata.
Buona Pasqua a tutti e in particolare a chi sta disimparando qualcosa.